why should I lie?

why should I lie?

Saturday, December 18, 2004


LETTERA APERTA
all’onorevole Lunardi
Ministro delle Infrastrutture
Signor Ministro,
mi permetta, anzi mi consenta, d’esprimere il mio apprezzamento (per quel che vale) delle misure da Lei applicate, o in via d’applicazione, per risolvere, almeno parzialmente, I problemi posti dal traffico caotico in tutta la penisola e dintorni.
Il governo, di cui Lei fa parte, ha ereditato una situazione inqualificabile creata da chi ha tratto vantaggi diretti o indiretti dall’esasperazione del trasporto terrestre su gomma mettendo in atto un vero e proprio sabotaggio delle forme di trasporto alternative.
La mossa più intelligente da Lei fatta è stata quella dell’adozione della patente a punti anche se ancora qualcosa resta da fare come, ad esempio, aumentare iI numero dei casi in cui sia applicato il ritiro immediato della patente. Un esempio? Chi posteggia l’auto davanti allo scivolo riservato ai disabili non deambulanti. In città come Roma il numero degli imbecilli capaci d’azioni del genere è piuttosto grande. Nelle altre città forse siamo a un livello di civiltà più alto. Lo spero.

La prima mossa del Ministero era stata l’introduzione dell’obbligo a mantenere gli anabbaglianti accesi sulle strade ed autostrade extraurbane, anche durante le ore diurne. All’inizio la legge era nata zoppa per due ragioni. La prima. Non si spiegava ai conducenti che le luci servono non solo a vedere, ma anche a farsi vedere. Non l’avevano capito neanche vigili ed agenti della Polstrada. La seconda ragione: si indicava l’obbligo esclusivamente per autostrade e strade con separazione centrale delle carreggiate cioè esattamente nei casi in cui si ha meno bisogno di esser visti. Ora, invece, la gente sembra aver recepito il messaggio e, in gran parte, si attiene a questa semplice regola.

Un apprezzamento particolare va alla dichiarazione d’equivalenza patente=porto d’armi.
La patente viene rilasciata in Italia (e non solo in Italia; posso ben dichiararlo in quanto titolare d’una patente italiana, d’una danese, d’una francese, d’una kuwaitiana e d’una colombiana) a cani e porci.
Soffro d’epilessia? Ho seri disturbi cardiaci? Sono schizofrenico? Io dichiaro: negativo. Basta.
Ho rinnovato per l’ennesima volta la patente in occasione dei miei settant’anni. So leggere le letterine, non m’hanno chiesto quelle di ‘Passa parola’, che sarebbero un’ottima indicazione di salute, m’hanno chiesto solo di leggere quelle del tabellone. Tanto basta. Per I prossimi cinque anni sarò in giro a far danni. A settantacinque anni ne riparliamo.
Posso dire che la patente più seria la rilasciano in Colombia ed in Kuwait? Sulla banda magnetica c’è lo stato di salute, il gruppo sanguigno e un sacco d’altre diavolerie utili al titolare e alla Società.
Un dettaglio: negli anni ’80 il rilascio d’una patente kuwaitiana in base ad altra patente valida imponeva visita medica, analisi del sangue ed esame di teoria. La prova pratica di guida era richiesta solamente per gli Indiani in quanto provenienti da un paese con guida a sinistra (ma gli inglesi no?) e in quanto credenti nella reincarnazione. La seconda c’hai detto!
Sono certo che Lei, signor Ministro, s’ispirerà a questi modelli collaudati infischiandosi di quanto I tutori della privacy ed I politicanti, soloni autonominatisi tali, possano trovare da commentare. Lo faccia al più presto, per favore.

Un’altra cosa importante: sulle strade italiane circolano giornalmente decine di migliaia d’autoarticolati (quelli che in US sono chiamati 18-wheelers). Vale la pena ricordare che un trasporto Genova-Palermo, Trieste-Brindisi, La Spezia-Gioia Tauro, costa circa 1500 Euro, vuoi che il mezzo cammini sulle quattro ruote o sia cullato nella pancia d’un traghetto dedicato esclusivamente a questo tipo di trasporti. Inutile dire che ragionamenti analoghi valgono per trasporti internazionali con Francia, Grecia, Spagna ed altri Paesi del Mediterraneo. Mancano però le infrastrutture d’avvicinamento ai porti, nonché quelle d’imbarco e di sbarco. Il numero dei traghetti dedicati è attualmente insufficiente.
Se si risolvessero problemi del genere ed allo stesso tempo s’intensificasse il trasporto per ferrovia (e questo il governo lo sta facendo), le autostrade italiane, varianti di valico a parte, sarebbero quasi adeguate. Non dimentichiamo che all’epoca dell’A1 le auto circolanti erano forse poco più d’un milione.
La ringrazio per l’attenzione, signor Ministro.

Wednesday, December 15, 2004

Errata corrige:
il 5 Novembre scorso ho pubblicato una riflessione relativa alla storia "così è se vi pare".
Erroneamente ho citato il gen.Barattieri come esecutore degli ordini di Umberto I. In realtà mi risulta da una verifica che esecutore degli ordini di Umberto I (sparare sui dimostranti) fu il gen.Bava-Beccaris. Mi scuso per l'errore.

Francesco

Saturday, November 13, 2004

Il Grande Fratello
ovvero
“se li metti al pizzo ti punisco”

Anno 1998-99. C’è il boom della Borsa. Tutti gli italiani, anche la massaia, investono in borsa I loro risparmi. I BOT non fruttano più niente. La Borsa sembra non fermarsi mai. Soldi, tanti soldi che girano vorticosamente tra borsini, acquisti/vendite on-line, agenti a briglia sciolta. Il soldo gira; pagamenti però sempre con I quattrini fra I denti.
Anche grazie all’11 settembre finisce la bolla speculativa, bolla che ha permesso a molti d’arricchirsi, ad altri di perdere qualcosa, ma non troppo. Tutti gli italiani recriminano per aver perso qualche buona occasione.
Cosa ci riserba il futuro?
Le banche, gli istituti d’assicurazione, le organizzazioni finanziare più o meno note si chiedono: come mettere le mani sui quattrini del sig. Rossi? Il quale sig. Rossi ha cominciato a comprare timidamente qualche BOT, ma rimpiange I bei tempi in cui il Numtel faceva storia.
Assicurazioni, banche etc. invitano ?, no costringono, a investire in bidoni tipo Cirio, bond argentini, Parmalat ed altri titoli “junk”.
“Almeno togliamo al sig. Rossi la preoccupazione di doversi prendere una laurea in Economia per poter studiare più seriamente I mercati nazionali e internazionali!”

Qui però interviene il Grande Fratello.
C’è uno studio/rilevazione che non è sufficientemente pubblicizzato. Anzi! meno se ne parla, meglio è.
Che cosa dice questo studio?
1. L’indebitamento medio d’un americano e d’altri popoli con stile di vita simile è vicino al 65%.
2. L’indebitamento medio dei popoli europei è prossimo al 45-50%.
3. L’indebitamento medio dell’italiano è del 30-35%:
I numeri sopra indicati hanno il seguente significato:
Ø Supponiamo che il sig. Rossi produca una ricchezza pari a 1000/anno.
Ø Di questi 1000, glie ne vengono in tasca 100.
Ø Dei 100/anno ne ha già impegnati (mutuo, rate, debiti in genere) 35.
Se il sig. Rossi fosse tedesco, svedese, olandese, si ritroverebbe con un impegnato annuo di 50. Se fosse americano o simile, si ritroverebbe con un impegnato annuo di 60-65.
Il Grande Fratello inorridisce: l’italiano mette troppi soldi al pizzo! Scatena subito una bella campagna di vendite: compri oggi e cominci a pagare l’anno prossimo, tasso zero! Che bello per tutti!
Arriviamo a regime.
Se l’italiano medio guadagna 25,000 Euro/anno, ne può mettere sul mercato ancora un minimo di 3,000-3,500, secondo calcoli molto semplici e immediati.
Moltiplichiamo per 15,000,000 produttori di reddito. Stiamo parlando di oltre 45 miliardi di Euro (90mila miliardi delle vecchie lire). Possiamo lasciare che il sig. Rossi se li faccia fregare dalle banche? Assolutamente no! Noi, grandi benefattori uniti nel Grande Fratello, lo invoglieremo a spendere quei quattrini in modo più piacevole.
Però, direbbe qualcuno, questo in ogni caso smuove l’economia in senso positivo!
Sì, questo è vero, ma solo per l’economia di paesi diversi dall’Italia. Infatti le statistiche indicano che l’ordine di preferenza per l’indebitamento è costituito da:
Ø Mattone d’investimento (unico prodotto made in Italy ma richiede grosse somme)
Ø Auto carrozzoni fuori strada (Giappone, Korea, un po’ Germania e USA)
Ø Home theatre (Cina, Korea)
Ø Televisori ultimo grido e DVD (Cina, Korea, Germania, Giappone)
Ø Play stations e videogiochi (Giappone)
Ø Video camere, fotografia digitale (Cina, Korea, Giappone)
Ø Cellulari sempre più complicati (Cina, Korea)
Ø A questo aggiungi I canoni di Sky, Tim, Vodaphone, Wind etc.
Nota (1): mentre la Korea agisce direttamente sui mercati (Samsung, LG), la Cina appare normalmente con I marchi più famosi dell’elettronica giapponese, americana, inglese e tedesca.
Nota (2): le catene di distribuzione del Grande Fratello sono italiane solo in minima parte.
Come sembrano lontani I tempi di ENI, Mediaset, Tiscali!
Si va meno al ristorante? Si compra un paio di scarpe in meno? I figli non hanno l’astuccio firmato?
Oggi l’italiano medio si sente più povero! Diciamo: è più allineato al resto d’Europa.
Franco

