Non ci sto'! Par Condicio! Non ricordo.
Identificano un politico (?), nostro ex Presidente della Repubblica. Da piccolo faceva senza dubbio il chierichetto. Poi arrivò la guerra e si mise in testa di fare l'oriundo partigiano o roba del genere. Ha fatto anche parte di un tribunale speciale. Ha contribuito a creare un Paese cattolico, apostolico e romano... lui quasi piemontese! Ha fatto sì che si creasse intorno a lui, anzi...a Lui, un'atmosfera di rispettabilità ipocrita. Si è parlato male, molto male, di almeno uno dei suoi congiunti e affini. Lo si è ammirato in una performance da manuale quando, in italiano perfetto, spiegava a un annichilito e imbarazzato Bill Clinton, presidente degli USA, che lui, anzi Lui non ci stava. Si pensò che qualcuno gli avesse fatto delle avance e che, giustamente da cattolico rispettoso e praticante, lui, anzi Lui, avesse detto "non ci sto!" (forse aveva fatto tesoro di indiscrezioni sulla Levinsky!)No. non era esattamente così. Lui - questa volta va bene in quanto capoverso - non ci stava a ?? non ricordo. In ogni caso, come già detto, non si trattava di avance di tipo sessuale.Lo abbiamo anche visto e sentito "fischiato" da studenti liceali quando si schierò a fianco della ministro dell'Istruzione on.Iervolino che aveva proibito la pubblicazione d'una divertente, oscena e innocente rivistina. Purtroppo della rivista non ricordo il titolo; forse qualcosa con "lupo". Una cosa è certa: la rivista alla base dello scandalo meriterebbe di occupare un posto in classifica almeno pari a quello de "Le mie prigioni" che avevano preceduto il "lupo" di più d'un secolo).Abbiamo evitato tutti l'imposizione d'una cotta, la messa obbligatoria la domenica preceduta, ovviamente, da una buona confessione. Per carità non outing! Un vero sacramento da introdurre nelle scuole al posto dell'Educazione Fisica o dell'Educazione Civica (quest'ultima scomparsa vuoi come materia di studio che come educazione).Da cattolico osservante s'è ovviamente schierato contro il capitalismo. Il comunismo gli produceva una ripulsa meno violenta in quanto il comunismo teorizzava un movimento di condanna del dio quattrino. Teorizzava, ripeto. E qualcuno ci credeva anche. Ma, guarda caso, l'unico comunismo di successo è quello cinese che si è trasformato nel capitalismo più sfrenato.Ora il Nostro, qualora continuasse a frequentare quel luogo di perdizione chiamato Senato, potrebbe fare solo danni simbolici in quanto i suoi coetanei, scaduto l'obbligo del sostegno a Prodi, generalmente latitano.Credo però che, anche se non ricorda, oggi viva solo di ricordi. Di quelli della partaccia fatta ad una malcapitata frequentatrice del suo stesso ristorante, colpevole...lei, non il ristorante, di non indossare una scollatura alla Maria Stuarda, o delle sue decisioni invasive di terreni altrui. Ha comunque sempre la scelta: da buon ultranovantenne può dormire in parlamento o nella sua comoda casa.Una sola cosa gli auguriamo: si decida a ricordare. Anche la memoria è un dono di Dio (questo la maiuscola la merita).
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why should I lie?
Tuesday, June 14, 2011
Wednesday, June 08, 2011
Sunday, May 15, 2011
Tuesday, May 10, 2011
Wednesday, May 04, 2011
Quanto è vera la verità?
Il giorno 24 Aprile Wikileaks annuncia l'inizio della pubblicazione dei Guantanamo Files.
Il giorno 27 Aprile Mr. Panetta è promosso da capo della CIA a direttore del Pentagono. Il gen. Petraeus sarà il nuovo capo della CIA.
Il giorno 2 Maggio viene annunciata l'uccisione di Bin Laden. In questa occasione Panetta viene ancora presentato come capo della CIA. Nessun riferimento al generale.
Perché? Forse l'operazione "uccisione Geronimo" risale a qualche giorno compreso tra 24 e 27 Aprile e a Panetta è stato riconosciuto il giusto premio alla conclusione dell'operazione stessa?
