why should I lie?

why should I lie?

Wednesday, March 30, 2005


PROSSIMAMENTE
più emozionante di "Ritorno al presente"
più violento di "Rambo"
un film che fece epoca negli anni venti
completamente restaurato a cura di
Fausto Bertinotti

La Rifondazione Stalinista

Non avendo trovato traccia dell'abolizione della proprietà privata nella
Costituzione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste sovietiche
adottata dalla settima (speciale) sessione del Soviet Supremo dell'URSS, in nona convocazione,
il 7 Ottobre, 1977
costituzione che all'art.13 così recita


"La proprietà privata dei cittadini ed il diritto ad ereditarla sono protetti dallo stato"

noi
Fausto Bertinotti

certi di venire incontro ai desideri dei centenari che ci seguono e ci appoggiano, abbiamo deciso di cambiare il nome del nostro partito da "Rifondazione Comunista" a

"Rifondazione Stalinista"

Friday, March 25, 2005


IPOCRISIA
L'ipocrisia è uno dei malanni che affligge l'umanità da quando l'uomo ha fatto la sua comparsa sulla terra. Non mi risulta infatti che gli altri animali siano ipocriti o, qualora lo fossero, lo sarebbero in un modo che per lo meno al sottoscritto, non appare rilevabile.
L'uomo al contrario brilla per la sua ipocrisia. Alcuni esempi?

La concorrenza cinese
Anno di grazia 1997. Sul volo della Cathay Pacific da Roma a Hong Kong sono seduto vicino ad un giovane di 32-33 anni che appare entusiasta del fatto che il suo lavoro lo porti in giro per il mondo viaggiando comodamente in business class. Io neanche mi lamento, se non per il fatto d'avere una trentina d'anni più di lui.
Ci presentiamo e ci raccontiamo in breve lo scopo dei nostri rispettivi viaggi.
Io prenderò la coincidenza della Vietnam Airlines per Hanoi. Ho al mio seguito una valigia con una trentina di chili di documenti tecnici da consegnare al potenziale cliente vietnamita. Lavoro infatti per una società italiana d'ingegneria e costruzioni e sto negoziando la fornitura d'un grande impianto petrolchimico.
Il mio vicino prenderà invece la coincidenza per Shanghai insieme ad una quarantina di scatoloni.
No. Non parliamo d'un campionario nel senso letterale della parola. Parliamo di semilavorati.
I produttori domiciliati in una certa regione italiana (si badi bene:associazione regionale di detti produttori) famosa per la qualità delle calzature ivi prodotte, ha infatti stabilito degli accordi di collaborazione con uno o più laboratori cinesi per continuare a realizzare a costi accessibili le famose scarpe "cucite a mano".
La sequenza delle lavorazioni è chiara:
- design e scelta dei materiali in Italia;
- taglio al computer in Italia;
- trasporto dei semilavorati in Cina;
- assemblaggio, cucitura e finitura in Cina, sotto supervisione italiana;
- trasporto del prodotto finito in Italia, distribuzione e vendita, ovviamente come "made in Italy".
Trovo tutto questo corretto. Non sarebbe il primo caso e certamente assicura il calmieramento dei prezzi di alcuni prodotti d'alta qualità.
Infatti già molto del cashmire italiano è prodotto e lavorato in Cina su design e sotto supervisione italiana. Determinate marche di prodotti di seta italiani, di casuals, di occhiali sono prodotte (non copiate!) in Cina. Per quanto mi consta, negli anni ottanta-novanta gli stessi prodotti erano reperibili sui banchi dei mercatini di Pechino. Non si trattava di imitazioni; si trattava di produzioni debitamente autorizzate dai detentori dei marchi e destinate alla distribuzione sul mercato interno cinese. Io stesso ho comprato recentemente ad Hanoi dei "....", occhiali da sole "made in Italy" originali. Ovviamente a un decimo del prezzo che avrei pagato in Italia.
Quindi niente da obiettare, anche se riconosco che molta paccottiglia d'imitazione e d'infima qualità viene dall'Oriente.
L'ipocrisia allora?
Quella di alcuni dei più importanti produttori italiani di beni "made in Italy" cinesi, e tra questi rappresentanti della regione di cui sopra, che recentemente sproloquiavano in TV contro:
- la qualità discutibile dei materiali impiegati dai cinesi (quasi sempre i loro!);
- l'imitazione del design italiano (!!!);
- il costo bassissimo della mano d'opera all'origine del dumping (i loro prodotti nei negozi italiani sono tutt'altro che oggetto di dumping!);
- l'impreparazione dei governi dell'EU (che hanno avuto solamente un pò più di cinque anni dall'annuncio dell'ingresso della Cina nel trattato del commercio mondiale, faccio notare) a fronteggiare il fenomeno;
- l'insufficienza dei controlli alle frontiere.

La Privacy
Si vergognino, si dimettano, commettano suicidio di massa i soloni della privacy, i famosi garanti, a qualunque paese essi appartengano, colpevoli di non aver oscurato d'autorità tutte le televisioni di questo mondo che hanno trasmesso:
- con falsa pietà;
- con falsa commiserazione;
- con il compiacimento del falso buon samaritano;
le immagini della morte per fame e per sete d'una signora ricoverata in un ospedale della Florida. Questo a prescindere dalla legalità, non in discussione, della procedura adottata.
Vergogna! Mi auguro che non rompiate più, dico mai più, con la mancanza della privacy conseguente all'adozione da parte dell'umanità intera di moderni strumenti di comunicazione e di controllo che possono anche proteggerci dalla criminalità diffusa.

Le leggi e la loro interpretazione
Ogni riferimento all'Italia è puramente voluto. Ma anche altri Paesi (leggi ad esempio Francia) non scherzano.

"Lollo & Co. sono stati degli sbadati. E' vero. Forse, chissà...hanno versato del liquido infiammabile, ma non c'era volontà di uccidere nel momento in cui gli hanno dato fuoco. Anzi!"
Un pò di vergogna non ce l'abbiamo tutti... per non aver dato fuoco al tribunale?

"Sono uno scrittore di gialli. Non mi sento un assassino!"
"Abbiamo capito. Perciò è meglio che scappi subito, altrimenti poi dobbiamo riarrestarti."
Vive la France. Vive La République. Questo lo diceva De Gaulle in ogni occasione. Avranno il coraggio di dirlo quei giudici d'Oltralpe che hanno favorito la fuga d'un pluriassassino?

"Non sono terroristi. Sono dei resistenti."
Viva la resistenza. Lo dovrebbe dire Giorgio Bocca. C'è però chi usa a proposito e a sproposito questa espressione.

"...quei mercenari."
L'esercito di mercenari comprende in Italia i tre milioni e mezzo di dipendenti del pubblico impiego, gli oltre quindici milioni di dipendenti di imprese private. Restano fuori solo i cinque milioni di detentori di partita IVA, Berlusconi, Tronchetti Provera, Della Valle e Benetton.

Friday, March 18, 2005

PIEMONTE
vs
LOMBARDIA

tragicommedia in più atti


Personaggi ed interpreti (gli interpreti coincidono con i personaggi)
I PIEMONTESI
G.e U. Agnelli
O.L.Scalfaro
P.Fassino
A.Occhetto
N.Bobbio
G.Bocca
C.De Benedetti
attenzione! la lista dei piemontesi non finisce qui in quanto ci sono anche gli assimilati, come Bertinotti, Violante etc.
I LOMBARDI
S.Berlusconi
U.Bossi
G.Tremonti
OUTSIDERS
R.Prodi
M.D'Alema
F.Rutelli
C.Romiti
A.Di Pietro

Sommario dell'opera.
Si assiste ad una guerra non dichiarata tra la vecchia "nobiltà" piemontese e i "parvenus" lombardi. E' vero: la guerra era già stata combattuta contro il primo dei parvenus non piemontese: Raul Gardini. Non credo sia sfuggita all'attenzione degli spettatori la freddezza del Gianni nazionale alla presentazione della superbarca "il Moro di Venezia".
Specialmente gli Agnelli, che si sono sempre atteggiati a fondatori e salvatori della patria, hanno condotto e conducono una lotta senza quartiere a quel signore ricco d'idee, d'inventiva, di sedere e d'amicizie che si chiama Berlusconi. Gran torto di Berlusconi è stato quello di lanciarsi verso il controllo dei media con largo anticipo rispetto agli altri, che non ne avevano in quel tempo afferrato l'importanza. Per gli Agnelli i media erano "La stampa" e "Il Corriere della Sera". La televisione era ancora un oggetto misterioso tutto da scoprire. De Benedetti ha allargato il concetto dei media all'editoria cartacea in generale. I re dei tabloids (Rizzoli etc.) si sono trovati un pò spiazzati ed hanno perciò visto declinare l'ammucchiata di prìncipi, principesse, cosce e tette che costituiva, insieme ai fotoromanzi, il nucleo dell'informazione italiana.
E chi troviamo, non ultimo, nell'arena? Famiglia Cristiana. Approfittando delle lotte, dichiarate o meno, tra i diversi gruppi editoriali, si scava la sua nicchia importantissima e, con grande skill editoriale (che scatenerà anche le ire e le reprimende del Vaticano), conquista lettori a sinistra e a destra.
La lotta si scatena. Gli editori ed I direttori responsabili dei quotidiani più gettonati cambiano spesso.Nella mischia è entrato anche un outsider romano, C.Romiti, forte della liquidazione Fiat che gli ha permesso d'entrare nel mondo dell'imprenditoria. Si continua a non parlar male degli Agnelli anche se questi hanno ricevuto, secondo un Otto e mezzo della 7, un milione di miliardi di vecchie lire come aiuti a vario titolo. Naturalmente pagati da noi contribuenti.
Qualcuno comincia a chiedersi se, per caso, più che di agnelli non convenga parlare di lupi, anche perché i sullodati i soldi ricevuti spesso vanno ad investirli in altri paesi lasciando la Fiat in braghe di tela.


Atto 1°
Siamo in Italia 1994.
Entra Berlusconi.
"Lor signori mi consentano. Mi avete tutti rotto i maroni! 1) Fondo un partito. Anzi no. Una tifoseria. Si chiamerà 'forza Milan' Anzi no. Visto che aspiro, la chiamerò 'forza Italia'.
1) da non confondere con l'omonimo ministro: una delle poche persone serie della seconda repubblica.
Il coro.
Pernacchie.
Il popolo
Ma in fondo è uno nuovo. Votiamolo. Vuoi vedere che cambia qualcosa?
Sì. Cambia la segreteria della camera. Mio figlio chiede: ma papà, la Pivetti non presenta un programma in TV?
Sì. Abbiamo un ministro di peso: Giuliano Ferrara. Ma papà, non era Fellini quello di 8 e mezzo?
No. Gli Agnelli continuano a fare i cavoli loro. L'IFIL compra azioni all'estero. E io pago.
Con Berlusconi Oscar Luigi non ci sta. Lo racconta anche a Clinton, in diretta. Lui non ci capisce una beata fava. Sorride comprensivo. Forse teme che l'Oscar Luigi possa diventare aggressivo e pericoloso.
Berlusconi
"Guarda che ti faccio:
chiedo a Tremonti di farti una belle legge Tremonti.
Poi ti combino un bel meeting a Napoli."
Di Pietro
"E guarda che ti combino io? Ti sputtano davanti a tutti. Beccati questo avviso di garanzia!"
Il coro lombardo, Bossi in testa
(musica della Cavalleria Rusticana- voi lo sapete o mamma...)
"Sai che ti dico o Silvio? Anche se sei lombardo. Io, faccio il ribaltone...tu perdi la poltrona."
Umberto (fra sé e sé): Nel frattempo mi faccio un quartino di Po del Monviso.
Oscar Luigi
(musica del Rigoletto)
"Sì vendetta, tremenda vendetta, i lombardi si stanno scannando."
Prodi, Veltroni ed altri biechi scherani
(musica della Vecchia Fattoria):
"alle prossime elezioni...ti faremo il cul.
Vinceremo tanti seggi, voterem così:
Una quercia, occh. la quercia...occh. la quercia...
Un ulivo, pro. l'ulivo...pro. l'ulivo...
alle prossime elezioni...ti faremo il cul"
il Pubblico
Non abbiamo capito niente. Però la musica, specialmente quella dell'ultimo brano, è veramente forte.