Sunday, November 07, 2004

  • Alla FACCIA
    della CHIAREZZA



    Il caso Buttiglione ci ha aiutato a capire quanto l’ignoranza sia diffusa ai livelli più alti della nostra struttura. Sarò buono di cuore: voglio immaginare che almeno parte di quest’ignoranza possa essere ribattezzata con il nome d’ipocrisia. Mi spiego.
    Parlare di cristianesimo, confondendolo però con il cattolicesimo, è la prima violenza esercitata da un articolista, da un opinionista, dallo stesso Buttiglione. Qualora detta confusione sia creata ad arte, se ne vergognino tutti coloro che applicano questo trucco per deviare l’attenzione da altri aspetti del problema.
    Il principio in base al quale l’Europa debba essere costituzionalmente laica, diciamo alla francese, mi sembra giusto e acquisito. Il principio è giusto perché costituire un’Europa mescolando insieme un numero di credi che comincia ad avvicinarsi a quello delle religioni negli USA, adottandone i principi nella struttura politica, sarebbe pura follia. L’eliminazione degli aspetti religiosi nella costruzione dell’Europa deve anche salvaguardare questo nuovo stato contro la crescente aggressività islamica negandogli, così come a tutte le altre religioni, il diritto d’imporre l’adozione di regole proprie d’un credo nella gestione amministrativa e politica della cosa pubblica. Tutte le religioni siano accettate, tranne che nella struttura dello stato. Secondo me questo è un principio fondamentale (non esplicitato però nel progetto di Costituzione firmato recentemente a Roma)..
    In base al principio generale di separazione credo-stato è opportuno che sia così.
    Tutti sappiamo che alcuni aspetti del laicismo, o meglio della laicità, sono più presenti in paesi dove predominano credi cristiani non cattolici. La Francia, in maggioranza cattolica fa giustamente eccezione in quanto patria della Rivoluzione. E’ anche evidente che alcune delle forme più retrive del cattolicesimo sono più presenti in alcune aree dell’Europa, piuttosto che in altre. Il cattolicesimo, infatti, può spaziare dall’intolleranza religiosa di papi stile Pio XII fino alla mano tesa ai luterani da parte di Giovanni XXIII. Si ricordi che papa Giovanni inviò il suo messo, cardinale Bea, ad esplorare possibilità di collaborazione, mirate forse ad una riunificazione, in paesi fondamentalmente anticattolici come Danimarca e Norvegia. Per consentire l’ingresso del cardinal Bea in Norvegia fu necessario addirittura che il parlamento di Oslo votasse una dispensa speciale, in quanto l’ordinamento giuridico norvegese proibisce (o proibiva?) l’ingresso nel paese ai gesuiti.
    Non parliamo degli anglicani che fanno storia a sé. Gli scontri di tradizioni e civiltà nell’Irlanda del nord costituiscono un monitoraggio delle diversità d’idee e opinioni. E gli ortodossi? Vogliamo dimenticarli? Già sono presenti con la Grecia e Cipro. Arriveranno in seguito Bulgari etc.
    In questa situazione si capisce come l’ingenuo (?) Buttiglione sia agevolmente riuscito a farsi incastrare.
    Gli schieramenti contro erano probabilmente I seguenti:
    Ø Radicali, degni d’ogni rispetto per la loro coerenza;
    Ø Laicisti di qualsiasi estrazione;
    Ø Centro-sinistrorsi, cattolici di sinistra inclusi, che l’aspettavano al passo per sfruttare le gaffe esclusivamente a fini politici;
    Ø Luterani, stanchi di interferenze religiose, cui sono adusi solamente in qualche remoto villaggio scandinavo;
    Ø Ortodossi, che si sentono un po’ emarginati;
    Ø Cattolici intelligenti;
    Ø Gruppi, non necessariamente radicali, schierati contro la famosa legge su procreazione assistita, embrioni etc.;
    Ø Organizzazioni omosessuali;
    Ø Verdi. Questi s’infilano dappertutto solo per fare casino;
    Ø Veterocomunisti, solo per tigna direi, poiché sono forse quelli più vicini ad un credo.

    Quali possibilità aveva un cattolico osservante come Bottiglione di venir fuori onorevolmente da un tale groviglio d’interessi e d’ideologie?
    Vogliamo dire zero?

    Franco

Friday, November 05, 2004

LA STORIA
Così è se vi pare

Non mi sono mai sentito “giudice”, solamente “osservatore”.
Ricordo alcune situazioni dei tempi della mia infanzia quando, in base alle strette regole del “sabato fascista”, venivo letteralmente impacchettato in una buffa uniforme equipaggiata di bande bianche, poste trasversalmente su una camicia nera, e inviato all’adunata della scuola. Età? Dai cinque ai sei anni. Ero fiero della mia uniforme che tuttavia consideravo, e rimaneva, buffa. Mi divertivo anche alle adunate, fino al giorno in cui feci la pipì nei pantaloni dopo un’estenuante parata militaresca alla presenza di “Lui”. Lui non lo vedemmo affatto perché passò in macchina, molto lontano da noi. Il mio ricordo di quel sabato è limitato quindi alla vergogna che provavo al vedere la chiazza della mia pipì diffondersi rapidamente sul cavallo dei calzoncini “velina style”.
Pur mantenendo pancia indentro, petto infuori e testa alta, in quel momento mi sentii un fallito. Ero in ogni caso un vero “figlio della lupa” in una città dove, generalmente, uno poteva essere facilmente appellato “fijo de qualcun’altra”, che in fondo era la stessa cosa.
L’uniforme cambiò quando mi promossero Balilla. Prima di recarmi all’adunata del sabato fascista, l’ultima operazione della vestizione consisteva nell’avvolgimento di una lunghissima fascia nera intorno alla vita così che coprisse la transizione dai calzoncini d’orbace, sempre strettamente “velina style”, alla camicia nera. L’operazione richiedeva il posizionamento d’una mamma in un angolo della stanza, mamma che teneva tesa l’orrida fusciacca, mentre la vittima si arrotolava piroettando nella fascia stessa, facendo ben attenzione a non causare formazione di pieghe disdicevoli per una corretta vestizione dell’uniforme. La vestizione d’un torero faceva ridere al confronto! Ormai ero vicino ai dieci anni. Un vero soldatino!
Un giorno però posi a mia madre la seguente domanda, venuta direttamente dal cuore: “Perché devo andare all’adunata del sabato? E’ una grande scocciatura!” Non usai l’espressione “rottura di coglioni” poiché in quei tempi quel modo d’esprimersi era sconosciuto all’interno delle buone famiglie borghesi.
La risposta di mia madre suonò molto sibillina alle mie orecchie: “Per carità. Non farti sentire da nessuno!” Rimase sibillina solo per qualche mese ancora, fino al momento in cui, ad imitazione della gioventù hitleriana, fui promosso balilla moschettiere e, moschetto in spalla, fui mandato a fare le esercitazioni militari. Dieci anni compiuti. Ero un vero uomo!
Fortunatamente gli “Alleati” stavano avvicinandosi a Roma. I nostri capetti, insegnanti d’educazione fisica e militare, fedeli al motto “credere, obbedire, combattere”, s’inguattarono religiosamente e scomparvero alla vista dei più.
La guerra, ovviamente, non fu solo questo per me. I miei cugini “grandi” erano rispettivamente in aviazione e in genio trasmissioni.Quando ci incontravamo, mi raccontavano le loro azioni di guerra, tutte piuttosto confuse e per niente eroiche, ma perfettamente in linea con l’andazzo delle cose. Ad esempio, il cugino aviatore, di qualifica bombardiere, aveva l’istruzione di mollare tutte le bombe appena in vista del famoso ed equivocato “bagnasciuga” della costa libica. Il suo comandante, soddisfatto, faceva allora dietro-front e tornava verso l’aeroporto italiano. Il bollettino di guerra del giorno successivo avrebbe poi parlato d’incessante martellamento degli obiettivi bellici britannici.
Il cugino del genio trasmissioni fu invece paracadutato, contro la sua volontà, durante un’esercitazione in Abruzzo. Svenne in aria e rimase appeso ad un paracadute aperto insieme alla sua ingombrante radio rice-trasmittente.
Gli storici non parleranno mai dei bimbalilla moschettieri, dei bombardieri che scaricavano le bombe probabilmente in acqua, dei sergenti marconisti svenuti in aria e recuperati, privi di sensi, dopo fortunosi atterraggi.
Così come non parleranno in modo obiettivo e corretto di episodi che nei libri di storia vengono presentati in modo superficiale e incompleto o, addirittura, spudoratamente falsati per tradizione pseudopatriottica.
Sia chiaro: mi riferisco qui alla diffusione di notizie al popolo bue in quanto gli storici, allorché si rivolgono a quelli di pari cultura, specialmente se a livello internazionale quando è più difficile mentire, devono fornire versioni spesso differenti e forse più aderenti alla realtà.
Parliamo quindi d’insegnamento scolastico e di relativi libri di testo.
Cominciamo dai movimenti indipendentisti dell’ottocento.
Ø Venezuela, Colombia, Ecuador celebrano un comune libertador: Simon Bolivar. Questo signore ha, in effetti, portato all’indipendenza I paesi sopra elencati. Ma indipendenza da chi? Dagli Spagnoli. Gli Spagnoli opprimevano e sfruttavano le popolazioni locali, è vero, ma, innanzi tutto, disturbavano la politica dell’Inghilterra, paese che si avviava a diventare la potenza mondiale numero uno. Qualche finanziamento alle persone giuste ha certamente aiutato a dare un risultato positivo alle giuste aspirazioni dei ribelli. Ma quest’ultimo punto lo leggiamo nei testi scolastici?
Ø Il libertador del Chile si chiamava O’Higgins! Direttamente dalla Gran Bretagna? Ho provato ad approfondire l’argomento con un cileno il quale, forse solo per evitare di dimostrarmi la sua ignoranza al proposito, mi ha dichiarato con molta enfasi: “el verdadero libertador de Chile es el Pinochet!”
Ø Spostiamoci di poco. In Argentina il libertador si chiamava José de San Martin. Guarda guarda: I finanziamenti ai patrioti arrivavano dall’Inghilterra. In particolare dalle logge massoniche. Questa è storia locale, sconosciuta forse ai più, ma nota alle persone dotate d’un minimo di cultura.
Ø Da quelle parti si aggirava anche tal Giuseppe Garibaldi, personaggio che ritroveremo nella lotta per l’unità d’Italia; anche lui massone. Troveremo anche I Savoia, egualmente non distanti dalla massoneria. I libri di storia ci raccontano che le camice rosse dei mille erano state un gentile omaggio dell’Inghilterra. Ma solamente le camice rosse? A quanto sembra un altro massone, Nino Bixio, smazzettava abbondantemente I generali borbonici in Sicilia. Non ci vengano a raccontare che circa mille uomini, armati di buoni ideali ma male equipaggiati da un punto di vista bellico, sono stati capaci di sconfiggere un esercito borbonico di dodicimila uomini, per coglioni che fossero! Vogliamo leggere un libricino di Sciascia che ci illumina in proposito? Si chiama “Cronichette”.
Continuiamo con la storia d’Italia. I libri di storia (sempre quelli per il popolo bue) raccontano d’un re, Umberto I, che veniva considerato una specie di padre (la dizione “re buono” andava di moda). Molti altri, invece, lo consideravano una gran carogna. Quest’ultima valutazione era dovuta al fatto che Umberto I aveva dato l’ordine a tal generale Bava-Beccaris di sparare sui lavoratori che dimostravano per aver riconosciuti I loro diritti, l’uguaglianza etc. Ovviamente questo punto di vista è tipico di storici leggermente antimonarchici, ma certamente più onesti. Inutile dire che il “re buono” era invece una creazione di biechi conservatori o di aprioristici adoratori dei Savoia.
In fondo, gli storici avrebbero potuto raggiungere un onorevole compromesso scrivendo la pura verità: Umberto I, il re cornuto. Tutti, infatti, sanno che la regina Margherita amava sollazzarsi a corte e fuori corte alla faccia del suo vetusto consorte.