Anticipo dovuto forse al timore che con i Guantanamo Files venissero fuori informazioni tali da compromettere tutta l'operazione?
Ritardo nella comunicazione al mondo dovuto al fatto che ci si trovava con un cadavere ingombrante di cui disfarsi? Mah!
Friday, April 29, 2011
INTERCETTAZIONE
DRIIINNN….DRIIINNN….DRIIINNN
“Sì pronto. Qui Arcore…casa Berlusconi”
Guarda che botta di culo!… ”May I speak to Silvio?”
“In person. Certo…mi consenta. Qui non abbiamo niente da nascondere. Nothing to be hidden. Tanto ci intercettano comunque. Mi dica. Si presenti e si qualifichi. E parli con chiarezza, ché qui il telefono quando lo mettono sotto controllo funziona molto male. E’ mica per il prossimo Bunga-Bunga?”
“Ma che Bunga-Bunga! We have grandi problems in Alabama!“
“Obama? My very good friend Barack speaking?”
“Mubarak? No. Is not enough with his niece?. I was saying: Alabama!”
“Yes! I understood. What’s going on, Barack? Spero tutto bene con birth certificate in Haway!”
“Perché away? Sono appena arrived from Macerata. Perché you want me to leave?”
“How could you reach Misurata!!?? Mohamar is bombing it!”
“Mo’ a madre che c’entra? Parlavo d’Alabama. Ce so’ i tornado. Stanno a distrugge tutto. You understand? Tornados!”
“Yes, I understand, Barack… Tornados! I will ask La Russa if he got some Tornados spare!”
“La rossa? Chi…a Brambilla? Mo dimme che c’entra quella! Brambilla is for tourism in Italy not for civil protection in Alabama. Volevo solamente sapé se… ”
“O yes, Barack, no Brambilla, solo La Russa…and a couple Tornados. Observing or bombing? In any case I shalll inform Napolitano.”
“Guarda questo! A me me serve solo…”
“O yes! I understood…Tornados”
“Sì che torno. Ma il biglietto me serve pe Macerata. Napoli che c’entra col biglietto mio?”
“No, Barack. Not for bombing Napoli! We’ll bomb only Tripoli! I shall personally warn the pilots not to mix Napoli with Tripoli! But you know? Maroni tells that we have broken him…or better them!”
“Mo. Non ci bastava La Russa con la Brambilla? Un par de maroni!...”
Rapporto riservato per il GIP: Da intercettazione odierna risulta che il Presidente degli Stati Uniti, nel chiedere a B. un biglietto per Misurata (o Macerata? Non è chiaro) è tornato (o tornado? Non è chiaro) a esprimere il suo apprezzamento per la rossa (o la Russa? Non è chiaro) e non ha commentato la confusione tra Napoli e Tripoli (riteniamo che ciò sia dovuto al fatto che bombardamenti da monnezza o da tornados siano considerati equivalenti)
Sunday, April 24, 2011
Wednesday, April 20, 2011
QUALE DELLE TRE?
La risposta immediata al quesito è: per evitare il referendum . Una bocciatura del nucleare al referendum comporterebbe l’affossamento definitivo di qualsiasi programma si volesse proporre in futuro.
Altra risposta: Si. E’ vero. Abbiamo una strizza fottuta dopo il gran bordello che i giapponesi sono riusciti a combinare a Fukushima.
Terza risposta: la tecnologia che si prevedeva di applicare per la realizzazione del nucleare italiano era..guarda guarda…francese. E con tutti i complotti, gli sgarbi, gli sfottò, le prese per i fondelli, di cui tale Sarko si è reso di recente responsabile, volete che l’Italia passi ora alla Francia contratti multimiliardari?
E’ vero. Il Silvio nazionale canta anche in francese, ma da qui a cacciare tanti bei dobloni al suo quasi-ex amico Sarko, ce ne passa!
Qualora lo facesse, Carla gli sarebbe quanto mai riconoscente, pur continuando a manifestare il suo disprezzo per quell’italiano piccolo e grassottello che professa dottrine capitalistiche e scellerate tali da non concedere un minimo di spazio al socialismo snob di cui lei è portatrice.