Atto 2°
Anno 1996
Coro a bocca chiusa (Berlusconi, Tremonti, Bossi, i lombardi)
Ahi, ahi, ahi. Uh, uh, uh.
Prodi
(musica di Vasco Rossi)
"Voglio una vita spericolata...perciò la lira non mi piace più.
Entrar nell'Euro è una cazzata, ma l'eurotassa ci aiuterà."
Il popolo
(musica del Nabucco)
"Va' Romano, va' dove speriamo...
Non ci rompere più las pelotas
Ché le tasche digià sono vuotas
E nessuno salvarci potrà...
salvarci potrà.
(in dissolvenza)
salvarci potrà...salvarci potrà...
I lombardi
(musica popolare romana-ladrona)
"Lasciatece passà, semo i lumbard..."
I piemontesi
(musica Fratelli d'Italia)
"Berlusca, del cavolo, l'Italia s'è desta,
Mandarti affan...soltanto ci resta.
Abbiamo alleati fedeli e veraci
Perciò ci stimiamo cazzuti e capaci.
Sì!"
I lombardi
(la Madonnina)
"Caro il mio Romano Prodi,
puoi fidarti? chi lo sa?
Se ti trombano che fai?
In agguato, già ci sta,
quel baffetto un pò sornione,
che in passato a Molotov
il suo cuore già donava
per il Che ed Andropov.
Prodi
(musica di Renato Zero)
"Il triangolo no...non l'avevo considerato...Bertinotti and Co. mi hanno proprio incasinato..."
D'Alema
(in puro meneghino)
"Dimettiti! Ghe pens mi..."
Così, melanconicamente, tra un Kosovo un D'Alema, un Rutelli e un Ciampi presidente, si chiude il sipario.
il Pubblico
(mormora e protesta)
"Ridatece l'Eurotassa..."


Atto 3°
Siamo nel 2001. Emilio Fede, lombardo d'adozione, annuncia trionfante le proiezioni delle elezioni politiche. Non s'inginocchia. Probabilmente solo perché non saprebbe proprio come rimettersi in piedi.
Il Piemonte è in lutto. Oscar Luigi non parla neanche più; prega solo. Fassino tenta di far capire agli italiani che sono una massa di cretini. D'Alema ha fatto in tempo ad imboscarsi e riesce quasi a salvare la faccia.Gli Agnelli cominciano a defilarsi.
I soli piemontesi parlanti, oltre al povero Passino cui sono affidate le figure di merda, sono Bobbio e Bocca. Naturalmente condannano tutto di tutto. Il conflitto d'interessi (che io identifico con passivi 12% e attivi 0.02%) fa epoca. I banchieri si mangiano l'un l'altro. Se depositi oggi 2 milioni, pardon...1000 Euro nella banca X, domani non sai neanche in che banca devi cercarli. Ma tanto qualcuno quei soldi se li è già fregati. Quindi perché cercare il nome della nuova banca?
Nel 2001 accade di tutto, di più. Purtroppo sopratutto di più.
I piemontesi
Colpa di Berlusconi!
Il sottoscritto
Ma io ho l'ernia.
I piemontesi
Sempre e comunque colpa di Berlusconi.
Il coro
Vorremmo dire qualcosa sugli Agnelli, ma non osiamo.
I piemontesi
Non vi azzardate!.. Sono i salvatori della patria.
I lombardi
E allora vi spariamo una Tremonti bis.
I piemontesi
Anatema! Anatema!
Berlusconi
"Faccio un patto!"
Il coro
Patto che te ne vai?
Bocca
"Può essere solo un patto d'acciaio. Noi, della resistenza..."
Oscar Luigi
Io comunque non ci sto.
I lombardi
Ma te. Chi ti cerca?
Berlusconi
"Faccio il 'patto con gli italiani'!"
Il coro
Patto che te ne vai?
Berlusconi
"No, il patto del buon governo. Bonaiuti! Passami il programma. Grazie. Dunque: primo, vi levo le mutande, oh pardon, le tasse. Secondo: ci facciamo tante grandi opere. Di bene? No. Il tsunami non è ancora arrivato. Facciamo strade, ponti, tanti ponti, tanti tanti. Poi daremo la pensione minima, cioè daremo la minima pensione. Poi faremo la devolution. Cerco di capire di che si tratta, ma la faremo. Tutto alla faccia di chi ci vuole male."
Il coro
(inno alla gioia di Beethoven - inno dell'Europa)
"Da quando pago in Euro, mi sento un pò più povero.
Mi mangio le risorse, perché sto molto in forse.
Dammene tanti
tanti e poi tanti
perché non so se basteran!
Dammi tanti Euri ed io ti voterò."
Prodi
(da Bruxelles)
"Colpa di Berlusconi! Diglielo tu, Fassino. Diglielo tu, Rutelli."
Gli allegri girotondini
...cade il mondo, cade la terra e tutti nella merda!...
Colpa di Berlusconi.
Interruzione del 3° atto
Il direttore del teatro
"L'opera subisce qualche variazione per le seguenti ragioni:
-un G8
-tanti no-global piuttosto rompi
-le torri gemelle
-il terremoto in Molise
-la guerra in Afganistan
-la guerra in Iraq
-Nassiriya
-gli attentati islamici (Mosca, Marocco, Spagna, Ossetia)
-la Palestina ed Israele
-le nuove brigate rosse
-gli anarcoinsurrezionalisti
-gli scissionisti di camorra a Napoli
-l'assalto dei clandestini a Lampedusa
-il trapianto di capelli con bandana
-i residui radioattivi
-i termovalorizzatori
-unabomber
-Bruxelles e Buttiglione
-Prodi denigratore
-tsunami
-Alitalia, Fiat, Parmalat, Cirio, i tangobond
il che significa che il Presidente, oltre che lavoratore, è anche sfigato."
I piemontesi
Ma se è colpa dei Lumbard!
Berlusconi
"Qui si fa la differenza! Vi mostrerò cosa si fa quando si hanno le palle, pardon...il pallone. Nel 2004 Il Milan ha vinto lo scudetto. Quindi non rompete. Nel 2005 lo rivincerà, nonostante quella crapa non trapiantata di Galliani e completamente alla faccia di Moggi e dei suoi arbitri. Questo è il primo segno che l'Italia sta bene. Quindi PIL a PIL ci avvicineremo a Galliani, questo è vero, ma non scenderemo mai a patti con il nido di merlo di Prodi! Risorgeremo! E risorgeremo come primi della classe in Europa, anche se siamo per ora solo all'asilo.
Il patto è mantenuto. Con il prossimo anno farò ancora di più. Il Milan vincerà le olimpiadi invernali a casa di quei pirla di piemontesi. Vincerà in tutte le discipline, compreso il tiro al Fassino. Speriamo che nel frattempo mantenga la sua splendida forma. Altrimenti dovremo sparargli di profilo. Accetteremo anche la benedizione di Oscar Luigi a meno che nel frattempo non venga elevato agli onori degli altari.
A nome dei miei cari amici George W. e Tony vi auguro un felice ritiro dall'Iraq. Non ci rimane che ririraci dall'Afganistan, dal Kosovo, dall'Angola, da...ma che cavolo, Bonaiuti portami un atlante!"
il Pubblico
"Bravo! Dimettiti! Morte a Fassino! Viva la democrazia! Ridatece baffone! Terrone ?! Ruini for president!"
dissolvenza.

Sunday, February 27, 2005

Esorcisti

Le statistiche indicano che in Italia gli esorcisti debbono esaudire circa cinquecentomila "chiamate"/anno.
Per venire incontro a questa forte domanda di prestazioni il Vaticano ha organizzato corsi per esorcisti. Detti corsi vengono seguiti in maggioranza da sacerdoti.
Tutti muniti d'una laurea in medicina?
Non credo.
Uno psichiatra però la laurea deve conseguirla, altrimenti non viene abilitato all'esercizio della sua professione.
Ne va di mezzo la psiche del paziente, che non è cosa da poco!
Perché un esorcista, se non laureato in medicina, non dovrebbe essere denunciato per esercizio abusivo della professione medica?
Anche lui va ad agire, direttamente o indirettamente, sulla psiche del paziente. Satana, in fondo, è lì che si abbarbica...Dov'è il confine tra esorcismo e trattamento psichiatrico?
La questione è molto delicata. Infatti, non essendo più la religione cattolica "la religione di stato", anche altri piccoli imprenditori (quali maghi e stregoni), potrebbero sentirsi autorizzati a mettersi "legalmente" in concorrenza con esorcisti e psichiatri!
E poi ci lamentiamo delle sette sataniche?
Chiedo chiarimenti.

Thursday, February 24, 2005

SHOAH
60 Years ago
theAUSCHWITZtragedy
came to an End

I visited the Auschwitz/Birkenau lager/monument/museum in year 2000.I knew since the end of World War II what had been going on in the German camps.All of us knew it. But why so many people declared that they had learnt about the atrocities committed by the nazis only on the occasion of the 60 years celebration? Are they all bloody liers?
It was impossible not to know.
The Italian "Luce" and later on, "Settimana Incom", introducing any and all movie performances in Italy, had repeatedly shown most of the documentary films shot by the Allied Troups at their arrival to Auschwitz, Buchenwald, Dachau, Mathausen, Treblinka...All the Italian, French, British (German?) tabloids had published the terrible pictures of the bodies piled up in the corners of the camps, the photos of the crematoriums, of the shower rooms, of the few survivors behind the barbed wire of the camp fence.
In the fifties, "Se questo è un uomo" had been already written by Primo Levi and published in Italy by Einaudi.On many occasions, the names of the German companies involved in the industrial utilization of the manpower "temporarily" made available by the different Death Factories have been published. Let's not concentrate on the BUNA plant where Primo Levi has been compelled to work when in Auschwitz. Let's speak of the suppliers (Zyklon B was manufactured by somebody isn't?) and of the companies transforming the noble and less noble materials stolen from the victims of the holocaust or even recovered from the bodies prior to being incinerated in the crematorium.The name of one company appeared more and more frequently in the press: Degussa AG.Degussa AG: the largest and most qualified German refiner of silver and gold...Degussa AG: the process for hydrocyanic acid production...The day after visiting the Auschwitz lager, I was back in my office in Krakow.In order to get some information about the aforementioned company, I clicked on my computer: www.degussa.de.I filed my queries in the appropriate product inquiry case:
- First "hydrocyanic acid". The reply was that this product was not manufactured by the company. This might be true in year 2000.
- Than I asked for Zyklon B. Obviously, I got the same answer.
Before leaving the Home Page of Degussa I digited "War Criminals" in the inquiry case. In no way this item could be included in the product split of the Company!

This was what I thought!
But...but...see what happened!
The document herebelow appeared on the display!

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pg0002im Posted by Hello

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Wednesday, February 23, 2005

Shoah - Analysis and conclusions

The Degussa document is dated January 28, 1998. I read it and printed it on May 08, 2000 !!!
Two considerations are to be made:
- to my knowledge, Ms.Monika Hillemacher has not kept her commitment to publish the results of the investigation to be performed by Professor Peter Hayes.
- in order to receive additional information, I tried unsuccessfully several times to contact Ms.Hillemacher by phone.
What can I add? May be the Latin proverb: "Escusatio non petita accusatio manifesta" (an unsolicited justification is a clear form of accusation)

On the other hand, what a surprise! The Peter Hayes book has been published in December 2004!
One more proverb? This time a Chinese one: "Seat by the river bank and wait! You will see the body of your ennemy floating by!"