Grande guerra: Caporetto. Quanti libri ci raccontano che le linee italiane furono sfondate mentre il capo in seconda, dopo Cadorna, ovvero quello che poi divenne il Maresciallo Badoglio, stava passando la nottata in un confortevole letto (alcuni aggiungono: d’un bordello)? Anche lui piemontese e massone, lo ritroveremo più avanti, quando fu chiamato da Pippetto a succedere a Mussolini.

Andiamo al 1922, chez Pippetto.
Si presentano a corte dei personaggi (tutti industriali piemontesi) capeggiati da Giovanni Agnelli, fondatore della FIAT. Questi consigliano sua maestà, loro compaesano per la precisione, di accettare le profferte d’amore d’un tal Benito, “che, in fondo, è un bravo guaglione”. Il discorso è chiaro: l’alternativa comunista che bussa alle porte disturberebbe non poco gli industriali. Gli attori della scenetta e I loro discendenti hanno accuratamente evitato che si parlasse troppo dell’episodio che, guarda caso, anticipa di molti anni il fenomeno delle schedature alla FIAT, dei magheggi con I personaggi politici, dell’ottenimento della cassa integrazione etc.etc.
E quindi Benito impazza. Fa molte cose buone, anche se gli storici cercano sistematicamente d’ignorarle. Ne fa anche di cattive, molte di ridicole.
E gli storici d’oggi, in gran parte nati dopo la caduta di fascismo, nazismo etc., sanno tutto, dico proprio tutto, sul ventennio. Si riempiono la bocca di quanto il popolo italiano abbia sofferto, di quanto il dittatore sia stato odiato. Forse non proprio tutti l’hanno odiato. Forse non proprio tutti hanno criticato al momento giusto le decisioni sbagliate. Non mi risulta che molti, neanche quelli che alla salute dell’anima erano preposti, abbiano condannato ufficialmente le leggi razziali all’atto della loro promulgazione. C’è in fondo una scusante: tutti I papi, I politici, gli storici ad uso popolo bue, avevano sempre attribuito la colpa della morte di Cristo agli Ebrei. In realtà, Gesù era stato ucciso dai Romani, I quali lo consideravano molto, ma molto scomodo. La prima soluzione però faceva molto comodo alle autorità religiose cristiane che così riuscivano più facilmente a piazzare il loro prodotto. Sradicare un convincimento di questa portata ha richiesto tutti i duemila anni trascorsi da allora.
La borghesia (ohi, ohi che razza abietta), ma non solo la borghesia, ha sempre, in maggioranza, approvato la politica del gran capo fino al momento in cui detta politica non ha comportato sacrifici e rinunce un po’ pesanti per l’italiano medio.
Dimenticavo! Badoglio ricompare nel periodo più disgraziato della storia italiana. Sembra quasi che Pippetto avesse dei legami (massonici di sicuro, ma anche altri?) con il controverso personaggio. In questa occasione tutti si adoperano, Pippetto in testa, per fare la peggiore figura che grandi figure dello stato possano fare.

Siamo un po’ onesti! Quando gli eventi sono vissuti in prima persona se ne conserva una “cronaca”. Questa, in generale, è veritiera. In effetti, mi riconosco cronista a partire dalla sfilata romana in onore di Hitler, dalla Mostra dell’Autarchia, certamente a partire dalle prime carte annonarie.
A valle della cronaca viene la storia, in altre parole un’ammucchiata di considerazioni tarate da schieramenti politici, dall’economia, da simpatie ed antipatie, dall’eventuale imbecillità o ignoranza di colui che la scrive. Pur utilizzando documentazione di base affidabile, gli storici danno un’interpretazione di parte, perché di parte sono, i-ne-vi-ta-bil-men-te.
Un discorso tra ”storici” mi ricorda quei dibattiti, spesso roventi, che rabbi decrepiti svolgono da oltre cinquemila anni sull’interpretazione d’alcuni passi delle Scritture. E questo nel migliore dei casi! Molto spesso la complicità tra storici allineati è talmente sfacciata da dare origine a un coro di condanne e disapprovazioni per determinati personaggi ormai considerati come “andati a male” o “indifendibili”.
Altri personaggi invece, vengono ripescati dall’ombra. Se ne esaltano le doti, le grandi virtù, il PENSIERO. Talvolta idee ed azioni dell’uno vengono equamente distribuiti anche sugli altri. Esempio: due di loro pensano “Viva La Libertà”. Uno di loro va in giro, lo dice, si fa dieci anni di galera. L’altro vive all’ombra delle disgrazie del primo, ma tutti e due, vent’anni più tardi, vengono definiti ‘eroi’. Mi sembra molto scorretto: nei confronti del primo ovviamente, e nei confronti di noi popolo bue che, al posto d’un eroe, ne troveremo due, dieci, mille, tutta una popolazione.
Questo è quanto ci propinano gli storici. Onestamente bisogna riconoscere che non sempre il fenomeno è dovuto a cattive intenzioni; molto PEGGIO quando è dovuto a ignoranza.
Perché dico questo? Perché da anni stiamo attraversando periodi di rivalutazione di individui incompetenti, se non addirittura abietti, che hanno certamente lasciato tracce più simili alla bava d’una lumaca che non all’impronta d’un gabbiano.

Il 4 giugno 1944 gli Alleati entravano a Roma. Tutti I Romani ricorderanno l’ingresso trionfale e il passaggio delle colonne di mezzi e soldati a porta San Giovanni, passaggio durato ininterrottamente per diversi giorni. Piovevano pacchetti di chewing gum, di cioccolato, di sigarette, lanciati dai militari americani che così volevano anche dimostrare la differenza tra Liberatori e Occupanti.
Ma la vera storia era già stata scritta un paio d’ore prima, quando le prime pattuglie risalivano la via Emanuele Filiberto verso piazza Ettore Muti, pardon, piazza Vittorio. Ho visto un gruppo di soldati americani avanzare su un lato della strada. Lungo il marciapiede opposto camminavano con difficoltà due soldati tedeschi che sorreggevano un terzo militare ferito. Lo sguardo degli americani diceva: vorremmo tanto aiutarvi, evitare di prendervi prigionieri, permettervi di fuggire e alleggerire la vostra situazione. Nessun astio. Nessun disprezzo. Solo pietà e rispetto.
A duecento metri di lì, nel tunnel di Santa Bibiana, un gruppo di persone, giustamente esasperate dalla lunga occupazione tedesca, aveva bloccato una dozzina di soldati della Wehrmacht in ritirata e li stava pestando. Attenzione! Tutti sapevano già che a pochi metri da loro c’era il potente esercito alleato!
I due eventi sono cronaca e storia, ma nei libri non li troveremo mai, così come non troveremo mai migliaia d’altri episodi, fossero essi eroici, squallidi, esaltanti o deprimenti.
Nessuno di noi ama essere truffato. Però, siamo continuamente oggetto di truffa.
Le fosse di Katyn, in Polonia (per chi non lo ricorda, 18,000 tra intellettuali, professori universitari e ufficiali polacchi trucidati) furono opera dell’armata rossa. L’EIAR (la RAI dell’epoca) lo comunicò subito dopo la scoperta delle fosse. Finita la guerra, Katyn divenne sinonimo della crudeltà...nazista. Solo in tempi più recenti è stato restituito a Stalin il merito dell’operato, sempre però con il commento escusatorio: in quegli anni i russi collaboravano con i tedeschi per spartirsi la Polonia! Perché? Gli italiani non collaboravano con i tedeschi per spartirsi la Jugoslavia? Il nostro esercito non massacrava la resistenza in Montenegro? (Visitate il monumento alla memoria delle vittime delle fucilazioni poco fuori Katar). Vietato parlarne? Negli altri paesi se ne parla (Francia 1970). Da che pulpito etc.: chi nella Francia del 1970 osava parlare delle camere a gas che il generale Massu aveva fatto installare ed aveva ampiamente, anche se solo artigianalmente, utilizzato in Algeria? Chi è riuscito a vedere in Francia il film di Gillo Pontecorvo „La battaglia d’Algeri“? Il più pulito cià la rogna, si dice a Roma.
Purtroppo, la considerazione da fare è ancora più deprimente: lo storico non può e non deve raccontare cose troppo destabilizzanti al suo popolo bue di lettori.
Un piccolo dettaglio: ho lavorato per oltre cinque anni a Parigi. Ufficio sui Champs Elysèes (che culo, eh?). Edicola internazionale sul marciapiede di fronte all’ufficio. Erano gli anni sessanta: De Gaulle impazzava. I giornali italiani a quei tempi non erano stampati a Parigi in simultanea con l’Italia bensì arrivavano con i primi voli del mattino. Alle undici e trenta del mattino c’era quindi il Corriere della Sera in edicola. Lo compravo regolarmente. Salta un numero. Ne salta un altro. „Sa, l’aereo era molto in ritardo etc.“
Chiedo a un amico italiano di conservarmi la raccolta di due mesi del Corriere. Quando finalmente ho l’opportunità di confrontare la mia raccolta con la sua, constato (in realtà senza troppa meraviglia) che tutti I numeri a me mancanti contengono articoli piuttosto pesanti nei confronti di De Gaulle. La censura noi? Ma sei matto? Noi…la rivoluzione…liberté, égalité, fraternité…le guerre contro I tedeschi…
Nel mio piccolo, non ho contribuito a fabbricare un po’ di storia?
Ne sono però rattristato. Quelli che non sono “osservatori” come il sottoscritto, devono sorbirsi il contenuto di uno dei tanti Le Monde, Repubblica, NYTimes, Corriere, Stampa etc., purtroppo uno per volta, senza troppe possibilità di confronto. Almeno, ai tempi dell’URSS, c’era la Pravda, sempre bella rossa, ma inequivocabile. Questo era un vero punto di riferimento considerato falso a priori, ma pur sempre qualcosa.
Oggi? Non esiste un punto di riferimento: le Simone sono eroine; Quattrocchi e Co. dei biechi mercenari. Il calzolaio spagnolo ha fatto bene a ritirare I suoi. Berlusca invece: “No Martino! No parti!” (Risatina, per favore!)