Sia per ragion di stato che per interessi nazionalistici lui, Sarko, non potrebbe mai manifestare un vero apprezzamento per ciò che il suo quasi-ex amico ha fatto in occasione della cosiddetta ribellione di Misurata a sostegno delle imprese dei galletti di Francia, ben studiate a tavolino, anche se spacciate per improvvisate.
Thursday, April 14, 2011
La legge è uguale per tutti
tranne che
per i collaboratori di giustizia.
Prendiamo un Giovanni Brusca. Pluriassassino. Delinquente fino al midollo.
In un qualsiasi altro stato, se proprio gli fosse andata bene, questo emerito pezzo di merda si sarebbe beccato un minimo di tre ergastoli. Se poi fosse capitato in uno stato tipo Texas già sarebbe passato a miglior vita.
In Italia no.
Diventa collaboratore di giustizia!
A nostre spese gli rifanno l’aspetto; forse anche i polpastrelli per evitare che le sue impronte digitali siano riconoscibili come schedate. Se avesse le tette si rifarebbe anche quelle, ovviamente a spese nostre. Si farà anche le ferie in crociera come accadeva con Buscetta?
Ma attenzione! Non spremetelo troppo. I collaboratori di giustizia dosano le informazioni. E’ ovvio: aumenta la loro quotazione.
Con molta astuzia i PM hanno fatto rientrare nell’ombra il Ciancimino figlio, che di stronzate aveva cominciato a spararne un po’ troppe, anche per un pubblico italiano pur abituato al peggio del peggio.
Invitato da un Santoro speranzoso di ottenere in diretta la descrizione di Berlusconi e Dell’Utri che, armati di dentoni tipo Dracula, suggevano il sangue di sindacalisti e giudici uccisi in Sicilia, ha lasciato tutti molto delusi. Una caduta di governo in diretta fallita in questo modo da principianti! Che guaio! Ma ‘sti giudici m’avevano garantito uno bbono e me mandano ‘sta fetecchia?
Oggi, dove troveremo un po’ di collaboratori pronti a descrivere i traffici Quiriministeriali relativi alla sottrazione d’un congruo numero di mafiosi al trattamento del 41 bis?
Però: che coglione che sono! Di cosa dovrebbero pentirsi i graziati?
Ma noi insistiamo: la legge è uguale per tutti.
Tuesday, April 12, 2011
ELOGIO della SANTITA’
Il famoso “mani pulite” non riuscì a far breccia nel muro eretto dai nostri comunisti a protezione dei sacri misteri di via delle Botteghe Oscure, in quel di Roma. E’ vero: tale Primo Greganti fu coinvolto nelle indagini, ma per lui il virus indagatorio si manifestò in forma oltremodo leggera.
Eppure, eppure… chiunque avesse frequentato i salotti buoni della Mosca Rossa sarebbe venuto facilmente a conoscenza dei circuiti che legavano l’industria e i finanziamenti italiani all’industria sovietica, al Partito Comunista Italiano.
Il circuito era molto semplice.
Ogni anno il governo italiano, tramite la SACE, garantiva finanziamenti per progetti da realizzare in diversi Paesi. Uno di questi si chiamava Unione Sovietica.
Parte dei soldoni messi a disposizione degli imprenditori italiani per esportazione di beni e lavoro in URSS servivano ovviamente a ungere qualche ruota del pesante ingranaggio statale sovietico, ma c’era anche una parte consistente del quattrino, compresa tra il 3% e il 6% del valore del finanziamento, che veniva necessariamente, ripeto “necessariamente” dedicata alle operazioni di coordinamento dell'esportazione dei materiali e macchinari necessari alla realizzazione dei progetti in URSS. Ovviamente, un grosso investimento del tipo Togliattigrad auto implicava l’introduzione in budget della percentuale minima, pari al 3 per cento, mentre chi avesse fornito per la stessa Togliattigrad le fabbrichette per la produzione di fanalini o di pasticche dei freni, doveva mettere in conto la percentuale del 6 per cento.