Peter Hayes
Die Degussa im Dritten Reich
Von der Zusammenarbeit zur Mittäterschaft


KlappentextAus dem Englischen von Anne Emmert, Ursel Schäfer und Heike Schlatterer. Die AG Deutsche Gold- und Silber-Scheideanstalt vormals Roessler - besser bekannt unter dem Namen Degussa - wird wie kaum ein anderes Wirtschaftsunternehmen mit den Verbrechen des Nationalsozialismus in Verbindung gebracht. Als Lieferant des tödlichen Giftes "Zyklon B", das zur Ermordung von Millionen Menschen in den Gaskammern der Nationalsozialisten verwendet wurde, ist Degussa zum Inbegriff der Verwicklung der deutschen Wirtschaft in die Greueltaten des nationalsozialistischen Regimes geworden. Auch ein Großteil des von den Nazis geraubten Edelmetalls ging durch die Schmelzöfen der Degussa. Darüber hinaus war die Degussa ein wichtiger Hersteller von Rüstungsgütern für die Wehrmacht.
Rezensionen - Frankfurter Allgemeine Zeitung vom 28.12.2004"Überzeugend" findet Werner Abelshauser diese Geschichte der Degussa im "Dritten Reich", die Peter Hayes hier vorgelegt hat. Seines Erachtens lässt Hayes Arbeit zwei recht unterschiedliche Lesarten zu, die er beide für "legitim und wohlbegründet" hält. Die meisten Leser werden nach Ansicht Abelshausers ihre Erwartung bestätigt sehen und in dem Frankfurter Chemieunternehmen die "Hexenküche nationalsozialistischer Aggression und Mordlust" erkennen. Eine genauere Lektüre des Buches, die auch der Rezensent für sich in Anspruch nimmt, zeige indes, dass keiner der Kernvorwürfe gegen die historische Degussa - Verantwortung für den Holocaust mit Zyklon B, Bereicherung aus Zwangsarbeit und Raubgold - wirklich zu erhärten sei. Abelshauser widmet sich zunächst der ersten Lesart, wobei er zu dem Schluss kommt, dass sich der unternehmerischer Opportunismus der Degussa auszahlte und dass sie schon deswegen ihren Teil der Verantwortung für die Verbrechen übernehmen musste, die das NS-Regime mit ihrer Hilfe begehen konnte. In seiner Ausführungen zur zweiten Lesart hebt Abelshauser dann hervor, dass die Degussa im materiellen Sinne kaum von Raubgold, Zwangsarbeit und Holocaust profitierte. So zeige Hayes etwa, dass die Lieferung von Zyklon B nach Auschwitz Sache der Testa und der Degesch war, während er es für unwahrscheinlich erachte, dass die Degussa und die übrigen Teilhaber von dem Missbrauch des "Entwesungsmittels" gewusst haben. Abelshauser attestiert Hayes jedenfalls, die Rolle, die Degussa im System der NS-Verbrechen gespielt hat, zu präzisieren, ohne je Zweifel am Unrecht selbst und der Mitverantwortung der Degussa aufkommen zu lassen. Das Resümee des Rezensenten: "Hayes' politische Unternehmensgeschichte der Degussa ist ein wichtiger Schritt zu einer durch Sachlichkeit überzeugenden Analyse der Rolle der Wirtschaft in der NS-Zeit."
Rezensionen - Frankfurter Rundschau vom 27.12.2004Die Mittäterschaft der Industrie in der NS-Zeit mag viele Ursachen haben, doch mit Profitgier und ideologischem Fanatismus allein kann man sie wohl nicht erklären. Am Beispiel der Firmengeschichte des heutigen Chemieriesen Degussa zeigt der amerikanische Historiker Peter Hayes, wie gerade das Bestreben, sich vom Politischen zu distanzieren und lediglich die "Firma am Laufen zu halten" katastrophale Folgen haben kann. Sehr beeindruckend findet Malte Oberschelp, wie es Haynes gelungen ist, den massiven Einsatz von Zwangsarbeitern nach 1944, die Verarbeitung von gestohlenem gold jüdischen Besitzes und die Produktion des Nervengases Zyklon B durch Degussa nicht einfach nur moralisch zu verurteilen, sondern sie als das Ergebnis eines "störrisch-kooperativen Beharrens auf Eigenständigkeit" und einer zweckorientierten Loyalität gegenüber dem Nazi-Regime darzustellen. Der ganze Abgrund der Degussa Mittäterschaft offenbart sich in der dummen "Gleichgültigkeit", mit der die Firma sich der Befriedigung vorhandener Bedürfnisse widmete, völlig egal, ob es sich dabei um das Waschmittel Persil oder das Todesgas Zyklon B handelte, resümiert Oberschelp.

Shall we try to translate the document above?

Degussa in the Third Reich
From cooperation to collusion
C.M.Beck Verlag, Muenchen 2004


Summary
From English by Anne Emmert, Ursel Schaefer and Heike Schlatterer.
The German firm for the separation and recovery of silver and gold, once Roessler - better known as Degussa - more than any other enterprise can be put in relation with the crimes of the nationalsocialism.
As supplier of the deadly poison "Zyklon B", used by the nazis for killing millions of human beings in the gas chambers, Degussa has become the very substance of the implementation of the atrocities committed by the nationalsocialist regime.
Furthermore, a large share of the noble metals stolen by the Nazis passed through the Degussa melting ovens. To complete the picture, Degussa has been a very important manufacturer of war materials for the Wehrmacht.


Review - Frankfurter Allgemeine Zeitung - 28.12.2004
"convincing" - this is how Werner Abelshauser defines this history of Degussa in the Third Reich here proposed by Peter Hayes. His opinions allow for two different interpretations of Hayes work, both appearing "legitimate and justified".
According to Abelshauser's viewpoint, most readers will find their expectations confirmed and will identify in the Frankfurt Chemicals Company "the witch kitchen of the nationalsocialist aggression and killing fever".
But a more accurate reading of the book, that has been also a concern of the reviewer, shows that no fundamental criticism against the historical Degussa - responsibilities in connection with the Holocaust, with Zyklon B, with building up its resources using hard labor and stolen gold - can be actually confirmed.
Hayes points out that the supplies of Zyklon B to Auschwitz could have been the business of Testa and Degesch for which reason it should not be considered proper to believe that Degussa and the other partners knew anything about the wrong use that was made of the "rat poison"( forgetting that Degesch was a production unit of Degussa? note of the translator).
In any case, Abelshauser states the role that Degussa has played in the nazi crimes in order to better clarify, leaving no doubt, the intrinsical wrong doing and the common responsibility of Degussa. The summary of the commentator: "Hayes' history of the Degussa firm is an important step toward an objective convincing analysis of the role this company had in the nazi time."
Review - Frankfurter Rundschau - 27.12.2004
The collusion of the industry in the nazi time may be due to several reasons, nevertheless it cannot be completely explained by the profit fever and the ideological fanaticism. For instance, the analysis of the history of today's giant of the Chemistry Degussa drawn today by the American historian Peter Hayes, shows how direct an effort has been made to keep the distances from politics and consider only the catastrophic consequences of "stop the run of the firm". Malte Oberschelp finds very impressive the way Hayes succeeds in giving a representation of the massive utilization of hard labor until 1944, of the working process of the gold stolen from the jewish properties and of the production of the nerve gas Cyklon B through Degussa, not condemning it morally, but considering them the result of a "stubborn-cooperative effort of independence" and of a misaddressed loyalty toward the nazi regime. (if this analysis of the work is true, I will confirm my opinion that history is a personal interpretation of facts and the only original and reliable truth is represented by actual news reports. note of the translator).
Oberschelp summarizes in saying that how deep the Degussa implication has been, is evidentiated by the idiot "lack of interest" shown by the firm in attaining actual results in its business, being this equally satisfied whether by means of the washing powder(Persil) or the product meant to induce death (Zyklon B).(!!!!!! note of the translator).


Degussa still exist as a -prosperous - member of the group Degussa-Huels.
Degussa has industrial and commercial interests in USA and in several other countries...

Actions
I do not know whether the Degussa company has ever paid directly any indemnities to the Jewish survivors of the concentration camps. I hope it did. Obviously, after so many years, the number of survivors has been decreasing steadily and the enormous delay in requesting the contribution to the government-administered fund has been only in favor of Degussa.It is worthwhile to mention that the government-administered fund is meant as compensation for hard labor and not for the genocide.
In order to avoid undue discounts to Degussa, I would like to suggest herewith a very simple solution:
Request Degussa to provide funds for the education and support of the young people of Ossetia, until they are full 18 years old.
The administration of said funds should be the responsibility of an absolutely independent, non-German, non-profit organization.
The young people are there. They are all "survivors". Choose them as symbol of ALL Holocausts.
Hopefully, they will not disappear as the few survivors of the nazi death program.

Wednesday, January 26, 2005

SCHIERARSI "a priori"
ovvero
TRASVERSALMENTE PARLANDO

Lo confesso: ho avuto la fortuna di vivere il comunismo russo in URSS ai tempi di Breshnev. Ho imparato così ad apprezzarne (nel senso di "apprendere e valutare") gli aspetti più negativi e deleteri. Da un lato: lo svilimento dell'individuo, il falso entusiasmo nei confronti d'uno stato padrone, l'eliminazione ufficiale della disoccupazione facendo fare a tre persone il lavoro di una, la diffusione d'una cultura (?) limitata agli eroi consacrati del socialismo (Dom Knighi a Mosca era il più chiaro esempio di bottega "minculpop"). Dall'altro: la caccia all'informazione e al prodotto occidentale (in particolare alle musicassette dei gruppi pop più in voga in Occidente; non ridete! i gruppi pop sono stati per anni il simbolo della libertà e dell'emancipazione!), la diffusione d'informazioni (incontrollate sì ma certamente più vere di quelle ufficiali) mediante veline dattilografate o in alcuni casi scritte a mano e fotocopiate, lo sfogo di alcuni coraggiosi dissidenti (scrittori, poeti, pittori, tutti non inquadrati nel sistema), il volto d'un tassista estasiato nell'ascoltare i resoconti di quei fortunati che avevano visitato un qualsiasi paese in Occidente o almeno una delle repubbliche baltiche dove il comunismo era relativamente più annacquato, l'opera nascosta degli intellettuali (innamorati del loro Paese) che hanno tentato di proteggere al massimo i monumenti e le memorie del passato.
Il POPOLO RUSSO (tutto assolutamente maiuscolo) ha vissuto e sofferto questa situazione. Ha però reagito introducendo mode decadenti ad imitazione della vecchia Inghilterra, creando barzellette, battute, stornelli, d'una causticità da far invidia ai Romani al tempo del papa re, facendo tesoro dell'esperienza accumulata "da non dimenticare" (esagerato definirla la "shoah" russa?), coltivando al massimo quelle amicizie con gli stranieri che il regime ha sempre scoraggiato.

Lo confesso: ho avuto la fortuna di vivere il fascismo negli anni del mio apprendimento, quando cioè, come tutti i bambini/ragazzi, ero più ricettivo verso gli input esterni. Ho registrato, così come poteva fare un Russo nel suo Paese a partire dal 1917, gli aspetti e le informazioni che un regime poteva e voleva mettere a disposizione del popolo per plasmarlo, fortunatamente non a sua immagine e somiglianza, bensì conformemente agli schemi "minculpop" che necessariamente una dittatura deve stabilire. Il fascismo mi ha dato l'opportunità di vivere avvenimenti indimenticabili sotto tutti i punti di vista. Ho partecipato alle adunate più o meno oceaniche, ho applaudito (con la maggioranza dei Romani del tempo) Hitler al suo arrivo a Roma. Ho fatto la fila per il pane e più tardi per l'acqua. Ho visto i corpi dopo il bombardamento di San Lorenzo a Roma. Ho visto uccidere un affamato che tentava di rubare la carne da un camion tedesco. Io stesso ho partecipato all'assalto per svuotare un deposito di patate della potente Wehrmacht. Per un pelo non sono rimasto intrappolato nella retata di via Rasella dopo l'omonimo attentato. Dopo l'arrivo delle truppe Alleate ho visto linciare un collaborazionista. Insomma, ho visto l'Italia agitarsi tra il nero e il rosso per poi sfociare in un bianco che più bianco non si può.