E ancora cronaca. Certamente non storia.
Prima di trasferirmi nei lussuosi uffici dei Champs Elysées, lavoravo a Copenhagen come ingegnere presso una ditta danese.
Anno 1962: vengono pubblicati due libri su Mussolini, ambedue in lingua inglese. Uno dei due era stato scritto da un professore di storia inglese che durante la guerra era stato inviato come ufficiale sul fronte di Cassino, l’altro dalla signora Laura Fermi, vedova del premio Nobel Enrico.
Un giornalista della radiotelevisione danese, John Danstrup, chiede a un amico comune italiano di scrivere una recensione dei due libri. Questo amico comune, che chiameremo con il suo vero nome Elio, parla e scrive un danese assolutamente perfetto, ma non conosce(va) l’inglese. Quindi chiede a me di leggere e buttar giù la recensione in italiano-danese maccheronico. Una volta discussa e ripulita (lavando I panni nel Sund, direbbe il Nostro), verrà registrata su nastro da Elio e consegnata a radio Copenhagen.
I ventiquattro minuti di trasmissione saranno un successo. Ne scriveranno tutti I giornali. Sia ben chiaro: ancor oggi, rileggendo il mio testo, non riesco a giudicare se sia stato scritto da un fascista, da un comunista, da un anarchico o da una persona qualunque. Si tratta di pura recensione senza alcun fine politico.
Per evitare eventuali inesattezze storiche, avevamo anche sottoposto il testo finale al consigliere politico dell’Ambasciata d’Italia (di cui non faccio il nome per amor di patria). Questo gentil signore non andò più in là del titolo. Ci fece il seguente discorso: “anche se residenti in un “paese lébbero e democratteco come la Danemarcca e cittadini d’un paese lébbero e democratteco come l’Italia, argomenti del genere dovvete trattare,ah?”.
Giovani ed entusiasti ci precipitammo a radio Copenhagen e ottenemmo il successo di cui sopra, accompagnato però da una bella schedatura da parte dei Servizi italiani. Alla faccia della “lebbertà e della democrazia” regnanti in Italia!

Sempre cronaca, mai storia!
Solo per un caso ho lasciato Parigi la sera in cui sono scoppiati I disordini del maggio ’68. Sono arrivato a Roma in treno insieme a moglie e figlio la mattina successiva. Notizie contrastanti alla televisione italiana: la rivoluzione s’estende a tutta la Francia; gli operai della Renault s’uniscono agli studenti; Pompidou, a Roma per discutere con il Papa del futuro delle scuole cattoliche in Francia, rientra precipitosamente a Parigi da dove De Gaulle è fuggito.
Dov’è De Gaulle? A Baden Baden (kommandantur delle forze d’occupazione francesi in Germania), presso il suo amichetto (criminale di guerra? Si saprà mai se sì?) generale Massu. Caro Massu, schierami una bella divisione corazzata intorno a Parigi. Così quegli ingrati impareranno a trattare un po’ meglio questo vecchio combattente che tutto ha dato per il suo paese e blà, blà, blà.
Sempre per caso, passando dal Belgio, incontro I mezzi corazzati che bloccano tutte le vie d’accesso a Parigi. La mia macchina, Hertz belga guidata da passaporto italiano, passa senza difficoltà i posti di blocco. Stranamente, nessuno di questi è al confine con il Belgio, confine lasciato completamente sguarnito. Sono tutti distribuiti nei paesini della gita domenicale, forse perché ci si mangia bene.
A Parigi nei supermercati si trova solamente foie gras e champagne. Pane, carne, broccoletti e tutti I commestibili più popolari sono scomparsi. Traffico vicino a zero: manca la benzina. Mortalità quasi nulla.
In ufficio mi chiedono perché sia rientrato e mi consigliano di tornare in Belgio dove tutto certamente funziona. Infatti, la sera stessa riparto e supero senza difficoltà la cintura d’acciaio di Massu.
Rientrerò a Parigi tre settimane più tardi. Pompidou ha trattato, non tanto con gli studenti, quanto con gli operai. Dieci per cento d’aumento a tutti e la situazione si risolve per incanto. Risultato: io, che già guadagnavo piuttosto bene, mi ritrovo con un aumento d’entità pari a un intero stipendio d’un operaio Renault. Pompidou avrebbe dovuto scrivere un trattato: “Del come fregare I sindacati”.

Storia o cronaca? Andiamo avanti.
Anni ’70. Per lavoro mi reco spesso in URSS. Sono I tempi di Breshnev.
Incontro decine di persone dei vari ministeri, quasi tutti burocrati. Fa eccezione un certo dottor Spartak (faccio il suo nome per due ragioni: ne parlo solo bene e con grande ammirazione; secondo: purtroppo è morto negli anni ’80). Questi, oltre ad essere un economista d’eccezione, fa parte di un’organizzazione molto mal vista dal governo centrale, diciamo qualcosa del tipo “Mosca Nostra”.
Riunioni di programmazione, progetti, raccolte di contributi, contrattazioni in nero, tutto per salvare monumenti dell’antica Mosca, in gran parte monasteri piuttosto malconci a causa dell’incuria e del degrado.
Ricordo una domenica di sole splendente quando Spartak mi conduce al monastero Donskoy dove “in attività” c’è solo il cimitero annesso. I monumenti funebri risalgono all’ottocento. C’è la tomba di famiglia dei principi Galizin e di altri nobili moscoviti (non molti, dato che in quei tempi la dolce vita russa si svolgeva prevalentemente a Pietroburgo).
Spartak si ferma in prossimità d’una tomba molto semplice posta quasi al centro della necropoli, sussurra: non guardare mai verso I quattro angoli del portico che circonda quest’area. Ora dimmi: cosa vedi di diverso in questa tomba antica? Rimango interdetto. Automaticamente sarei portato a guardare verso il portico, capisco però che da lì qualcuno sta guardando noi; mi trattengo. Osservo la tomba. Non vedo niente. Spartak insiste. Ancora niente…poi, sì ci sono dei fiori. Su nessun’altra delle vecchie sepolture ci sono fiori. Spartak: usciamo; poi ti spiego.
La tomba è quella d’un tenente della guardia imperiale, anni 1850-1860. Il tenente aveva molte idee progressiste che davano non poco fastidio allo zar e al suo entourage. Fu internato in una clinica per malattie mentali dove poi morì.
Breshnev aveva ereditato il vizietto di far internare I suoi avversari in manicomi di stato. I dissidenti russi avevano perciò scelto il tenente della guardia imperiale come simbolo del loro movimento e ogni giorno comparivano fiori freschi sulla sua tomba senza che I KGB, appostati nel portico, riuscissero ad individuare il responsabile.
Questa sì lo confesso, non è storia…è l’espressione poetica d’un popolo meraviglioso!

Anno 1983: Kuwait. Stiamo completando la costruzione d’un impianto nell’area industriale del porto di Shuaiba. Quest’area si trova ad una trentina di chilometri in linea d’aria dallo Shat-al-arab (Irak) e a venti chilometri dal confine Saudita. Di fronte, sull’altra sponda del golfo, c’è l’Iran.
L’eco dei bombardamenti iraniani su Bassora arriva come un tuono continuo. L’aviazione kuwaitiana sorveglia regolarmente I suoi confini utilizzando prima vecchi F -qualcosa americani, poi MIG ultima generazione.
Si capisce bene da che parte stiamo. Almeno due volte la settimana, durante la notte attraccano al porto di Shuaiba navi cariche di armi, soprattutto pesanti (carri, cannoni, camion, missili) che subito partono in convoglio verso l’Iraq. Sbarcano anche quantitativi enormi di grano. I camion ne perdono una piccola quantità lungo la strada. Ai lati della strada I semi germogliano grazie all’umidità della notte così che la separazione deserto-asfalto è ora realizzata mediante una bellissima aiuola verde.
Nazionalità delle forniture? Tutto è rigorosamente coperto da teli; sporgono solo I musi d’alcuni camion che sembrano di fabbricazione ceca. Le bandiere delle navi che trasportano tutto questo materiale sono le più varie e quindi non forniscono indicazioni. Noi comunque siamo ufficiosamente invitati a non vedere.
La mattina del 13 dicembre, alle 10 esatte ora locale, sei kamikaze entrano in azione (si scoprirà che sono sciiti iraniani d’accordo con un paio di kuwaitiani).
Obiettivi: l’ambasciata americana a Kuwait City, il centro di comando della distribuzione d’elettricità in Kuwait, un quartiere residenziale abitato da famiglie americane, un impianto di hydrocracking a meno di cento metri dal nostro cantiere, la torre di controllo dell’aeroporto, altro obiettivo non rivelato.
In totale muoiono 23 poveri Bangladesh in fila all’ufficio consolare dell’ambasciata americana mentre erano in attesa di visto. Tre dei kamikaze ci lasciano le penne, come da copione. Gli altri, probabilmente forniti d’un quoziente intellettivo più alto, sono saltati dai veicoli in corsa. La giustificazione dell’attacco è ovvia: il Kuwait aiuta l’Irak contro l’Iran.
Ci siamo salvati per un pelo, grazie alla vigliacca intelligenza del kamikaze di nostra competenza. Si consideri infatti che un reattore d’hydrocracking contiene idrogeno a 120-130 atmosfere di pressione. Saltando dal camion, carico di bombole di gas, il mancato kamikaze ha lasciato che questo andasse a disintegrarsi contro un pilastro di cemento. Questo pilastro era comunque a non più di trenta o quaranta metri dal reattore e a cento metri dalle nostre baracche di cantiere.
Questa è la cronaca. Non ho mai verificato se più tardi sia diventata anche un piccolo paragrafo in qualche libro di storia. Considerando la notevole dose di sedere avuta, questo sarebbe per me assolutamente irrilevante.
Dimenticavo: per evitare che lasciassimo in braghe di tela l’industria kuwaitiana, le autorità del paese hanno sequestrato immediatamente I passaporti di tutti noi tecnici stranieri.