Queste somme venivano pagate a due società italiane. Quella più importante per l’impiantistica aveva sede a Torino mentre l’altra, specializzata in transazioni commerciali e import/export aveva uffici a Roma & Trieste.
Solo una parte dei soldi versati venivano effettivamente utilizzati per le operazioni di intermediazione, trasporto e sdoganamento. E il resto?
Il resto veniva semplicemente girato su conti vari che, anche se non immediatamente riconducibili a via delle Botteghe Oscure, erano direttamente fruibili dal partito dei lavoratori.
Il meccanismo era quindi molto semplice. Infatti l’URSS comprava a un prezzo più elevato un impianto finanziato dal cento per cento dei contribuenti italiani. Finanziatore e finanziato sapevano bene che una parte di quei soldi servivano a sostentare il più forte partito comunista dell’occidente, ma non si sporcavano le mani, né potevano essere accusati dagli avversari atlantici di interferenza nella vita politica d’un Paese che Yalta aveva assegnato all’Occidente.
Quelli di mani pulite qualche domanda se la sono posta, ma forse non glie ne fregava più di tanto. In quel momento la parola d’ordine era: basta con i politici che ci governano! E Botteghe Oscure, grazie anche alla scomparsa di Enrico Berlinguer e Moro, non era mai arrivata al governo.
Ci fermiamo a Greganti? Certo. Non dobbiamo disturbare i santi in paradiso. Anche se in terra risiedono in un luogo dal nome più vicino agli inferi che all’empireo.
Tanto santi in fondo non erano in quanto, dopo una campagna serrata condotta dai neofascisti, persino il permissivo parlamento italiano era già dovuto intervenire fine anni ’70-inizio degli anni ’80 per frenare i finanziamenti sfacciati e diretti da Partito Comunista dell’Unione Sovietica a Partito Comunista Italiano.
All’inizio degli anni Ottanta si interruppero quindi i finanziamenti ufficiali sovietici in contante al Pci anche se il denaro di Mosca continuò ad arrivare ad alcune correnti del partito e a sorreggere altre iniziative come, ad esempio, il giornale romano Paese Sera. Il partito di Berlinguer, che ancora per tutti gli anni Ottanta conservava una struttura pesante fatta di abbondante personale, di sedi sparse su tutto il territorio e di attività editoriali e giornalistiche assai costose dovette provvedere altrimenti. Ed è proprio a questo periodo che risalgono i finanziamenti sistematici a Botteghe Oscure che provenivano da alcuni enti di Stato dove il PCI aveva inserito i propri consiglieri di amministrazione. Si trattò di un vero e proprio sistema tangentizio. In questo contesto si inquadra il sistema ben collaudato della mazzetta sui finanziamenti SACE a Mosca. I finanziamenti SACE superavano regolarmente i 100 miliardi di lire l’anno. Di questi, dai 3 ai 4 miliardi finivano PCI. Nel caso di Togliattigrad si raggiunsero cifre cinque o dieci volte superiori.
Era questo il periodo in cui il nostro Mortadella girava per Mosca cercando di piazzare prodotti e servizi di una ditta che tentava di sopravvivere all’opera di distruzione messa in atto da un cittadino italo svizzero che ancora impazza sul nostro territorio.
A Mosca allora se ne parlava di queste cose. Pochi illusi le consideravano indizi d’un disgelo che, allorché l’URSS occupò l’Afghanistan, ci si accorse che tanto disgelo non era.
E si è continuato così per anni. E Totò avrebbe detto:”…e io pago!”
Saturday, April 02, 2011
Ora sì che Gheddafi può stare tranquillo!
Secondo indiscrezioni - e già il termine “indiscrezioni” di per sé costituisce un buon punto di riferimento – agenti della CIA sarebbero sbarcati in Libia e avrebbero dato inizio ad operazioni: di sabotaggio? di destabilizzazione? di volantinaggio? commerciali? (vu’cumprà sulle spiagge della Tripolitania ?)
Le operazioni della CIA sono in generale viziate dal tipico marchio di fabbrica US: risonanza a scopo di propaganda. Ma questa stessa caratteristica ne determina in generale il fallimento totale o parziale.