Lo confesso: ho avuto la fortuna di vivere a Pechino il primo post-comunismo Cinese degli anni ottanta compresi il primo Kentucky Fried Chicken inaugurato a cento metri dal mausoleo di Mao, i Mac Donalds che si moltiplicavano, la 'pizza diavolo' preparata da un calabrese nella pizzeria dello Sheraton, e la cena a 'El Tulà'. Questo grazie a Den Xiao Ping con cui l'era moderna ha avuto inizio per tutto il mondo. Nel '98 in un elegante ristorante di Pechino ho gustato un eccellente T-bone steak texano servito da una ragazza cino-americana al suono di musica eseguita da un complesso country, rigorosamente americano. Ho visto quell'anno a Pechino tre negozi Ferrari. Gli yuppies lasciavano gli uffici all'ora di pranzo per un rapido snack. Nonostante i nuovissimi fly-over, gli ingorghi d'auto si moltiplicavano facendo rimpiangere gli ingorghi di biciclette degli anni ottanta.

Credevo: d'aver assistito alla cristallizzazione d'un Paese, l'Italia, in funzione d'una situazione cristallizzata nel mondo. Poi, con qualche preavviso ovviamente, abbiamo sperimentato uno scossone rapido: il muro di Berlino crolla nel 1989. Guarda caso! L'unica giornalista italiana tedesco parlante , Lilli Gruber, era proprio lì a Berlino, ai piedi del muro. Che coincidenza!
(l'impressione sincera era che Hr. H.Kohl avesse distribuito i biglietti d'invito per l'evento preparato durante anni ed anni di lavoro con Reagan e Co.). Due anni più tardi crolla l'URSS. Si disgrega l'ideologia comunista che, qualora non fossero morti in tempo utile Moro e Berlinguer (ambedue cervelloni creativi), sarebbe sopravvissuta, pur se in forma attenuata, solamente in Italia. Scompaiono i partiti tradizionali. Questo è avvenuto a seguito di grandi sconvolgimenti economici, mafiosi, giudiziari. Il Vaticano ha perso il suo nitore grazie a personaggi come Marcinkus, Sindona, Calvi. La presa della religione cattolica sul popolo si allenta. Ormai i Rossi non mangiano più i bambini. I vescovi non s'azzardano più ad affermare che chi vota per i Rossi commette peccato mortale. Occhetto si presenta come agnello sacrificale: fa la svolta e pianta querce. Più tardi tutti i centrosinistrorsi pianteranno ulivi, girasoli, margherite etc.

Credevo: che il compromesso storico non sarebbe più stato di moda; poi, all'improvviso, che cosa spunta? Una nuova forma di compromesso, o meglio di associazione: il cattocomunismo. Si aggregano subito tutti quelli che un tempo erano bianco- sinistrorsi sulla scia dell'Aldo Moro immortalato con l'Unità sotto il braccio. Ma se Moro avesse letto l'Unità dei nostri giorni avrebbe egli accettato di farsi ritrarre in siffatta posa? In ogni caso il raggruppamento (non credo sia il caso di chiamarlo coalizione) ha trovato immediatamente i suoi sponsor e si è quindi lanciato in una sua politica confusa (certamente più di quella dei suoi avversari di centro-destra che, liberi nella loro casa, preferiscono schierarsi a mò di squadra di pallone, o di pallonari?) tentando di applicare in Italia regole e principi in assoluta contraddizione con quelli dell'Europa liberista. Si conservano: una cassa integrazione, una golden share, alcune partecipazioni statali mascherate (le multe accumulate nel tempo ci costano una fortuna!). Si evita di discutere troppo di questi argomenti in quanto i sindacati (con l'appoggio in pectore dei cattocomunisti), pur dichiarandosi pro Europa, preferirebbero lasciare tutto come prima, o ancora meglio, ripristinare la situazione degli anni prelavaggio delle mani. I sondaggi la fanno da padrone! Chi si scopre troppo perde il favore delle genti.

Trasversalmente si vince! E la trasversalità da dove vien fuori? Dal voler mantenere il miglior rapporto possibile con interessi, tradizioni, ideologie, religioni e superstizioni radicati nella popolazione. In parole povere...con il numero di voti potenziali sui quali ognuna delle due fazioni vuole porre l'ipoteca per le prossime elezioni.
Così nascono alcune decisioni parlamentari ed alcune leggi. La più recente (era estremamente importante assicurarsi il favore del Vaticano e quindi dei bempensanti, siano essi cattocomunisti o solamente catto) è quella sulla "procreazione assistita".

Radicalmente Radicali: riescono a far approvare quattro referendum abrogativi di altrettanti articoli della legge.

Religiosamente Vescovi: giustamente, è il loro compito; si schierano contro l'abrogazione degli articoli in questione (attenzione! uno degli articoli, se mantenuto tal quale, prelude all'abrogazione della legge sull'aborto in quanto, se all'embrione viene attribuita la dignità di essere umano, la norma permetterebbe di mettere sotto accusa per omicidio vuoi paziente che medico).
Ingiusta, scorretta e perseguibile per via diplomatica (e spero venga fatto) in quanto contraria al concordato, è l'esortazione di detti Vescovi (del Vaticano, quindi) a boicottare i referendum così da invalidarli. Questa è una vera ingerenza negli affari di casa nostra.
Lo scrive chiaramente Eugenio Scalfari nel suo editoriale su La Repubblica del 23 gennaio 2005. Bondi, su Il Giornale del 24 gennaio accusa a sua volta Scalfari d'interferenza con il sentimento religioso, di non rispetto dell'autorità dei Vescovi e il solito blà blà.
Dell'articolo di Scalfari, di cui condivido pienamente il contenuto, voglio criticare solamente un paio di cosette:
· "...quando si entrerà nel vivo della campagna elettorale referendaria." Non posso credere che Scalfari non sappia che con i referendum abrogativi non si elegge bensì si abroga. Di conseguenza debbo assumere che la frase sia stata buttata là per insinuare che la trasversalità sulla legge fatalmente si romperà e che almeno una delle fazioni politiche (probabilmente ambedue) ne approfitterà per gettare le basi della campagna elettorale per il 2006.
· "...non abbiamo purtroppo un presidente del Consiglio che senta questo tipo di doveri." Sia ben chiaro: maiuscolo solo "Consiglio".

Domanda: perché ci si deve allineare necessariamente "a priori" con uno schieramento politico trascurando la logica che dovrebbe regolare ogni aspetto della nostra convivenza?
E' logico che i Politici (maiuscola vuoi per Cdestri che per Csinistri) non siano mai sufficientemente chiari nell'illustrazione al Popolo Bue (anche Lui ha diritto alle sue maiuscole!) dei progetti di legge, dei programmi e di quanto essi sono chiamati ad elaborare e decidere? Non parlo qui di chiarezza del linguaggio dove i Cdestri la vincono di gran lunga in quanto hanno abolito il politichese. Parlo di un'infinità di leggi e leggine che vengono fatte per adeguare il nostro Paese alle norme e direttive Europee. Perché non illustrare con sufficiente chiarezza che l'Europa, non l'Italia sola, prevede gestioni separate per rete ferroviaria, treni, stazioni? Perché non comunicare la necessità di abolire un certo numero di privilegi di categoria per adeguarci alla normativa Europea? Perché non si comincia a parlare di Sindacati Europei, a prescindere dai cinquanta orientamenti politici nostrani? Si rischierebbe, così facendo, di spostare consensi da un blocco all'altro? Certamente sì. Si introdurrebbe però il concetto pesantissimo di onestà e correttezza, concetto che renderebbe superflua la trasversalità.

Thursday, December 23, 2004


tribute to navajo code talkers Posted by Hello

USA Posted by Hello
USA mean to me


The Declaration of Independence – all Americans know it.
The Thanksgiving Day – all Americans celebrate it.
The Tribute to Navajo Code Talkers – the most "American" monument, probably unknown to the majority of Americans.

I visited the States for the first time in April 1971. It was a business trip and I had to get my visa in a hurry. At that time I was living in Paris. Therefore, I had to apply for the visa at the US consulate at Champs Elysées.
It was 9 a.m. The TWA flight for Boston-Washington was scheduled to leave Paris at 1 p.m. I exited the consulate at 9.45. The visa had been granted without major difficulties. I had been asked to answer, among others, the following questions:
-Are you a member of the Italian Communist Party?
-Were you a member of the Fascist Party? (I was 10 years old when fascism collapsed)
-Are you planning to go to the States with the intention of killing the President of the USA?
The questions, together with my answers, were recorded on a tape that, I imagine, has been kept in the Consulate files. The gentleman who interviewed me was an African-American extremely kind and efficient. He did not even smile when asking the third question.
Together with a colleague from India, (who was almost a Danish citizen being a resident of Copenhagen since 1962), I left Paris onboard the 707 of TWA at 1 p.m. sharp.
We landed in Boston some nine hours later and we lined up for the immigration control. My colleague, who had stated in the written declaration not having resided in the last six months in any country affected by endemic diseases, was asked to confirm his statement by swearing on a Bible! For an individual belonging to a country where the Bible is probably considered an optional and does not represent any binding tradition, this sounded at least a little odd. It was our very first approach to the spontaneous and somewhat naive American style.
We continued our trip to Washington. There, we had to change airport from Dulles to ... (or viceversa?), where we boarded a flight bound for Huntington, West Virginia. There we were scheduled to attend a series of technical meetings with one of the most renowned metallurgical companies in the world.
We landed in Huntington late in the evening. It was snowing.
The illuminated display of the Holiday Inn, where we had been booked, gave us a touching welcome: "Bienvenus amis les francais". None of us was French but …were we not arriving from Paris?
The next day the sun was shining and a breathtaking white landscape wished us a real good welcome. Everything looked as in an American Xmas comedy. Anybody missing? Yes! Cary Grant and Greer Garson.
While shaving, I watched the TV where, mixed up with commercials, Mr.Nixon was announcing the vietnamization of the war in Vietnam.
After the first technical meeting of the morning, the lunch was held in the local Golf Club. The waiters, all colored men, seemed extracted from "Gone with the Wind" or a similar movie; at least according to the openhearted opinion of a European visiting for the first time the States.
The technical meeting of the afternoon was followed by:
-The visit to the 56 flavors ice cream shop of Huntington
-A cup of tea offered by the charming wife of one of the American engineers in a tidy and beautiful house where we could admire the family Bible, the bathrooms for the seven children, all equipped with sinks adjustable in height, the timber on top of the fireplace said to come from the barrack of the mother of Jesse James.
-A dinner at the local bowling where, for the first time in our Asian and European lives, my colleague and I have been given the possibility to appreciate a noise level in excess of 120 dba.
The second day has been completely devoted to the technical discussions. The third day we left for New York, La Guardia Airport. To answer the question of the taxi driver we said: ‘take us to Wall Street!’
And there we saw the first of the two WTC towers under completion. The workers were applying the (later so discussed and criticized) fire proofing to the upper stories of the building. A cloud of white mortar dust was spread over Manhattan.
We walked all the way from Wall Street to Central Park, just in time to catch a taxicab to JFK for our return to Europe. Rather than impressed, I would say we were scared from New York. I am very grateful to God who favored my first impact with US to take place in a little, tidy province town.