Altra cronaca? Da dove cominciamo? Dal fermo e conseguente cattività d’una nostra squadra di lavoro in Kuwait al momento dell’invasione Irakena? Dal loro trasferimento a Bagdad per essere usati come scudi umani durante la prima guerra del golfo? Se la sono cavata con un mesetto di prigionia: sono stati scambiati con due carichi di medicinali.
O dal sequestro di due miei colleghi in Colombia? Solo sette mesi di cattività corredata della perdita di venti chili di peso.

O dalla storia del direttore di progetto d’una ditta con cui collaboravamo in Colombia che, al suo arrivo dall’Italia è stato sequestrato dalle sue stesse body guards, che lo attendevano in aeroporto, e sottratto così al sequestro della guerriglia locale?

O dalla storia di tante body guards preziose per la protezione di persone troppo esposte, pronte a intervenire, pronte a guadagnarsi correttamente ed onestamente la loro parcella?

Ma questa non è storia. Spesso non fa neanche cronaca.

Franco









Thursday, October 21, 2004

QUANTI SONO?


Molti anni fa fu annunciato dal governo allora in carica (anni ’70?) l’inizio dell’operazione “scioglimento dei cosiddetti Enti Inutili”.
Gli enti in discussione furono elencati (tutti ?) ed esposti al ludibrio delle genti. Elencate insieme ad altri enti, apparvero così organizzazioni che si occupavano dell’elargizione degli indennizzi ai terremotati di Messina (anno 1908 ovvero inizio secolo ventesimo), dell’assistenza ai reduci della prima guerra mondiale e decine (o centinaia?) d’altre amenità molto ma molto simili.
Per non inimicarsi troppo il Vaticano, il governo del tempo salvò alcuni enti di chiara matrice religiosa ed evitò accuratamente di definirli Enti Inutili. Altri sopravvissero grazie alla complicità di quei politici che avevano coltivato, all’interno di molti degli enti in discussione, il loro giardinetto di clientele e i relativi pacchetti di voti. I sindacati fecero la loro parte protestando per il rischio di creare disoccupazione. La filosofia era: meglio essere pagati per non fare un tubo, ma facendo finta di fare, piuttosto che rischiare di doversi cercare un’occupazione vera.

Sono passati circa cinquant’anni da quando la definizione “enti inutili” è stata introdotta..
Molti degli enti inutili sono sopravvissuti o sono stati ribattezzati con nomi diversi. Molti altri, apparentemente altrettanto inutili, sono nati. Altri mostrano una tendenza molto sospetta a creare dei doppioni di Enti preesistenti, ma non immediatamente inutili, di cui non si sentiva, né si sente, la necessità.
Alla fine degli anni ’90 erano ancora 365 gli enti "inutili", così definiti nel 1957, che restavano in attesa di “scioglimento”.
In origine ne vennero individuati in totale 823 e tutti furono messi in liquidazione, ma in realtà in oltre 40 anni ne sono stati chiusi effettivamente solo 458. Gli altri sopravvivono nella forma della gestione liquidatoria.
Esempio:
L’ ONPI (Opera Nazionale Pensionati d’Italia) è un ente istituito nel 1948 con lo scopo di prestare assistenza ai pensionati ed ormai disciolto.
A suo favore veniva ancora trattenuto negli anni ’90 un contributo di 20 lire da ogni pensione pagata dall’INPS, tanto che l’Istituto di previdenza ogni anno riscuoteva 4 miliardi a tale titolo. Oggi? Boh!

Enti, che in origine, forse troppo inutili non erano, ma lo sono diventati.
Esempio:
Alle dipendenze della Ragioneria dello Stato era stato creato l’IGED, l’Ispettorato Generale Enti Disciolti, che negli anni ’90 occupava circa 300 funzionari e costava complessivamente 26 miliardi l’anno.

Analizziamo anche il fenomeno più recente delle Organizzazioni Non Governative riconosciute dallo Stato Italiano, il che vuol dire che sono sostenute anche da noi contribuenti. Molte di queste, probabilmente la maggioranza, svolgono correttamente il loro lavoro e prestano opera insostituibile d’assistenza in aree disastrate del mondo. Cerchiamo però di capire se gli sforzi di una ONG non coordinati con quelli dell’altra, attiva nello stesso campo, o in un campo immediatamente contiguo, non creino situazioni di spreco e di mancanza d’efficienza. Forse i tecnici del settore hanno un concetto d’efficienza non coincidente con quello che uno si aspetterebbe.
Esempio:
AVAZ - Associazione Volontari per lo Sviluppo dei Popoli.
ABCS - Associazione Bertoni per la Cooperazione e lo Sviluppo nel Terzo Mondo.
ACS - Associazione di Cooperazione allo Sviluppo.
AICOS - Associazione per gli interventi di Cooperazione allo Sviluppo. AIDOS - Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo.
APS - Associazione per la Partecipazione allo Sviluppo.
CESVI - Cooperazione e Sviluppo
COMI - Cooperazione per il Mondo in via di Sviluppo
COOPSVIL - Cooperazione e Sviluppo
COSPE - Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti
CVCS - Centro Volontari Cooperazione allo Sviluppo
ESSEGIELLE - EsseGiElle Cooperazione Internazionale
ISCOS - Istituto Sindacale per la Cooperazione allo Sviluppo - CISL
MSP - Movimento Sviluppo e Pace
MAIS - Movimento per l'Autosviluppo, l'Interscambio e la Solidarietà
MOCI - Movimento per la Cooperazione Internazionale
NEXUS - Ass. di cooperazione e di solidarietà internazionale
NSS - Nuovi Spazi al Servire Istituto per la Cooperazione con i Paesi in via di sviluppo
OS - Operazione Sviluppo
SPS - Solidarietà Pace e Sviluppo
SUCOS - Solidarietà Uomo Cooperazione Sviluppo
Possiamo ben affermare che “Solidarietà”, “Cooperazione” e “Sviluppo” la fanno da padroni.

Alcune ONG hanno poi delle denominazioni di difficile comprensione:
AFMAL FBF – Associazione
AGENZIA N. 1 - Agenzia n. 1 di Pavia per Ayamè
RTM - Reggio Terzo Mondo
UCODEP – UCODEP

Qualche anno fa esisteva “Velletri per il Malì”. Non riesco più a trovarlo nell’elenco delle ONG. Però, nell’elenco del ministero competente compare: VOSS - VOLONTARI PER LA SOLIDARIETA' E LO SVILUPPO, che, guarda caso, ha una sede a Velletri.

Nei vecchi elenchi (anni 2000-2001) comparivano anche molti “Nord per il Sud” e simili. Il titolo non precisava se lo scopo delle ONG così identificate fosse quello d’aiutare la Calabria e la Sicilia oppure qualche Paese Africano.

Nel 2001 un sito ben noto (Kataweb, ovvero l’Espresso, ovvero De Benedetti) forniva anche le istruzioni e l’elenco dei requisiti per poter creare una ONG.

Non viene il sospetto che una parte (non tutte, fortunatamente!) di queste ONG sia stata creata e “riconosciuta” più per ottenere sussidi dal pubblico e donazioni dal privato amministrando così cifre tutt’altro che disprezzabili e inventando, allo stesso tempo, “posti” di lavoro?
Non viene anche il sospetto che alcune ONG, pur assolvendo compiti encomiabili, svolgano un’azione di penetrazione politica gestita da partiti di casa o da movimenti sopranazionali?
Ovviamente non mi riferisco qui a organizzazioni del tipo Caritas, Medici senza Frontiere, Filo d’oro o Sant’Egidio. Fortunatamente, le organizzazioni serie sono molte; lavorano là dove noi rifiutiamo d’andare, in condizioni di grande pericolo e affrontando difficoltà spesso insuperabili.

Però, se oggi facessimo l’elenco di Enti Inutili, Doppioni o Fasulli, e di quelle ONG artatamente legittimate, ne analizzassimo scopi e contenuti, forse chiederemmo a gran voce di tornare agli 823 pezzi elencati nel 1957 e mai completamente disciolti!
Un politico affermava: finché c’è politica c’è speranza. Più onestamente avrebbe dovuto affermare: finché ci sono politici, c’è (per loro) speranza.

Franco

Sunday, October 10, 2004

DISPARITA’
Di
TRATTAMENTO



A Jessica e Sabrina

Ø non hanno dato dolcetti

Ø non hanno regalato un esemplare del Corano


hanno solo illustrato brevemente, ma chiaramente, cos’è l’Islam.

Franco

Sunday, October 03, 2004

HOW TO COUNTERACT
THE ISLAMIC ENERGY WAR



The Islamic energy war is achieving very rapidly all the goals that, even the most pessimistic western forecasts, would have taken into account.
Nigeria has added to the number of the countries strangling the Western World with energy shortage. For the time being, the Western Countries still rely upon the possibility of balancing the present shortage with the future supplies of gas from the fields of Kazakstan and Turkmenistan, but the implementation of the enormous works needed to bring this energy to the Mediterranean and to the Indian Ocean still requires long time. In the mean time, unless alternative solutions are found, the Western Countries economies will not survive. We should not forget that both Kazakstan and Turkmenistan are Islamic Countries too. Nobody is able to predict its future position.