Possiamo forse dimenticare l’azione studiata dalla CIA al tempo del presidente J.Carter allorché, nel tentativo di liberare il personale sequestrato nell’ambasciata USA di Teheran, si realizzò il più grande fiasco organizzativo e operativo che qualsiasi storia di qualsivoglia paese ricordi?
C’erano ovviamente dei precedenti illustri come l’operazione della Baia dei Porci. Ma anche in seguito la potente e costosissima organizzazione non si è smentita: più d’una decina dei suoi agenti, qualora non desiderassero essere processati, non potranno più mettere piede in Italia a seguito dell’esportazione illegale, non di capitali, bensì d’un Imam.
Quindi il nostro colonnello (ma non me lo promuovono mai?) può veramente stare tranquillo. Verifichi solo che gli agenti CIA siano quelli veri, con badge regolamentare appeso al collo. Adesso siamo all’inizio della buona stagione; perciò suderanno un po’ in Libia.
Mein oberst! Permetta loro di slacciarsi la cravatta, togliersi la giacca e arrotolarsi le maniche.
In caso contrario potrebbero far ricorso ad una delle tante corti elette a protezione dei diritti dell’uomo. Ne esisterà almeno una dedicata agli agenti CIA!
Thursday, March 31, 2011
Sunday, March 27, 2011
EUROPEAN UNION …. what’s European Union?
Nel lontano 1952 , subito dopo la creazione della CECA (comunità del carbone e acciaio, per capirci), tutti speravano che l’Europa Unita fosse a un passo.
In quei tempi lontani scrivevo benino in italiano. Per questa ragione fui scelto per rappresentare il mio liceo al contesto nazionale, organizzato dal Ministero della, a quel tempo Pubblica, Istruzione, sulla futura Europa comunitaria.
Io non mi sono mai creduto veggente, ma scettico sì.
Ricordo l’inizio della mia pregevole opera: “Non so se Darwin sia nel giusto quando sostiene che l’uomo discende dalla scimmia. Il comportamento di noi essere umani sembra comunque confermare la teoria di Darwin in quanto…”
Ovviamente, partendo da una base che annunciava lo scetticismo più radicato, la mia pregevole opera non assurse agli onori che il ministro riservò a ragazzi che, più ingenuamente forse, avevano decantato tutti i vantaggi e le chimere religiosamente registrate durante i sermoni dei loro professori.
Bene! Nel 1953. Oh no! Nel ’54? Nel ‘55? Nel ’56? Nel ’57? Fermi là! Ci siamo. Siamo sempre qui da noi: si firma il trattato di Roma!
Siamo solo sei? E che ci frega! Cresceremo. Per adesso basta che siamo quelli buoni!
Solo che qualche anno dopo, per confermare le tante diversità d’opinione, Inghilterra, Portogallo, Danimarca etc. si sono coalizzati nell’EFTA, sistema in concorrenza con la CEE. E per diversi anni il dualismo dei sistemi ha fatto sì che le cose procedessero zoppicando. Finalmente! Perfino i sudditi di sua Maestà, insieme ai loro partner dell’EFTA, ma con distinguo vari, si sono decisi a entrare nell’Europa. Da questo momento siamo diventati EU. Giubilo! Siamo cresciuti! Abbiamo una marea di leggi e regolamenti che pochi conoscono. Sperperiamo tanti bei dobloni per tener in piedi tutta la burocrazia che all’EU spetta. In parallelo abbiamo una NATO. Facciamo guerre…pardon: interventi di pace in nome dell’ONU. E a questo punto? Guerra più guerra meno io, anzi IO, anzi IO, erede del général De Gaulle, dirò all’Italia, per interposta persona: “Fuori dalla Libia! Il petrolio serve a noi e ai nostri amici (da quando?) inglesi!” Il fuori dalla Libia equivale a un “Fuori dai coglioni!”
“E se non lo hai capito, ti combino in Libia un casino di bombardamenti che la metà basterebbe e ti ci trascino dentro anche fratello Obama! Tanto lui, già nero di proprio, un po’ più nero d’incazzatura lo diventerà! E ti finanzio i cosiddetti ribelli. E ti lascio sul groppone i risultati della mia bella politica in Tunisia. E se non basta, sta’ attento che riesco a risvegliare i sogni napoleonici in Egitto e ti mando pure quelli! E per concludere: Vive la France Vive la République!”