Since that time I have been at least twenty times in US. I rode a car through the States from San Francisco to New York. I visited the wonderful West. Together with my wife and our children we admired the most famous National Parks from Yosemite to Yellowstone, to the Death Valley, to Grand Canyon.
Quite recently I was there again and saw a new Phoenix, AZ, that had grown up from the 1.5 MM inhabitants of 1990 to almost 6 MM of today. I visited the White Sands National Monument in New Mexico and the Canyon de Chelly in Arizona. I paid also my second visit to the Petrified Forest.
Once more I summarized for myself my experiences in US, the memories of my previous contacts with people met there, the happenings and ceremonies I had the opportunity to get involved in.
Among others:
-St.James, Long Island, NY. 1976. Uncle John was born in the USA from Italian parents in 1894. He became Italian citizen in 1919. As an officer of the Italian army he was sent to Libya where he spent a couple of years. He decided to be American again when he went back to the States together with the just married Emily in 1926. He became a prominent manager in the east coast structure of the Western Union. He helped Italian prisoners in the NY area during the war and hundreds of starving Italians at the conclusion of World War II. He had retired two times. When I met him in 1976 he was 82 and was employed as janitor by a dealer of electronic components. ‘How can you stop working after you worked an entire life? Remember! Never wake up a day without a task waiting for you!’
-Fort Laramie, Nebraska. 1978. The lowering of the flag at sunset. Impressive!
-Rodeo in Ogallala, Nebraska, 1978. The cowboy checking our entrance tickets hands out also a box of matches. Printed on the box: "vote for Charley Thone governor- A record of common sense leadership". At my question ‘who this Charley Thone is?’ the answer is: ‘I am Charley Thone! Are you going to vote for me?’ May be this promotion sounds natural to an American. To a European, not so familiar with this direct and simple way to handle such an important matter, the episode becomes "unforgettable".
-New York 1982. A taxi driver of Russian nationality says: ‘I spent two years in Rome, Italy, waiting for the visa to US. I appreciate the Italian culture, the Italian art, the Italian people, their kindness…but, once you experience the madness of the New Yorkers, for no reason you will ever dream of going back to Europe …’
-Phoenix, AZ, august 1990. I do not remember much of this developing town. A strange monument, the tribute to the Navajo Code Talkers, impresses me. Back in Italy I will study the matter to understand what this monument stands for.
-Rodeo in Merton, Utah to celebrate the hundred years of Utah joining the Union. It starts with the American national anthem. A cowgirl flying the US flag rides through the arena. Then a second cowgirl with the Utah flag. First sponsor: the Coca Cola flag. Second sponsor: the Ford flag. Then…all lights go off. In the darkness the touching sound of a trumpet playing a "Spaghetti Western" melody composed by Ennio Morricone…Unforgettable event.
-New Orleans, Memphis, Nashville. It is 1994.
-New York: December 31st 2000. Times Square. My wife and I we welcome the new century. It shows up with the famous falling ball.
-New York: January 1st 2001. Visiting for the first time the twin towers.
-New York: March 2002. At the immigration: ‘take care of yourself’.
We are among the pilgrims to Ground Zero.
-Cincinnati,OH-December 1st 2004. Immigration: Fingerprints, Photo, Request of detailed information.
I appreciate the extent of this control. But I think: what about Mexicali, El Paso, Canada? And what can be done to protect the Panama Canal?
-Phoenix, AZ. December 2nd, 2004 (5 to 6 millions inhabitants). I ask a policeman: ‘Please, help me to find a monument to the Navajos which I saw when visiting this town in 1990!’ The guy explains that in 1990 he was only a young boy and since that time many "ancient" buildings, plazas, gardens have disappeared, replaced by more modern constructions. He addresses an older colleague without any positive result. An older lady caring of the safety of school children crossing the Washington road is called in to help, but the question is not answered. Nobody has ever heard of this monument. I tell them the story I learnt: "During world war II in the Pacific area, all communication codes used by the Americans were easily broken by the Japanese intelligence. Americans lost soldiers and armament. Then, one day, a group of Navajo marines suggested their commanders to employ them as code talkers, utilising their own language. The Navajo ‘code’ has never been broken by the Japes. Most of the Navajos who took part in this heroic action never returned to their territory and remained in some war cemetery overseas. America, grateful, erected the monument to the Navajo Code Talkers in Phoenix, AZ."
This is the story I narrated to the policemen I met in the central square of Phoenix. They appreciated, but could not help…
-Phoenix, AZ. December 11, 2004. I walked some 10 miles. I found it: at the Xing of Central with Thomas road.
Do not miss it! This is your true America.

Saturday, December 18, 2004


LETTERA APERTA
all’onorevole Lunardi
Ministro delle Infrastrutture
Signor Ministro,
mi permetta, anzi mi consenta, d’esprimere il mio apprezzamento (per quel che vale) delle misure da Lei applicate, o in via d’applicazione, per risolvere, almeno parzialmente, I problemi posti dal traffico caotico in tutta la penisola e dintorni.
Il governo, di cui Lei fa parte, ha ereditato una situazione inqualificabile creata da chi ha tratto vantaggi diretti o indiretti dall’esasperazione del trasporto terrestre su gomma mettendo in atto un vero e proprio sabotaggio delle forme di trasporto alternative.
La mossa più intelligente da Lei fatta è stata quella dell’adozione della patente a punti anche se ancora qualcosa resta da fare come, ad esempio, aumentare iI numero dei casi in cui sia applicato il ritiro immediato della patente. Un esempio? Chi posteggia l’auto davanti allo scivolo riservato ai disabili non deambulanti. In città come Roma il numero degli imbecilli capaci d’azioni del genere è piuttosto grande. Nelle altre città forse siamo a un livello di civiltà più alto. Lo spero.

La prima mossa del Ministero era stata l’introduzione dell’obbligo a mantenere gli anabbaglianti accesi sulle strade ed autostrade extraurbane, anche durante le ore diurne. All’inizio la legge era nata zoppa per due ragioni. La prima. Non si spiegava ai conducenti che le luci servono non solo a vedere, ma anche a farsi vedere. Non l’avevano capito neanche vigili ed agenti della Polstrada. La seconda ragione: si indicava l’obbligo esclusivamente per autostrade e strade con separazione centrale delle carreggiate cioè esattamente nei casi in cui si ha meno bisogno di esser visti. Ora, invece, la gente sembra aver recepito il messaggio e, in gran parte, si attiene a questa semplice regola.

Un apprezzamento particolare va alla dichiarazione d’equivalenza patente=porto d’armi.
La patente viene rilasciata in Italia (e non solo in Italia; posso ben dichiararlo in quanto titolare d’una patente italiana, d’una danese, d’una francese, d’una kuwaitiana e d’una colombiana) a cani e porci.
Soffro d’epilessia? Ho seri disturbi cardiaci? Sono schizofrenico? Io dichiaro: negativo. Basta.
Ho rinnovato per l’ennesima volta la patente in occasione dei miei settant’anni. So leggere le letterine, non m’hanno chiesto quelle di ‘Passa parola’, che sarebbero un’ottima indicazione di salute, m’hanno chiesto solo di leggere quelle del tabellone. Tanto basta. Per I prossimi cinque anni sarò in giro a far danni. A settantacinque anni ne riparliamo.
Posso dire che la patente più seria la rilasciano in Colombia ed in Kuwait? Sulla banda magnetica c’è lo stato di salute, il gruppo sanguigno e un sacco d’altre diavolerie utili al titolare e alla Società.
Un dettaglio: negli anni ’80 il rilascio d’una patente kuwaitiana in base ad altra patente valida imponeva visita medica, analisi del sangue ed esame di teoria. La prova pratica di guida era richiesta solamente per gli Indiani in quanto provenienti da un paese con guida a sinistra (ma gli inglesi no?) e in quanto credenti nella reincarnazione. La seconda c’hai detto!
Sono certo che Lei, signor Ministro, s’ispirerà a questi modelli collaudati infischiandosi di quanto I tutori della privacy ed I politicanti, soloni autonominatisi tali, possano trovare da commentare. Lo faccia al più presto, per favore.

Un’altra cosa importante: sulle strade italiane circolano giornalmente decine di migliaia d’autoarticolati (quelli che in US sono chiamati 18-wheelers). Vale la pena ricordare che un trasporto Genova-Palermo, Trieste-Brindisi, La Spezia-Gioia Tauro, costa circa 1500 Euro, vuoi che il mezzo cammini sulle quattro ruote o sia cullato nella pancia d’un traghetto dedicato esclusivamente a questo tipo di trasporti. Inutile dire che ragionamenti analoghi valgono per trasporti internazionali con Francia, Grecia, Spagna ed altri Paesi del Mediterraneo. Mancano però le infrastrutture d’avvicinamento ai porti, nonché quelle d’imbarco e di sbarco. Il numero dei traghetti dedicati è attualmente insufficiente.
Se si risolvessero problemi del genere ed allo stesso tempo s’intensificasse il trasporto per ferrovia (e questo il governo lo sta facendo), le autostrade italiane, varianti di valico a parte, sarebbero quasi adeguate. Non dimentichiamo che all’epoca dell’A1 le auto circolanti erano forse poco più d’un milione.
La ringrazio per l’attenzione, signor Ministro.

Wednesday, December 15, 2004

Errata corrige:
il 5 Novembre scorso ho pubblicato una riflessione relativa alla storia "così è se vi pare".
Erroneamente ho citato il gen.Barattieri come esecutore degli ordini di Umberto I. In realtà mi risulta da una verifica che esecutore degli ordini di Umberto I (sparare sui dimostranti) fu il gen.Bava-Beccaris. Mi scuso per l'errore.

Francesco

Saturday, November 13, 2004

Il Grande Fratello
ovvero
“se li metti al pizzo ti punisco”

Anno 1998-99. C’è il boom della Borsa. Tutti gli italiani, anche la massaia, investono in borsa I loro risparmi. I BOT non fruttano più niente. La Borsa sembra non fermarsi mai. Soldi, tanti soldi che girano vorticosamente tra borsini, acquisti/vendite on-line, agenti a briglia sciolta. Il soldo gira; pagamenti però sempre con I quattrini fra I denti.
Anche grazie all’11 settembre finisce la bolla speculativa, bolla che ha permesso a molti d’arricchirsi, ad altri di perdere qualcosa, ma non troppo. Tutti gli italiani recriminano per aver perso qualche buona occasione.
Cosa ci riserba il futuro?
Le banche, gli istituti d’assicurazione, le organizzazioni finanziare più o meno note si chiedono: come mettere le mani sui quattrini del sig. Rossi? Il quale sig. Rossi ha cominciato a comprare timidamente qualche BOT, ma rimpiange I bei tempi in cui il Numtel faceva storia.
Assicurazioni, banche etc. invitano ?, no costringono, a investire in bidoni tipo Cirio, bond argentini, Parmalat ed altri titoli “junk”.
“Almeno togliamo al sig. Rossi la preoccupazione di doversi prendere una laurea in Economia per poter studiare più seriamente I mercati nazionali e internazionali!”