What should we do?

  • Reduce sharply and suddenly the energy consumption in the western world. Suddenly is necessary in order to leave unsold huge quantities of oil. Simultaneously, introduce heavy and efficient control to avoid oil smuggling and black market. Six months are needed.
  • Introduce a revival of the nuclear energy to produce electricity. Three years are needed. Anyhow, something is already being done.
  • Start immediately the construction of natural gas pipelines from the largest fields in the world (Russia) through non-islamic territories: for instance, Siberia-Alaska, Finland-Scandinavian countries. Two to three years are needed to achieve the very first results.
  • Start the production of synthetic liquid fuels. Immediately available technologies are GTL (Gas To liquid) based on the Fisher-Tropsch process and Methanol, both from natural gas. Let’s not forget that 25 to 40 months are needed for the implementation of large size projects. Start them now, but not in the ME countries: in Russia, please!

Question:

  • Who is (a single brain, or may-be a council) the co-ordinator of the Islamic energy war?
    Can we counteract economically this action by extinguishing its financial resources?

Alternative solutions:

  • Only one: surrender to Islam and its civilization, somewhat different from the Western way of living. If you like this solution you should do nothing. If you don’t like it ... please, think of the aforementioned more technical solutions.

Franco

Friday, October 01, 2004

SIMONIA


La simonia nasce con Simon Mago dal quale ne deriva il nome.
Simon Mago, infatti, avrebbe voluto comprare da Pietro il potere di utilizzare a suo piacimento lo Spirito Santo riservandosi il diritto di convocarlo ed offrirlo ad amici e conoscenti quando più gli fosse aggradato.
Chiaramente, in cambio di tale potere, Simon Mago era disposto a pagare una congrua prebenda al buon Pietro, che però rifiutò l’affare proposto.
La cosa non finì lì. Si sparse la voce che si sarebbe potuto fare affari d’oro commerciando in quei poteri generalmente riservati a religiosi d’alto grado. Detti poteri, che all’inizio riguardavano per così dire solamente l’anima, si estesero in seguito anche a quei privilegi che erano accordati alle alte cariche religiose, principato in più o in meno.
L’argomento era diventato scottante, tanto che se ne discusse seriamente nel sesto secolo, in almeno tre concili della Chiesa. Il risultato fu, mi sembra, un insabbiamento della questione e un fiasco completo per coloro che avevano montato il caso. Probabilmente ne venne fuori solo una qualche minaccia di scomunica; ma il vizietto restò. Anche il buon Dante si dovette occupare di sistemare i simoniaci in un qualche girone dell’inferno.
Il sistema d’allora non differiva troppo da quelli attuati oggi generalmente al di fuori delle organizzazioni religiose. Ad esempio, un bel notariato non raramente è oggetto di commercio. Il notariato, in fondo, non differisce in nulla dai poteri dell’alto prelato: è protetto dalle autorità superiori, entra spesso nella vita privata dei suoi clienti, manovra là dove ritenuto opportuno, permette di ottenere prebende non disprezzabili, diviene spesso ereditario. Unica differenza apparente: non si occupa dell’anima del cliente se non nel momento in cui questo se ne separa.
Non si risentano i notai: cose altrettanto amene accadono con alcune cattedre universitarie, con la posizione di primario in qualche nosocomio, con la posizione preminente in un ente di prestigio collegato in qualche modo con lo stato, o da questo sponsorizzato.
Il povero Spirito Santo cosa c’entra in tutto questo? Questa domanda se la farà di sicuro Pietro, oggi santo, mentre si riposa tra un Lavazza e l’altro.
Proviamo a sostituire Spirito Santo con Fama, Popolarità, Potere. Adesso possiamo rispondere a Pietro.
Queste tre entità, se riunite nella stessa persona, rappresentano qualcosa di gran lunga superiore al notariato, al professorato etc. Sono nella realtà l’equivalente dello Spirito Santo. Il popolino resta soggiogato dagli attributi sopra indicati.
Come conquistare questi superdotati per una campagna politica? Innanzi tutto classifichiamoli.
Le veline: sono certamente popolari, ma niente di più. Altrettanto dicasi per le varie miss. Tutte potranno avere un certo successo, anche economico, ma da questo alla fama e al potere ce ne corre. Non sono immediatamente commerciabili. Non sono quindi benvenute nel circuito della simonia dove seni e gambe non sono sufficienti anche se accompagnati da un bel visino.
I giornalisti televisivi: possono sfruttare una pubblicità praticamente gratuita e senza fondo per conquistare posizioni di potere. Abbiamo già vari esempi di questa categoria. Attualmente, oltre a quelli già piazzati nel parlamento europeo, si sta preparando il lancio di almeno un altro paio (o sono molti di più?) che correranno, senza troppe spese, per le regionali. Qui sì che si può parlare di simonia perché ci si vende, non una capacità politica, bensì un’immagine ben costruita, spesso a spese del contribuente. Fama, popolarità e potere mediatico, ci sono tutti.
Gli sportivi: sono un po’ passati di moda dopo che molti di essi sono stati ingloriosamente trombati o, ancor peggio, a causa dell’ incapacità mostrata da quelli eletti. D’altro canto non possono vendere che un po’ di popolarità.
Gli eroi televisivi: questi sono ancora da classificare in sottocategorie. Ci sono conduttori di programmi, personaggi veri, personaggi creati ad arte, amici degli uni e amici degli altri. Anche in questo caso c’è un commercio d’immagine incredibile e piuttosto ripugnante, il quale commercio va solamente a scapito dei personaggi veri, qualora ve ne fossero. Questi usa-e-getta non sono necessariamente personaggi da proporre quali candidati per un’elezione; è sufficiente che forniscano la propria immagine a un determinato partito, che trasmettano cioè, secondo le migliori procedure simoniache, il loro pacchetto di verginità politica e di idealismo.
Tra gli ultimi personaggi prêt-à-porter ce ne sono d’ogni tipo. Vanno dal sociale al letterario, dalla mistica allo spettacolo. So d’esagerare e non intendo offendere nessuno, ma non mi meraviglierei di trovare presto in giro manifesti che, grazie all’apporto di eroi del Grande Fratello e dell’Isola dei Famosi, propongano ai potenziali elettori una determinata linea politica.
L’offensiva ultima è più originale: propone anche personaggi creati ad hoc. Nati per caso, sono stati forgiati e sagomati in tutta fretta; sono convincenti quanto basta; fanno presa sul popolo, in particolare fanno breccia nel core ‘e mamma. Che altro desideri dalla vita se questi, bambole o bambolotti, danno l’impressione di serietà, sofferenza, dedizione, potere e volontà? Il pacchetto dei pregi, il loro Spirito Santo per capirci, passerà rapidamente di mano e permetterà il suo sfruttamento per scopi politici.
Un solo fatto mi consola e mi rassicura: non vedo schierato, anche se dotato di fama, celebrità e di assoluto potere mediatico, colui che considero il migliore dei migliori inviati in Iraq. Lui, Toni Capuozzo, così obiettivo ed indipendente nelle sue analisi, spigoloso, coraggioso e capace di decidere le proprie azioni, certamente non potrà mai essere accusato d’essere coinvolto in un qualsiasi business di tipo simoniaco.

Franco
ORRORE! ERRORE! TERRORE!


Oggi, 1° ottobre 2004, alle 8 circa del mattino La 7 trasmetteva uno di quei programmi d’approfondimento cui partecipavano, tra gli altri (stavo facendo colazione, dovevo smaltire ancora I postumi del sonno; per questo non ricordo tutti e me ne scuso) l’on De Michelis, il giornalista della Stampa con baffi grigi (credo si chiami Giulietto) e un volto per me nuovo, indicato come Magistrato che si occupa di reati di terrorismo o qualcosa del genere (non ne ricordo il nome).
Vorrei commentare proprio le dichiarazioni di questo signore. In sintesi: il terrorismo è quello che abbiamo registrato e registriamo in giro per l’ Occidente (vedi stragi della stazione di Madrid) non quanto avviene in Iraq poiché quegli avvenimenti sono da considerare azioni in un paese in guerra. Mi scuso per la non completa fedeltà di quanto qui riportato. Il senso comunque era quello. In ogni caso faccio notare che non ho usato virgolettati.
E questo a meno di ventiquattro ore dalla strage di 34 bambini a Bagdad!
Immagino che quei TDC dei Kamikaze che hanno provocato la strage conducessero un’azione di guerra, non di terrorismo. Meritano a pieno la definizione di guerriglieri, non di terroristi. L’Imam o gli Imam che li hanno indotti al suicidio eroico non sono dei grandissimi FDP, nò, sono dei capi che inducono le proprie milizie al sacrificio estremo per la gloria dell’Islam e per le famose 72 verginelle (ma ne è avanzata qualcuna?) che il sommo offre loro al posto del caffé Lavazza.
Il sullodato magistrato dimentica che il Vento Divino giapponese andava a colpire portaerei americane e non gente inerme. Dimentica che molti dei bombardamenti degli alleati durante la seconda guerra mondiale furono definiti (giustamente) terroristici, anche se in guerra c’eravamo. Terroristico è stato l’attacco a Dresda. Terroristico l’attacco a Zara. Terroristici Hiroshima e Nagasaki. E Guernica? Fu il primo bombardamento “terroristico” della storia moderna.
Signor magistrato (non so se Lei istruisca processi, giudichi o rappresenti l’accusa), il terrore è terrore. C’è stato quello dell’Inquisizione, quello della regina Vittoria (guerra dell’oppio e guerra dei Boeri insegnano), c’è stato quello di Hitler, in Germania e nei territori occupati, c’è stato quello di Stalin, secondo a nessuno, vuoi in pace che in guerra, c’è stato quello dei “combattenti” Ceceni in Ossezia. Abbiamo mai fatto distinguo?
Dimentichi la T, signor magistrato. Lo dica: ho parlato per errore di terrore. In tutti I casi è un orrore.

Franco

PS – Le sigle usate mi sembrano proprio self explaining.