In dissolvenza: “God save the Queen!”
E la EU?
Monday, March 21, 2011
PARCO DELLA VITTORIA
Il nostro Presidente, fully immersed nei festeggiamenti per i 150 anni dello stato italiano, ci ha tranquillizzati annunciando: “Non siamo in guerra”.
Un sospiro di sollievo da parte di tutti. “E’ vero! Stiamo giocando a Risiko!” ha detto subito qualcuno.
“Ma no!” ha aggiunto un altro “Ci sono i quattrini di mezzo. Forse stiamo giocando a Monopoly!”
“Monopoly? Non dire cavolate! E i pozzi di petrolio? Lì al massimo ci sono le stazioni ferroviarie!”
“Certo! Ma c’è la società del gas!.”
“Chi sa quanti Tornados vale!”
“Perché? Si je glie la paye en Rafales non me la vend? Tu sai che io a suo temps avevo payé en Mirage des droits che poi tu mi hai fregato? C'est vrai. Fa parte degli imprevisti, però…”
“E adesso? Vuoi proprio rifarti la grandeur perduta? Allora perché chiami quei mezzi falliti dei tuoi amici d’oltre manica che a loro il petrolio glie avevano preso più di quarant’anni or sono? Credi che fregando il gas a me tu starai tranquillo? Sarai costretto a liquefarlo, altrimenti non lo trasporti! Io invece ho già il gasdotto con la Sicilia: perciò a me ‘sto gas costa meno! E il gasdotto né te lo presto né te lo affitto. Toh! Béccate questo!”
“Ma io tanto le gas non glie pago proprio. Je donne un contentino…tanto perché non rompano. Poi, comment dit-on? une bottarella al petrolio glie la daremo pure, no?”
“Are you debating about my oil? Do not dare!”
“Nosotros tambien tenemos unos derechos ya firmados con el raìs. Pero lo que nos preocupan màs son los gringos. Tienen una sed maldita de petròleo.”
“Hvorfor er vi her? Tyskerne er ikke med. Olie og gas har vi i Norge! Vi kan godt rejse hjem!”
“Qui sont ces vikings? Ils arrivent avec des avions américains! Quel honte!”
“Stop! Arretez! Fermateve! Un’idea. Compramose tutti insieme Parco della Vittoria e levamose dai cojoni! Forse è mejo!”
Thursday, March 17, 2011
Anno di grazia: 1978
Mosca – URSS
Ministero dell’Industria
Personaggi e interpreti:
- A.N.Kossigyn, ministro e ingegnere;
- delegazione di società d’ingegneria italiana capeggiata da un supermanager.
Oggetto: Promozione della tecnologia per la produzione di bioproteine da petrolio.
(In quei tempi il petrolio costava meno di 5 $/barile. Di conseguenza si poteva pensare di produrre vantaggiosamente mangimi per animali a partire dagli idrocarburi. Oggi si fa il contrario. Infatti si producono combustibili a partire dai vegetali e dalle proteine di scarto)
La discussione tra le parti verte fondamentalmente sulla possibilità che dette bioproteine, presentino dei rischi per la salute del consumatore finale: l’uomo. Possono esistere mutazioni genetiche che non siamo in grado di prevedere! Annuncia Kossygin.
“Certo che no” risponde il supermanager. “Abbiamo sperimentato le bioproteine su cinque generazioni di polli senza constatare mutazioni di alcun genere. L’esperimento è stato condotto sotto lo stretto controllo del più qualificato istituto medico scientifico italiano!”
Kossygin insiste sul fatto che i polli sono polli e che i cristiani sono cristiani (non detto proprio così per non tradire l’areligiosità del PCUS).
Davanti allo scetticismo del compagno Kossygin il supermanager, trasportato dalla sua smania di venditore, la spara:
“Tutto il progresso scientifico ha richiesto le sue vittime. Ancor oggi non si volerebbe senza un tributo di vittime allo sviluppo della tecnologia dei trasporti aerei.”