Qui però interviene il Grande Fratello.
C’è uno studio/rilevazione che non è sufficientemente pubblicizzato. Anzi! meno se ne parla, meglio è.
Che cosa dice questo studio?
1. L’indebitamento medio d’un americano e d’altri popoli con stile di vita simile è vicino al 65%.
2. L’indebitamento medio dei popoli europei è prossimo al 45-50%.
3. L’indebitamento medio dell’italiano è del 30-35%:
I numeri sopra indicati hanno il seguente significato:
Ø Supponiamo che il sig. Rossi produca una ricchezza pari a 1000/anno.
Ø Di questi 1000, glie ne vengono in tasca 100.
Ø Dei 100/anno ne ha già impegnati (mutuo, rate, debiti in genere) 35.
Se il sig. Rossi fosse tedesco, svedese, olandese, si ritroverebbe con un impegnato annuo di 50. Se fosse americano o simile, si ritroverebbe con un impegnato annuo di 60-65.
Il Grande Fratello inorridisce: l’italiano mette troppi soldi al pizzo! Scatena subito una bella campagna di vendite: compri oggi e cominci a pagare l’anno prossimo, tasso zero! Che bello per tutti!
Arriviamo a regime.
Se l’italiano medio guadagna 25,000 Euro/anno, ne può mettere sul mercato ancora un minimo di 3,000-3,500, secondo calcoli molto semplici e immediati.
Moltiplichiamo per 15,000,000 produttori di reddito. Stiamo parlando di oltre 45 miliardi di Euro (90mila miliardi delle vecchie lire). Possiamo lasciare che il sig. Rossi se li faccia fregare dalle banche? Assolutamente no! Noi, grandi benefattori uniti nel Grande Fratello, lo invoglieremo a spendere quei quattrini in modo più piacevole.
Però, direbbe qualcuno, questo in ogni caso smuove l’economia in senso positivo!
Sì, questo è vero, ma solo per l’economia di paesi diversi dall’Italia. Infatti le statistiche indicano che l’ordine di preferenza per l’indebitamento è costituito da:
Ø Mattone d’investimento (unico prodotto made in Italy ma richiede grosse somme)
Ø Auto carrozzoni fuori strada (Giappone, Korea, un po’ Germania e USA)
Ø Home theatre (Cina, Korea)
Ø Televisori ultimo grido e DVD (Cina, Korea, Germania, Giappone)
Ø Play stations e videogiochi (Giappone)
Ø Video camere, fotografia digitale (Cina, Korea, Giappone)
Ø Cellulari sempre più complicati (Cina, Korea)
Ø A questo aggiungi I canoni di Sky, Tim, Vodaphone, Wind etc.
Nota (1): mentre la Korea agisce direttamente sui mercati (Samsung, LG), la Cina appare normalmente con I marchi più famosi dell’elettronica giapponese, americana, inglese e tedesca.
Nota (2): le catene di distribuzione del Grande Fratello sono italiane solo in minima parte.
Come sembrano lontani I tempi di ENI, Mediaset, Tiscali!
Si va meno al ristorante? Si compra un paio di scarpe in meno? I figli non hanno l’astuccio firmato?
Oggi l’italiano medio si sente più povero! Diciamo: è più allineato al resto d’Europa.
Franco

Sunday, November 07, 2004

  • Alla FACCIA
    della CHIAREZZA



    Il caso Buttiglione ci ha aiutato a capire quanto l’ignoranza sia diffusa ai livelli più alti della nostra struttura. Sarò buono di cuore: voglio immaginare che almeno parte di quest’ignoranza possa essere ribattezzata con il nome d’ipocrisia. Mi spiego.
    Parlare di cristianesimo, confondendolo però con il cattolicesimo, è la prima violenza esercitata da un articolista, da un opinionista, dallo stesso Buttiglione. Qualora detta confusione sia creata ad arte, se ne vergognino tutti coloro che applicano questo trucco per deviare l’attenzione da altri aspetti del problema.
    Il principio in base al quale l’Europa debba essere costituzionalmente laica, diciamo alla francese, mi sembra giusto e acquisito. Il principio è giusto perché costituire un’Europa mescolando insieme un numero di credi che comincia ad avvicinarsi a quello delle religioni negli USA, adottandone i principi nella struttura politica, sarebbe pura follia. L’eliminazione degli aspetti religiosi nella costruzione dell’Europa deve anche salvaguardare questo nuovo stato contro la crescente aggressività islamica negandogli, così come a tutte le altre religioni, il diritto d’imporre l’adozione di regole proprie d’un credo nella gestione amministrativa e politica della cosa pubblica. Tutte le religioni siano accettate, tranne che nella struttura dello stato. Secondo me questo è un principio fondamentale (non esplicitato però nel progetto di Costituzione firmato recentemente a Roma)..
    In base al principio generale di separazione credo-stato è opportuno che sia così.
    Tutti sappiamo che alcuni aspetti del laicismo, o meglio della laicità, sono più presenti in paesi dove predominano credi cristiani non cattolici. La Francia, in maggioranza cattolica fa giustamente eccezione in quanto patria della Rivoluzione. E’ anche evidente che alcune delle forme più retrive del cattolicesimo sono più presenti in alcune aree dell’Europa, piuttosto che in altre. Il cattolicesimo, infatti, può spaziare dall’intolleranza religiosa di papi stile Pio XII fino alla mano tesa ai luterani da parte di Giovanni XXIII. Si ricordi che papa Giovanni inviò il suo messo, cardinale Bea, ad esplorare possibilità di collaborazione, mirate forse ad una riunificazione, in paesi fondamentalmente anticattolici come Danimarca e Norvegia. Per consentire l’ingresso del cardinal Bea in Norvegia fu necessario addirittura che il parlamento di Oslo votasse una dispensa speciale, in quanto l’ordinamento giuridico norvegese proibisce (o proibiva?) l’ingresso nel paese ai gesuiti.
    Non parliamo degli anglicani che fanno storia a sé. Gli scontri di tradizioni e civiltà nell’Irlanda del nord costituiscono un monitoraggio delle diversità d’idee e opinioni. E gli ortodossi? Vogliamo dimenticarli? Già sono presenti con la Grecia e Cipro. Arriveranno in seguito Bulgari etc.
    In questa situazione si capisce come l’ingenuo (?) Buttiglione sia agevolmente riuscito a farsi incastrare.
    Gli schieramenti contro erano probabilmente I seguenti:
    Ø Radicali, degni d’ogni rispetto per la loro coerenza;
    Ø Laicisti di qualsiasi estrazione;
    Ø Centro-sinistrorsi, cattolici di sinistra inclusi, che l’aspettavano al passo per sfruttare le gaffe esclusivamente a fini politici;
    Ø Luterani, stanchi di interferenze religiose, cui sono adusi solamente in qualche remoto villaggio scandinavo;
    Ø Ortodossi, che si sentono un po’ emarginati;
    Ø Cattolici intelligenti;
    Ø Gruppi, non necessariamente radicali, schierati contro la famosa legge su procreazione assistita, embrioni etc.;
    Ø Organizzazioni omosessuali;
    Ø Verdi. Questi s’infilano dappertutto solo per fare casino;
    Ø Veterocomunisti, solo per tigna direi, poiché sono forse quelli più vicini ad un credo.

    Quali possibilità aveva un cattolico osservante come Bottiglione di venir fuori onorevolmente da un tale groviglio d’interessi e d’ideologie?
    Vogliamo dire zero?

    Franco

Friday, November 05, 2004

LA STORIA
Così è se vi pare

Non mi sono mai sentito “giudice”, solamente “osservatore”.
Ricordo alcune situazioni dei tempi della mia infanzia quando, in base alle strette regole del “sabato fascista”, venivo letteralmente impacchettato in una buffa uniforme equipaggiata di bande bianche, poste trasversalmente su una camicia nera, e inviato all’adunata della scuola. Età? Dai cinque ai sei anni. Ero fiero della mia uniforme che tuttavia consideravo, e rimaneva, buffa. Mi divertivo anche alle adunate, fino al giorno in cui feci la pipì nei pantaloni dopo un’estenuante parata militaresca alla presenza di “Lui”. Lui non lo vedemmo affatto perché passò in macchina, molto lontano da noi. Il mio ricordo di quel sabato è limitato quindi alla vergogna che provavo al vedere la chiazza della mia pipì diffondersi rapidamente sul cavallo dei calzoncini “velina style”.
Pur mantenendo pancia indentro, petto infuori e testa alta, in quel momento mi sentii un fallito. Ero in ogni caso un vero “figlio della lupa” in una città dove, generalmente, uno poteva essere facilmente appellato “fijo de qualcun’altra”, che in fondo era la stessa cosa.
L’uniforme cambiò quando mi promossero Balilla. Prima di recarmi all’adunata del sabato fascista, l’ultima operazione della vestizione consisteva nell’avvolgimento di una lunghissima fascia nera intorno alla vita così che coprisse la transizione dai calzoncini d’orbace, sempre strettamente “velina style”, alla camicia nera. L’operazione richiedeva il posizionamento d’una mamma in un angolo della stanza, mamma che teneva tesa l’orrida fusciacca, mentre la vittima si arrotolava piroettando nella fascia stessa, facendo ben attenzione a non causare formazione di pieghe disdicevoli per una corretta vestizione dell’uniforme. La vestizione d’un torero faceva ridere al confronto! Ormai ero vicino ai dieci anni. Un vero soldatino!
Un giorno però posi a mia madre la seguente domanda, venuta direttamente dal cuore: “Perché devo andare all’adunata del sabato? E’ una grande scocciatura!” Non usai l’espressione “rottura di coglioni” poiché in quei tempi quel modo d’esprimersi era sconosciuto all’interno delle buone famiglie borghesi.
La risposta di mia madre suonò molto sibillina alle mie orecchie: “Per carità. Non farti sentire da nessuno!” Rimase sibillina solo per qualche mese ancora, fino al momento in cui, ad imitazione della gioventù hitleriana, fui promosso balilla moschettiere e, moschetto in spalla, fui mandato a fare le esercitazioni militari. Dieci anni compiuti. Ero un vero uomo!
Fortunatamente gli “Alleati” stavano avvicinandosi a Roma. I nostri capetti, insegnanti d’educazione fisica e militare, fedeli al motto “credere, obbedire, combattere”, s’inguattarono religiosamente e scomparvero alla vista dei più.
La guerra, ovviamente, non fu solo questo per me. I miei cugini “grandi” erano rispettivamente in aviazione e in genio trasmissioni.Quando ci incontravamo, mi raccontavano le loro azioni di guerra, tutte piuttosto confuse e per niente eroiche, ma perfettamente in linea con l’andazzo delle cose. Ad esempio, il cugino aviatore, di qualifica bombardiere, aveva l’istruzione di mollare tutte le bombe appena in vista del famoso ed equivocato “bagnasciuga” della costa libica. Il suo comandante, soddisfatto, faceva allora dietro-front e tornava verso l’aeroporto italiano. Il bollettino di guerra del giorno successivo avrebbe poi parlato d’incessante martellamento degli obiettivi bellici britannici.
Il cugino del genio trasmissioni fu invece paracadutato, contro la sua volontà, durante un’esercitazione in Abruzzo. Svenne in aria e rimase appeso ad un paracadute aperto insieme alla sua ingombrante radio rice-trasmittente.
Gli storici non parleranno mai dei bimbalilla moschettieri, dei bombardieri che scaricavano le bombe probabilmente in acqua, dei sergenti marconisti svenuti in aria e recuperati, privi di sensi, dopo fortunosi atterraggi.
Così come non parleranno in modo obiettivo e corretto di episodi che nei libri di storia vengono presentati in modo superficiale e incompleto o, addirittura, spudoratamente falsati per tradizione pseudopatriottica.
Sia chiaro: mi riferisco qui alla diffusione di notizie al popolo bue in quanto gli storici, allorché si rivolgono a quelli di pari cultura, specialmente se a livello internazionale quando è più difficile mentire, devono fornire versioni spesso differenti e forse più aderenti alla realtà.
Parliamo quindi d’insegnamento scolastico e di relativi libri di testo.
Cominciamo dai movimenti indipendentisti dell’ottocento.
Ø Venezuela, Colombia, Ecuador celebrano un comune libertador: Simon Bolivar. Questo signore ha, in effetti, portato all’indipendenza I paesi sopra elencati. Ma indipendenza da chi? Dagli Spagnoli. Gli Spagnoli opprimevano e sfruttavano le popolazioni locali, è vero, ma, innanzi tutto, disturbavano la politica dell’Inghilterra, paese che si avviava a diventare la potenza mondiale numero uno. Qualche finanziamento alle persone giuste ha certamente aiutato a dare un risultato positivo alle giuste aspirazioni dei ribelli. Ma quest’ultimo punto lo leggiamo nei testi scolastici?
Ø Il libertador del Chile si chiamava O’Higgins! Direttamente dalla Gran Bretagna? Ho provato ad approfondire l’argomento con un cileno il quale, forse solo per evitare di dimostrarmi la sua ignoranza al proposito, mi ha dichiarato con molta enfasi: “el verdadero libertador de Chile es el Pinochet!”
Ø Spostiamoci di poco. In Argentina il libertador si chiamava José de San Martin. Guarda guarda: I finanziamenti ai patrioti arrivavano dall’Inghilterra. In particolare dalle logge massoniche. Questa è storia locale, sconosciuta forse ai più, ma nota alle persone dotate d’un minimo di cultura.
Ø Da quelle parti si aggirava anche tal Giuseppe Garibaldi, personaggio che ritroveremo nella lotta per l’unità d’Italia; anche lui massone. Troveremo anche I Savoia, egualmente non distanti dalla massoneria. I libri di storia ci raccontano che le camice rosse dei mille erano state un gentile omaggio dell’Inghilterra. Ma solamente le camice rosse? A quanto sembra un altro massone, Nino Bixio, smazzettava abbondantemente I generali borbonici in Sicilia. Non ci vengano a raccontare che circa mille uomini, armati di buoni ideali ma male equipaggiati da un punto di vista bellico, sono stati capaci di sconfiggere un esercito borbonico di dodicimila uomini, per coglioni che fossero! Vogliamo leggere un libricino di Sciascia che ci illumina in proposito? Si chiama “Cronichette”.
Continuiamo con la storia d’Italia. I libri di storia (sempre quelli per il popolo bue) raccontano d’un re, Umberto I, che veniva considerato una specie di padre (la dizione “re buono” andava di moda). Molti altri, invece, lo consideravano una gran carogna. Quest’ultima valutazione era dovuta al fatto che Umberto I aveva dato l’ordine a tal generale Bava-Beccaris di sparare sui lavoratori che dimostravano per aver riconosciuti I loro diritti, l’uguaglianza etc. Ovviamente questo punto di vista è tipico di storici leggermente antimonarchici, ma certamente più onesti. Inutile dire che il “re buono” era invece una creazione di biechi conservatori o di aprioristici adoratori dei Savoia.
In fondo, gli storici avrebbero potuto raggiungere un onorevole compromesso scrivendo la pura verità: Umberto I, il re cornuto. Tutti, infatti, sanno che la regina Margherita amava sollazzarsi a corte e fuori corte alla faccia del suo vetusto consorte.