Thursday, September 23, 2004

Lettera aperta
al Ministro per i beni e le attività culturali
On.URBANI



Signor Ministro,

La legge n.106 del 15 aprile 2004 prevede il deposito legale obbligatorio di tutti i documenti ”destinati all’uso pubblico e fruibili mediante la lettura, l’ascolto e la visione...”
Scopo dichiarato della legge è ”...conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana...”
All’Art.5 si annuncia la prossima emissione d’un regolamento in base al quale ”...sono individuati il numero delle copie e i soggetti depositari oltre a quelli previsti dall’articolo 1, comma 4 della presente legge.”

Mi consenta, signor Ministro, d’esprimere qualche perplessità riguardo allo scopo dichiarato della legge. Si tratta veramente di voler conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana, compresi i film d’Alvaro Vitali e gli interventi televisivi dell’On.Di Pietro, o non si tratta piuttosto di un’azione di sorveglianza e controllo (non parliamo di censura: questa, di norma, è preventiva) da applicare sistematicamente e capillarmente a qualsivoglia espressione del cittadino? Si tratta quindi d’un Grande Fratello con funzioni allargate? O, peggio, si intende riesumare un MINCULPOP?
Un maligno, ed io lo sono molto, potrebbe pensare che la presenza d’un Grande Fratello statale sarebbe ben giustificata da varie ragioni:

o Sapere in qualsiasi momento come la pensa il cittadino scrittore, pittore, musicista etc. Tutto ciò vale anche con il prefisso ’pseudo’ in quanto non necessariamente professionista né iscritto ad una federazione.
o Scoraggiare le attività del cittadino nel momento in cui dette attività vadano ad invadere, anche se solo marginalmente, campi tradizionalmente (e purtroppo anche legalmente) riservati a potenti federazioni e congreghe. Mi riferisco all’Ordine dei Giornalisti, dei Pubblicisti e simili.
o Impedire che un artista outsider si presenti sul mercato con un suo prodotto (libro, quadro, brano musicale etc.) non avendo perfezionato il suo rapporto (imposto o desiderato?) con la SIAE.
o Sopprimere o limitare il numero di siti Internet che pubblicano materiale scomodo, non solo per un governo, bensì anche per lo stato.

Lei sa bene, signor Ministro, che un blogger può scrivere ciò che vuole in un suo diario personale. Voglio sperare che la legge non voglia intervenire anche su questo. Se però il blogger invita amici e conoscenti a leggere il suo blog, a commentarlo ed eventualmente trasmetterne copia ad altri, rischia di cadere automaticamente nei rigori della legge.
Domanda: poiché nel mio blog scrivo in quattro o cinque lingue diverse, sarò obbligato a depositare le traduzioni giurate? E se la mia comunicazione al blog la scrivo in danese sul volo Emirates da Dubai a Melbourne, prima o dopo lo scalo a Singapore (Lei sa bene signor Ministro, che il collegamento alla rete è ora possibile anche in volo), ricado ancora nella legge e verrò sanzionato se non trasmetto il mio parto ad uno degli archivi italiani indicati?
E andrò incontro alle tremende sanzioni per pagina, per riga o per parola?

Immaginiamo qualche caso del passato:
”Ma signor Alighieri! Si rende conto che lei ha già scritto ben tre cantiche e non ne ha depositata neanche una? Cento fiorini di multa!”
Altro caso: Lei sa bene, signor Ministro, che al MOMA di New York è esposta permanentemente la famosa ”merda d’artista” di Manzoni. L’opera d’arte è tale in quanto la latta contenente il prezioso prodotto è corredata dal cartoncino con l’opportuna didascalia. La merda, se non evidenziata, non può essere ritenuta un’opera d’arte. Può essere scambiata per una normalissima latta di pelati. Se però è accompagnata dal cartoncino della didascalia che illustra il contenuto della latta stessa, l’insieme latta-descrizione del prodotto diviene opera d’arte.
Cosa desidererebbe ricevere lo stato in questo caso? Il cartoncino con la didascalia, senza la latta contenente il prodotto; è chiaro! Però, colui che lo inviasse rimedierebbe immediata denuncia in base a una qualsiasi dei milioni di leggi dello stato italiano (oltraggio, allarme pubblico, oscenità, etc.). Se invece si recapitasse la latta, senza didascalia, la situazione sarebbe anche peggiore, in quanto gli archivisti potrebbero trattarla come una comune conserva di pelati o di pisellini primavera. Dubbio atroce. Cosa esigere a testimonianza della ”cultura e della vita sociale italiana”?
E quello sbadato di Leonardo che ha dato la sua Monna Lisa a un re di Francia! Che cosa Le invierà per evitare di pagare la multa? La riproduzione comprata all’ingresso del Louvre?

Esortazione: siamo seri! Chiamiamo le cose con il loro nome: se la legge è fatta per proteggere (e non è già molto protetto?) l’Ordine dei Giornalisti, io chiedo, ma che dico? esigo, che venga subito organizzato l’ordine degli idraulici, dei falegnami etc. Questi non si possono permettere errori né partigianerie. Il loro lavoro, se fatto male, fa molti più danni di quelli prevedibili e accettati che un giornalista inquadrato può fare. Tutti (fortunatamente!) sanno che un giornale, un programma televisivo, perfino i programmi musicali sono schierati. Mannoia e Vecchioni non canterebbero mai per Berlusconi! Socci non potrebbe condurre un programma su RAI3. etc.etc.
Tutti sappiamo che il giornalista lavora solamente se inquadrato in un progetto editoriale. E il progetto editoriale esiste solo se dietro c’è un gruppo imprenditoriale (spesso politico), che lo sostiene. Un giornalista che volesse fare il suo lavoro fuori dal gregge o (orrore, orrore!) senza compenso, sarebbe immediatamente estromesso. Esistono norme precise su compensi e volume di produzione stabilite per i pubblicisti. Immagino anche per i giornalisti.
E il blogger? Fortunatamente (per ora) fa ancora quello che vuole. Lo lasci così, per favore. Il blog è l’unica forma libera di comunicazione. Vuole metterci una tassa = multa in caso di mancata trasmissione all’autorità? Spero che in tal caso ci sia una vera rivoluzione. Bloggers di tutto il mondo unitevi!
Si ricordi, signor Ministro, che la proprietà intellettuale è esclusivamente dell’autore. Se questi vuole comunicarla o anche farne dono al proprio paese, allo Zimbawe o a nessuno, e a prescindere dal valore intrinseco, non c’è MINCULPOP che tenga.

Grazie dell’attenzione, signor Ministro

Franco, di nome e di fatto.

Wednesday, September 22, 2004

Islam versus Christians
The winner? Buddhism


The monotheistic religions have common roots and have introduced moral codes related fundamentally to the spiritual component of the human beings. When you follow the teachings of the Bible or Torah, of the Evangelia, of the Koran, you are adhering to a way of living mostly unknown to primitive civilizations.
One would expect that, as of today, the teachings of the monotheistic religions should be, not only similar, but also almost identical.
Actually, this is true only for a large percentage of the moral principles. It is true that Jesus said something likes “those who injure other people with a sward will die by a sward” but he said also “the one without sin shall throw the first stone”. The Koran, at least in the first case, preaches more or less the same principles. Christians, being well aware of the fact that more or less all human beings are sinners, have emphasized the second teaching. Islam, sure of the adherence of the individual to the Koran doctrine, still stress the need for a punishment. This, obviously, does not represent a confirmation of the fact that those who throw the first, the second, the third stone, are in peace with Allah. This means only that they consider themselves to be in peace with Allah.
Now, when we compare the teachings of the old Evangelia with those actually preached in the different Christian churches, we would find that they have undergone some changes during the two thousand years of Christian life. This occurred with Catholics, Orthodox and Lutherans, beside a plethora of minor Christian sects.
What has been happening through the centuries? Did the experience dictate different trimmings of the sharp edges? Did the frequent violation of some of the principles suggest the revision of the moods specified to reach the beatitude of heaven? Probably, many facts have influenced, and in different ways, the interpretation and the application of Jesus teachings.
This did not happen with the Judaism in spite of the fact that today’s Judaism collects the outcome of centuries and centuries of Diaspora. Living completely different lives in different areas of the known world, Sephardites and Ashkenazites have kept adhering to the teachings of the Torah. In spite of endless discussions among rabbis, practically no deviations occurred in the interpretation of the Holy Scriptures.
It did in Islam, giving origin to the Shiites and the Sunnites, but it did not change the teachings of the Koran. To the eyes of an unfaithful as I am, the differences between the two Islamic parties are apparently minor, but, analyzing the happenings throughout the centuries, the fights between the two interpretations of the Islam have been as bloody and hard as those between the Catholics, the Orthodox and the Lutherans.
Fights among factions of the same religious party have occurred quite recently: Croatians, fundamentally catholic, fought the Serbians, basically Orthodox.
Anyhow, both of them have fought against the Islamic Bosnia and, at this moment, the Balkans can be considered as the starting point of one of the Islamic aggressions to Europe (read Kossovo).
Why do we speak about an aggression? Because the new invasion planned by the Islam is no longer exclusively due to religious exaltation. In the present situation, although still based on Islam principles of superiority (faithful vs. unfaithful), the aggression has been planned aiming to winning the control of the energy sources on which the Western Countries heavily depend.
Tchetcnia, Afghanistan, the Turkey Islamic party, Kossovo, the Gaza stripe, the swinging Egyptian lack of safety, the Libyan unclear position, the Algerian fundamentalists, are all distributed along the energy belt.
This implies that, fatally, the financial and industrial interests in the Mediterranean area are deeply affected by one, and only one, religion used as a loaded spring to move ingenuous and clean minded poor and less poor people toward a sacrifice to destroy the unfaithful while simultaneously filling up the pockets of the oil kings, emirs and sheiks.
On the other side, the European, backed up and steered by the US, feeling the menace against their Christian traditions, are prone to conduct a quasi-religious war against the Islam attack.
One single country, Christian and European (?), watches the events without taking part in the disputes: Switzerland. This is obvious because they are the safes of the oil magnates, be these from ME or from US and EU countries.
See what religions can do when used correctly as a tool for business!