Qui A.N.Kossygin senza dire una sola parola, si alza ed esce dalla sala riunioni. Non vi farà ritorno.
Ovviamente tutta la presentazione è morta là. Né è mai stata ripresa in seguito.
L’altro giorno, richiesto di commentare la situazione sul nucleare, Casini Pierferdy, con fare saputo, afferma:
Wednesday, March 16, 2011
Friday, March 11, 2011
QUESTI ST…RANI DI FRANCESI
Primo: in base a ragionamenti di convenienza, mettono all’indice i libri di Oriana Fallaci, libri che vengono definiti contrari ai sacri principi di liberté, egalitè etc. nonché truci istigatori all’odio razziale.
Secondo: nel pieno rispetto dello spirito di collaborazione europeo e fregandosene leggermente di ciò che ONU, NATO, EU etc. discutono, aprono unilateralmente al comitato di gestione dei ribelli libici. “Non solo riconosciamo da subito il vostro comitato come legittima controparte nelle nostre relazioni con la Libia, ma, ‘mpress’mpress vi invieremo un nostro ambasciatore” ipse dixit. (Ipse sta per marito di Carla).
Fosse che fosse che le pressioni di certa società petrolifere francesi, società che finora non sono riuscite a far breccia nel cuore di Gheddafi, abbiano contribuito a circondare di aureole le teste dei capi della rivolta? Questo rischia d’essere total-mente vero!
Attenzione però! Quel signore (ex ministro?) d’una certa età, fornito di berretto cilindrico, presentato dalle varie televisioni quale capo del governo provvisorio dei rivoluzionari, ha un bollo in fronte che lo identifica come assiduo frequentatore di moschee. (Nei Paesi Islamici se ne fa un punto d’onore, in quanto dimostra quanto religiosi e osservanti si è. Alcuni, per non incorrere nelle possibili critiche in ambienti molto osservanti, utilizzano un sigaro, ovviamente acceso, per marcarsi in fronte e stare in pace con se stessi per il resto dell’esistenza terrena). Sia chiaro però: essere assiduo frequentatore di moschee non è disdicevole, anzi! Quello che può preoccupare è quanto può accadere allorché si associno convinzioni religiose e ideologie collaudate in altre aree del pianeta. Spero proprio non sia così.
Analogamente i sudditi di sua maestà si dichiarano pronti a tutto. Mi ricordano un muratore napoletano che durante l’esecuzione di piccoli lavori di restauro in casa mia, si dichiarava pronto ad eseguire qualsiasi variazione sul tema: “Voi dite e io faccio!” Anche loro: “Spazio aereo? Eccoci qua. Bombardamento? Sì, pronti. Attacco da terra? Chi meglio di noi?”
E noi maligni, che sappiamo quali siano state le perdite (42 miliardi di $) patite da chi al mare non ci va per pescare bensì per fare buchi sul fondo, siamo indotti a malignare su chi potrebbe avere indotto il governo di sua maestà a trascurare un po’ le nozze dell’erede dell’erede al trono per dedicarsi alla preparazione di avvenimenti dove i fuochi d’artificio possano essere convenientemente realizzati “nature”. Non mi manderete mica Williams direttamente dall’altare al suo caccia o elicottero che sia?
Siamo sinceri: la Libya è stata finora terreno di caccia (petrolifera, s’intende) di società italiane. Un po’ anche gli spagnoli e recentemente i brasiliani si sono aggregati. Si vede che Gheddafi, nonostante il suo odio dichiarato per i colonizzatori italiani, è più incazzato con i francesi (Tchad? Uranio?) e con gli inglesi. Per questi ultimi sto cercando ancora la ragione o le ragioni eventuali. Forse Lui, Gheddafi, preferisce prendere il tè nel deserto piuttosto che alla corte di sua maestà.
Thursday, March 03, 2011

CEE 25 marzo 1957
°Nessuno, almeno in Italia, si sogna d'insegnare l'inno dell'Europa nelle scuole. °Nessuno, almeno in Italia, sa raccontare cosa significa essere veramente Europeo.