Grande guerra: Caporetto. Quanti libri ci raccontano che le linee italiane furono sfondate mentre il capo in seconda, dopo Cadorna, ovvero quello che poi divenne il Maresciallo Badoglio, stava passando la nottata in un confortevole letto (alcuni aggiungono: d’un bordello)? Anche lui piemontese e massone, lo ritroveremo più avanti, quando fu chiamato da Pippetto a succedere a Mussolini.

Andiamo al 1922, chez Pippetto.
Si presentano a corte dei personaggi (tutti industriali piemontesi) capeggiati da Giovanni Agnelli, fondatore della FIAT. Questi consigliano sua maestà, loro compaesano per la precisione, di accettare le profferte d’amore d’un tal Benito, “che, in fondo, è un bravo guaglione”. Il discorso è chiaro: l’alternativa comunista che bussa alle porte disturberebbe non poco gli industriali. Gli attori della scenetta e I loro discendenti hanno accuratamente evitato che si parlasse troppo dell’episodio che, guarda caso, anticipa di molti anni il fenomeno delle schedature alla FIAT, dei magheggi con I personaggi politici, dell’ottenimento della cassa integrazione etc.etc.
E quindi Benito impazza. Fa molte cose buone, anche se gli storici cercano sistematicamente d’ignorarle. Ne fa anche di cattive, molte di ridicole.
E gli storici d’oggi, in gran parte nati dopo la caduta di fascismo, nazismo etc., sanno tutto, dico proprio tutto, sul ventennio. Si riempiono la bocca di quanto il popolo italiano abbia sofferto, di quanto il dittatore sia stato odiato. Forse non proprio tutti l’hanno odiato. Forse non proprio tutti hanno criticato al momento giusto le decisioni sbagliate. Non mi risulta che molti, neanche quelli che alla salute dell’anima erano preposti, abbiano condannato ufficialmente le leggi razziali all’atto della loro promulgazione. C’è in fondo una scusante: tutti I papi, I politici, gli storici ad uso popolo bue, avevano sempre attribuito la colpa della morte di Cristo agli Ebrei. In realtà, Gesù era stato ucciso dai Romani, I quali lo consideravano molto, ma molto scomodo. La prima soluzione però faceva molto comodo alle autorità religiose cristiane che così riuscivano più facilmente a piazzare il loro prodotto. Sradicare un convincimento di questa portata ha richiesto tutti i duemila anni trascorsi da allora.
La borghesia (ohi, ohi che razza abietta), ma non solo la borghesia, ha sempre, in maggioranza, approvato la politica del gran capo fino al momento in cui detta politica non ha comportato sacrifici e rinunce un po’ pesanti per l’italiano medio.
Dimenticavo! Badoglio ricompare nel periodo più disgraziato della storia italiana. Sembra quasi che Pippetto avesse dei legami (massonici di sicuro, ma anche altri?) con il controverso personaggio. In questa occasione tutti si adoperano, Pippetto in testa, per fare la peggiore figura che grandi figure dello stato possano fare.

Siamo un po’ onesti! Quando gli eventi sono vissuti in prima persona se ne conserva una “cronaca”. Questa, in generale, è veritiera. In effetti, mi riconosco cronista a partire dalla sfilata romana in onore di Hitler, dalla Mostra dell’Autarchia, certamente a partire dalle prime carte annonarie.
A valle della cronaca viene la storia, in altre parole un’ammucchiata di considerazioni tarate da schieramenti politici, dall’economia, da simpatie ed antipatie, dall’eventuale imbecillità o ignoranza di colui che la scrive. Pur utilizzando documentazione di base affidabile, gli storici danno un’interpretazione di parte, perché di parte sono, i-ne-vi-ta-bil-men-te.
Un discorso tra ”storici” mi ricorda quei dibattiti, spesso roventi, che rabbi decrepiti svolgono da oltre cinquemila anni sull’interpretazione d’alcuni passi delle Scritture. E questo nel migliore dei casi! Molto spesso la complicità tra storici allineati è talmente sfacciata da dare origine a un coro di condanne e disapprovazioni per determinati personaggi ormai considerati come “andati a male” o “indifendibili”.
Altri personaggi invece, vengono ripescati dall’ombra. Se ne esaltano le doti, le grandi virtù, il PENSIERO. Talvolta idee ed azioni dell’uno vengono equamente distribuiti anche sugli altri. Esempio: due di loro pensano “Viva La Libertà”. Uno di loro va in giro, lo dice, si fa dieci anni di galera. L’altro vive all’ombra delle disgrazie del primo, ma tutti e due, vent’anni più tardi, vengono definiti ‘eroi’. Mi sembra molto scorretto: nei confronti del primo ovviamente, e nei confronti di noi popolo bue che, al posto d’un eroe, ne troveremo due, dieci, mille, tutta una popolazione.
Questo è quanto ci propinano gli storici. Onestamente bisogna riconoscere che non sempre il fenomeno è dovuto a cattive intenzioni; molto PEGGIO quando è dovuto a ignoranza.
Perché dico questo? Perché da anni stiamo attraversando periodi di rivalutazione di individui incompetenti, se non addirittura abietti, che hanno certamente lasciato tracce più simili alla bava d’una lumaca che non all’impronta d’un gabbiano.

Il 4 giugno 1944 gli Alleati entravano a Roma. Tutti I Romani ricorderanno l’ingresso trionfale e il passaggio delle colonne di mezzi e soldati a porta San Giovanni, passaggio durato ininterrottamente per diversi giorni. Piovevano pacchetti di chewing gum, di cioccolato, di sigarette, lanciati dai militari americani che così volevano anche dimostrare la differenza tra Liberatori e Occupanti.
Ma la vera storia era già stata scritta un paio d’ore prima, quando le prime pattuglie risalivano la via Emanuele Filiberto verso piazza Ettore Muti, pardon, piazza Vittorio. Ho visto un gruppo di soldati americani avanzare su un lato della strada. Lungo il marciapiede opposto camminavano con difficoltà due soldati tedeschi che sorreggevano un terzo militare ferito. Lo sguardo degli americani diceva: vorremmo tanto aiutarvi, evitare di prendervi prigionieri, permettervi di fuggire e alleggerire la vostra situazione. Nessun astio. Nessun disprezzo. Solo pietà e rispetto.
A duecento metri di lì, nel tunnel di Santa Bibiana, un gruppo di persone, giustamente esasperate dalla lunga occupazione tedesca, aveva bloccato una dozzina di soldati della Wehrmacht in ritirata e li stava pestando. Attenzione! Tutti sapevano già che a pochi metri da loro c’era il potente esercito alleato!
I due eventi sono cronaca e storia, ma nei libri non li troveremo mai, così come non troveremo mai migliaia d’altri episodi, fossero essi eroici, squallidi, esaltanti o deprimenti.
Nessuno di noi ama essere truffato. Però, siamo continuamente oggetto di truffa.
Le fosse di Katyn, in Polonia (per chi non lo ricorda, 18,000 tra intellettuali, professori universitari e ufficiali polacchi trucidati) furono opera dell’armata rossa. L’EIAR (la RAI dell’epoca) lo comunicò subito dopo la scoperta delle fosse. Finita la guerra, Katyn divenne sinonimo della crudeltà...nazista. Solo in tempi più recenti è stato restituito a Stalin il merito dell’operato, sempre però con il commento escusatorio: in quegli anni i russi collaboravano con i tedeschi per spartirsi la Polonia! Perché? Gli italiani non collaboravano con i tedeschi per spartirsi la Jugoslavia? Il nostro esercito non massacrava la resistenza in Montenegro? (Visitate il monumento alla memoria delle vittime delle fucilazioni poco fuori Katar). Vietato parlarne? Negli altri paesi se ne parla (Francia 1970). Da che pulpito etc.: chi nella Francia del 1970 osava parlare delle camere a gas che il generale Massu aveva fatto installare ed aveva ampiamente, anche se solo artigianalmente, utilizzato in Algeria? Chi è riuscito a vedere in Francia il film di Gillo Pontecorvo „La battaglia d’Algeri“? Il più pulito cià la rogna, si dice a Roma.
Purtroppo, la considerazione da fare è ancora più deprimente: lo storico non può e non deve raccontare cose troppo destabilizzanti al suo popolo bue di lettori.
Un piccolo dettaglio: ho lavorato per oltre cinque anni a Parigi. Ufficio sui Champs Elysèes (che culo, eh?). Edicola internazionale sul marciapiede di fronte all’ufficio. Erano gli anni sessanta: De Gaulle impazzava. I giornali italiani a quei tempi non erano stampati a Parigi in simultanea con l’Italia bensì arrivavano con i primi voli del mattino. Alle undici e trenta del mattino c’era quindi il Corriere della Sera in edicola. Lo compravo regolarmente. Salta un numero. Ne salta un altro. „Sa, l’aereo era molto in ritardo etc.“
Chiedo a un amico italiano di conservarmi la raccolta di due mesi del Corriere. Quando finalmente ho l’opportunità di confrontare la mia raccolta con la sua, constato (in realtà senza troppa meraviglia) che tutti I numeri a me mancanti contengono articoli piuttosto pesanti nei confronti di De Gaulle. La censura noi? Ma sei matto? Noi…la rivoluzione…liberté, égalité, fraternité…le guerre contro I tedeschi…
Nel mio piccolo, non ho contribuito a fabbricare un po’ di storia?
Ne sono però rattristato. Quelli che non sono “osservatori” come il sottoscritto, devono sorbirsi il contenuto di uno dei tanti Le Monde, Repubblica, NYTimes, Corriere, Stampa etc., purtroppo uno per volta, senza troppe possibilità di confronto. Almeno, ai tempi dell’URSS, c’era la Pravda, sempre bella rossa, ma inequivocabile. Questo era un vero punto di riferimento considerato falso a priori, ma pur sempre qualcosa.
Oggi? Non esiste un punto di riferimento: le Simone sono eroine; Quattrocchi e Co. dei biechi mercenari. Il calzolaio spagnolo ha fatto bene a ritirare I suoi. Berlusca invece: “No Martino! No parti!” (Risatina, per favore!)

E ancora cronaca. Certamente non storia.
Prima di trasferirmi nei lussuosi uffici dei Champs Elysées, lavoravo a Copenhagen come ingegnere presso una ditta danese.
Anno 1962: vengono pubblicati due libri su Mussolini, ambedue in lingua inglese. Uno dei due era stato scritto da un professore di storia inglese che durante la guerra era stato inviato come ufficiale sul fronte di Cassino, l’altro dalla signora Laura Fermi, vedova del premio Nobel Enrico.
Un giornalista della radiotelevisione danese, John Danstrup, chiede a un amico comune italiano di scrivere una recensione dei due libri. Questo amico comune, che chiameremo con il suo vero nome Elio, parla e scrive un danese assolutamente perfetto, ma non conosce(va) l’inglese. Quindi chiede a me di leggere e buttar giù la recensione in italiano-danese maccheronico. Una volta discussa e ripulita (lavando I panni nel Sund, direbbe il Nostro), verrà registrata su nastro da Elio e consegnata a radio Copenhagen.
I ventiquattro minuti di trasmissione saranno un successo. Ne scriveranno tutti I giornali. Sia ben chiaro: ancor oggi, rileggendo il mio testo, non riesco a giudicare se sia stato scritto da un fascista, da un comunista, da un anarchico o da una persona qualunque. Si tratta di pura recensione senza alcun fine politico.
Per evitare eventuali inesattezze storiche, avevamo anche sottoposto il testo finale al consigliere politico dell’Ambasciata d’Italia (di cui non faccio il nome per amor di patria). Questo gentil signore non andò più in là del titolo. Ci fece il seguente discorso: “anche se residenti in un “paese lébbero e democratteco come la Danemarcca e cittadini d’un paese lébbero e democratteco come l’Italia, argomenti del genere dovvete trattare,ah?”.
Giovani ed entusiasti ci precipitammo a radio Copenhagen e ottenemmo il successo di cui sopra, accompagnato però da una bella schedatura da parte dei Servizi italiani. Alla faccia della “lebbertà e della democrazia” regnanti in Italia!

Sempre cronaca, mai storia!
Solo per un caso ho lasciato Parigi la sera in cui sono scoppiati I disordini del maggio ’68. Sono arrivato a Roma in treno insieme a moglie e figlio la mattina successiva. Notizie contrastanti alla televisione italiana: la rivoluzione s’estende a tutta la Francia; gli operai della Renault s’uniscono agli studenti; Pompidou, a Roma per discutere con il Papa del futuro delle scuole cattoliche in Francia, rientra precipitosamente a Parigi da dove De Gaulle è fuggito.
Dov’è De Gaulle? A Baden Baden (kommandantur delle forze d’occupazione francesi in Germania), presso il suo amichetto (criminale di guerra? Si saprà mai se sì?) generale Massu. Caro Massu, schierami una bella divisione corazzata intorno a Parigi. Così quegli ingrati impareranno a trattare un po’ meglio questo vecchio combattente che tutto ha dato per il suo paese e blà, blà, blà.
Sempre per caso, passando dal Belgio, incontro I mezzi corazzati che bloccano tutte le vie d’accesso a Parigi. La mia macchina, Hertz belga guidata da passaporto italiano, passa senza difficoltà i posti di blocco. Stranamente, nessuno di questi è al confine con il Belgio, confine lasciato completamente sguarnito. Sono tutti distribuiti nei paesini della gita domenicale, forse perché ci si mangia bene.
A Parigi nei supermercati si trova solamente foie gras e champagne. Pane, carne, broccoletti e tutti I commestibili più popolari sono scomparsi. Traffico vicino a zero: manca la benzina. Mortalità quasi nulla.
In ufficio mi chiedono perché sia rientrato e mi consigliano di tornare in Belgio dove tutto certamente funziona. Infatti, la sera stessa riparto e supero senza difficoltà la cintura d’acciaio di Massu.
Rientrerò a Parigi tre settimane più tardi. Pompidou ha trattato, non tanto con gli studenti, quanto con gli operai. Dieci per cento d’aumento a tutti e la situazione si risolve per incanto. Risultato: io, che già guadagnavo piuttosto bene, mi ritrovo con un aumento d’entità pari a un intero stipendio d’un operaio Renault. Pompidou avrebbe dovuto scrivere un trattato: “Del come fregare I sindacati”.

Storia o cronaca? Andiamo avanti.
Anni ’70. Per lavoro mi reco spesso in URSS. Sono I tempi di Breshnev.
Incontro decine di persone dei vari ministeri, quasi tutti burocrati. Fa eccezione un certo dottor Spartak (faccio il suo nome per due ragioni: ne parlo solo bene e con grande ammirazione; secondo: purtroppo è morto negli anni ’80). Questi, oltre ad essere un economista d’eccezione, fa parte di un’organizzazione molto mal vista dal governo centrale, diciamo qualcosa del tipo “Mosca Nostra”.
Riunioni di programmazione, progetti, raccolte di contributi, contrattazioni in nero, tutto per salvare monumenti dell’antica Mosca, in gran parte monasteri piuttosto malconci a causa dell’incuria e del degrado.
Ricordo una domenica di sole splendente quando Spartak mi conduce al monastero Donskoy dove “in attività” c’è solo il cimitero annesso. I monumenti funebri risalgono all’ottocento. C’è la tomba di famiglia dei principi Galizin e di altri nobili moscoviti (non molti, dato che in quei tempi la dolce vita russa si svolgeva prevalentemente a Pietroburgo).
Spartak si ferma in prossimità d’una tomba molto semplice posta quasi al centro della necropoli, sussurra: non guardare mai verso I quattro angoli del portico che circonda quest’area. Ora dimmi: cosa vedi di diverso in questa tomba antica? Rimango interdetto. Automaticamente sarei portato a guardare verso il portico, capisco però che da lì qualcuno sta guardando noi; mi trattengo. Osservo la tomba. Non vedo niente. Spartak insiste. Ancora niente…poi, sì ci sono dei fiori. Su nessun’altra delle vecchie sepolture ci sono fiori. Spartak: usciamo; poi ti spiego.
La tomba è quella d’un tenente della guardia imperiale, anni 1850-1860. Il tenente aveva molte idee progressiste che davano non poco fastidio allo zar e al suo entourage. Fu internato in una clinica per malattie mentali dove poi morì.
Breshnev aveva ereditato il vizietto di far internare I suoi avversari in manicomi di stato. I dissidenti russi avevano perciò scelto il tenente della guardia imperiale come simbolo del loro movimento e ogni giorno comparivano fiori freschi sulla sua tomba senza che I KGB, appostati nel portico, riuscissero ad individuare il responsabile.
Questa sì lo confesso, non è storia…è l’espressione poetica d’un popolo meraviglioso!

Anno 1983: Kuwait. Stiamo completando la costruzione d’un impianto nell’area industriale del porto di Shuaiba. Quest’area si trova ad una trentina di chilometri in linea d’aria dallo Shat-al-arab (Irak) e a venti chilometri dal confine Saudita. Di fronte, sull’altra sponda del golfo, c’è l’Iran.
L’eco dei bombardamenti iraniani su Bassora arriva come un tuono continuo. L’aviazione kuwaitiana sorveglia regolarmente I suoi confini utilizzando prima vecchi F -qualcosa americani, poi MIG ultima generazione.
Si capisce bene da che parte stiamo. Almeno due volte la settimana, durante la notte attraccano al porto di Shuaiba navi cariche di armi, soprattutto pesanti (carri, cannoni, camion, missili) che subito partono in convoglio verso l’Iraq. Sbarcano anche quantitativi enormi di grano. I camion ne perdono una piccola quantità lungo la strada. Ai lati della strada I semi germogliano grazie all’umidità della notte così che la separazione deserto-asfalto è ora realizzata mediante una bellissima aiuola verde.
Nazionalità delle forniture? Tutto è rigorosamente coperto da teli; sporgono solo I musi d’alcuni camion che sembrano di fabbricazione ceca. Le bandiere delle navi che trasportano tutto questo materiale sono le più varie e quindi non forniscono indicazioni. Noi comunque siamo ufficiosamente invitati a non vedere.
La mattina del 13 dicembre, alle 10 esatte ora locale, sei kamikaze entrano in azione (si scoprirà che sono sciiti iraniani d’accordo con un paio di kuwaitiani).
Obiettivi: l’ambasciata americana a Kuwait City, il centro di comando della distribuzione d’elettricità in Kuwait, un quartiere residenziale abitato da famiglie americane, un impianto di hydrocracking a meno di cento metri dal nostro cantiere, la torre di controllo dell’aeroporto, altro obiettivo non rivelato.
In totale muoiono 23 poveri Bangladesh in fila all’ufficio consolare dell’ambasciata americana mentre erano in attesa di visto. Tre dei kamikaze ci lasciano le penne, come da copione. Gli altri, probabilmente forniti d’un quoziente intellettivo più alto, sono saltati dai veicoli in corsa. La giustificazione dell’attacco è ovvia: il Kuwait aiuta l’Irak contro l’Iran.
Ci siamo salvati per un pelo, grazie alla vigliacca intelligenza del kamikaze di nostra competenza. Si consideri infatti che un reattore d’hydrocracking contiene idrogeno a 120-130 atmosfere di pressione. Saltando dal camion, carico di bombole di gas, il mancato kamikaze ha lasciato che questo andasse a disintegrarsi contro un pilastro di cemento. Questo pilastro era comunque a non più di trenta o quaranta metri dal reattore e a cento metri dalle nostre baracche di cantiere.
Questa è la cronaca. Non ho mai verificato se più tardi sia diventata anche un piccolo paragrafo in qualche libro di storia. Considerando la notevole dose di sedere avuta, questo sarebbe per me assolutamente irrilevante.
Dimenticavo: per evitare che lasciassimo in braghe di tela l’industria kuwaitiana, le autorità del paese hanno sequestrato immediatamente I passaporti di tutti noi tecnici stranieri.

Altra cronaca? Da dove cominciamo? Dal fermo e conseguente cattività d’una nostra squadra di lavoro in Kuwait al momento dell’invasione Irakena? Dal loro trasferimento a Bagdad per essere usati come scudi umani durante la prima guerra del golfo? Se la sono cavata con un mesetto di prigionia: sono stati scambiati con due carichi di medicinali.
O dal sequestro di due miei colleghi in Colombia? Solo sette mesi di cattività corredata della perdita di venti chili di peso.

O dalla storia del direttore di progetto d’una ditta con cui collaboravamo in Colombia che, al suo arrivo dall’Italia è stato sequestrato dalle sue stesse body guards, che lo attendevano in aeroporto, e sottratto così al sequestro della guerriglia locale?

O dalla storia di tante body guards preziose per la protezione di persone troppo esposte, pronte a intervenire, pronte a guadagnarsi correttamente ed onestamente la loro parcella?

Ma questa non è storia. Spesso non fa neanche cronaca.

Franco