Since the aforementioned monotheistic religions do include many principles coincident with those taught by the Buddha, may we say that, should any conflict arise among the different interpretations of the “moral principles”, the Buddhism should be taken as the reference?


franco

Sunday, September 12, 2004

PRIVACY versus COMUNICAZIONE


Rassegnamoci. La privacy non esiste più. E questo già da molto tempo.
L’autorità può entrare nel nostro computer, intercettare le comunicazioni del nostro cellulare, verificare conti bancari, elenco titoli, proprietà immobiliari, amicizie e relazioni d’affari e sentimentali. Non c’è limite al potere di chip, microchip, programmi sviluppati ad hoc, stazioni d’ascolto.
E questo è un bene. Una sola domanda logica: ma Rodotà cosa ci sta a fare?
Molti criminali sono stati beccati proprio grazie a intercettazioni, al rilevamento della loro posizione basato su un utilizzo azzardato del cellulare o di schede telefoniche, a trasferimenti di fondi, a comunicazioni via e-mail.
Perfetto! Quando ciò aiuti a salvare anche una sola vita, un altro D’Antona o un Biagi, o ad accrescere la sicurezza e il benessere della società in cui viviamo. Lo sottoscrivo, non una ma mille volte.

Quello che non va non è l’eliminazione (in quanto di eliminazione si tratta e non di limitazione) della privacy, bensì la limitazione (qui sì: parliamo proprio di limitazione) del diritto a comunicare. Sembra un assurdo, ma è proprio così.
La comunicazione non consiste solamente in conversazioni, telefonate, lettere, partecipazione ad una conferenza o ad una riunione. Comunicazione significa anche trasmettere ad altri, e perché no? a tutti gli altri, I propri pensieri, le riflessioni, le idee, tutto ciò che noi riteniamo debba essere portato a conoscenza degli altri. Perché dovremmo farlo? Perché così sentiamo dentro di noi.
Saranno cose banali? Idee un po’ ingenue o forse assurde? E allora? Perché l’autorizzazione a imbottire il cervello degli altri delle cose più disparate, politicamente schierate, inquadrate, non soggette a fondamentali smentite anche se inesatte, deve esser concessa solamente ad una categoria di persone che lavora esclusivamente nel rispetto delle direttive impartite dai padroni di una testata?
La spiegazione è semplice: chi controlla l’informazione deve necessariamente controllare la comunicazione. Questo non richiede che vi sia una dittatura gestita da una persona. Basta che questo stretto controllo sia esercitato da chi si è assicurato la proprietà delle fonti della comunicazione. In generale si parla qui di grossi gruppi industriali, bancari, assicurativi. A questo gioco non possono partecipare tutti I bambini. E’ un gioco discriminatorio: sia la testata di destra, di sinistra, di centro, dà la parola, ovviamente preorientata e controllata a giornalisti e pubblicisti rigorosamente iscritti ai rispettivi albi e rispondenti al famoso direttore responsabile. Il direttore responsabile risponde innanzi tutto alla proprietà e, ovviamente, previo congiuntivo, alla giustizia. Se la proprietà trova che il direttore responsabile devia sistematicamente dalle istruzioni, certamente non sempre scritte, lo sostituisce. Gli editorialisti e gli opinionisti completano l’opera con l’articolo ben scritto, in apparenza indipendente, ma sempre inquadrato nel sistema.
Cosa ci rimane? Un blog. Ma la mentalità dei lettori di giornali e dei telespettatori è talmente condizionata che, in caso leggano il tuo blog, in 5, in 10, in 10,000, lo considereranno esclusivamente un tuo esercizietto. Perché darti fiducia? Perché esporsi commentando e discutendo ciò che tu hai scritto? Certo, se scrivi di Nicole Kidman si potrebbero anche svegliare, ma se scrivi se sia corretto che un islamico con due o tre mogli regolarmente residente e operante in Europa debba ricevere l’assistenza sanitaria solo per una o per ambetutte le mogli…vade retro satana. Sei razzista, non ti leggo più. Cancello il mio account dal blogger: Forse nel frattempo hai dimenticato che la bigamia è un reato in quasi (?) tutti I paesi componenti l’Europa! Ma perché parlare d’argomenti del genere? Siamo in Italia; parliamo e scriviamo di calcio. Guariniello fa bene il suo lavoro; lo scrivo perché così penso. Tutti gli juventini mi tolgono il saluto e giurano di non partecipare alle discussioni che io sto sollecitando con il mio blog. Perché? Perché la stampa Agnelli o Romiti o Berlusconi li precondiziona in modo differente? O addirittura c’è il giudizio tagliente e inappellabile dell’Unità?
Parliamo allora di ciclismo. Ormai tutti sono convinti (in base a quali prove?) che Armstrong si gonfi di nandrolone, d’altri ormoni cattivi e pericolosi, magari anche di Coca Cola solo ed esclusivamente in vista del Tour. Qualcuno lo ha persino visto prendere del cebion forte contro il raffreddore. Tremendo! Escludiamolo dalle prossime trenta edizioni, tanto all’arrivo I francesi non sanno far altro che fischiarlo. Questo potrei scriverlo io, ma chi mi legge perché dovrebbe uscire dal gregge? Il contributo massimo che potrei aspettarmi in un’eventuale discussione sarebbe: “ma se lo scrive anche…”
O gli inciuci del totonero? Squadre condannate a giocare nel cortile della parrocchia. No. è meglio in C2. Poi le ritrovi regolarmente in A. E chi queste squadre le ha distrutte? Fermi tutti! Non puoi chiudere l’attività calcistica! Sarebbero non una bensì dieci o cento Alitalia! O’ businesse, innanzi tutto!

Concludendo:
Aprite tutti un blog. Niente insulti. Solo idee e riflessioni.
Commentiamo anche I blog scritti da altri.
Diamo vita ad una alternativa vera al sistema di comunicazione consacrato da chi (e sono tanti) ci vuole conservare ubbidienti ed inquadrati con il grembiulino bianco e il fiocco al collo.

franco
POLITICA
con/senza la KAPPA


Non ho studiato il greco: ho frequentato lo scientifico negli anni in cui la storia mondiale che veniva insegnata a scuola si fermava, misteriosamente, alla Vittorio Veneto del 1918. Il resto, da Lenin a Hitler, a Mussolini e Stalin era troppo pericoloso parlarne nelle scuole in quanto affetto dal terribile morbo della partigianeria (nel senso di interpretazioni di parte).
Mi sembra comunque di ricordare che la parola “politica” derivi dal greco “polis” o giù di lì, e che questa polis indichi “città”. Quindi, fare politica o discutere di politica significava allora, interessarsi in un modo o nell’altro, alla città e ai suoi problemi. Tenuto conto del fatto che il termine città in quei tempi rappresentava la “nazione”, si può concludere che discutere di politica significa dibattere I problemi relativi alla Società in cui viviamo.
Dove mettere un limite? Ai “…milioni di baionette”? Alla scarpa battuta da Krutschev sul banco dell’ONU? Allo scandalo delle banane? Non converrà piuttosto scendere ai livelli più vicini a noi e trattare I relativi problemi con animo sereno e spirito costruttivo senza trasformare la Politica in Politika?
Un nostro caro comune amico direbbe: “Meditate, gente, meditate!”

Ma far meditare la gente, specialmente se italiana, è molto difficile quando non impossibile. Esempi recenti? Tanti.

Pensate agli atteggiamenti di alcune correnti politiche manifestatisi per mezzo di certa stampa che ne è espressione diretta. L’11 settembre? Ma naturale! Sono gli Americani, anzi gli amerikani, che se lo sono cercato. Il fatto è che sono colonizzatori, hanno avuto la colpa tremenda di far crollare l’URSS. E noi, poveri orfani d’un Breznev, d’un Krutschev, d’uno Stalin e d’un Lenin, cosa dovremmo fare? Sì, ci siamo riciclati. Siamo diventati buoni, non mangiamo più I bambini; ci contentiamo d’andare in giro con gli occhialini alla Gramsci. Addirittura uno dei nostri evidenzia il suo atteggiamento neodemocratico esponendo senza imbarazzo un ciuffo e un paio di baffi di tipo hitleriano.
Quindi, abbiamo le carte in regola per essere considerati espressione suprema d’un popolo che, detto tra noi, di politica non capisce una beata fava.
Non ci sentiamo perciò di criticare le reazioni arabe, tra cui quelle della palestinese occhialuta e sovrappeso che, in mezzo alla gente che si affollava tra i banchi d’un suk, ululava di gioia alla notizia della distruzione delle torri (la sceneggiata della vacca sullodata fu trasmessa in diretta TV. Cercate ora la sua foto sui siti Internet israeliani; questi non l’hanno dimenticata). Né critichiamo I ragazzi islamici che, dopo la diretta televisiva dell’avvenimento, uscirono dai bar di Milano e improvvisarono balli di gioia, un po’ frociastici, per la verità, ma da noi definiti folcloristici o piuttosto folkloristici.
In fondo l’Islam è basato sugli stessi principi del cristianesimo, o meglio del cattolicesimo, solo che I cattolici, per lungo tempo ultrafanatici e bacchettoni, ora, in gran parte, se ne strabattono delle direttive che il Vaticano distribuisce. Qualcuno tra I più anziani ricorderà I libri all’indice. L’indice veniva pubblicato dal Vaticano (parlo degli anni ‘40-‘50, non della preistoria) e seguito pedissequamente dagli editori…e, purtroppo, dai lettori! Poi ci si meraviglia dei roghi in cui venivano gettati dalle camicie brune I libri degli ebrei! Le vecchiette, e non, della pur non lontana Sicilia, in dubbio tra un’eredità islamica e il rispetto della religione cattolica, che tanto diversa non era, andavano vestite nel nero più rigido con scialletta-sciador-chador ancor più nera per nascondere il volto.
Perché quindi meravigliarci d’una lapidazione in territorio islamico, o delle frustate che in alcuni di quei paesi vengono impartite a ‘femmine’ che osano guidare un’auto o derogano in qualche modo, anche marginale, agli insegnamenti rigidi del Corano?
Ma in fondo anche quelli che oggi criticano l’Islam hanno deciso che le ‘femmine’ hanno un’anima solo in occasione del concilio di Trento. Vogliamo dimenticarlo?

Se però la nostra politica si fregia della kappa, possiamo fieramente dichiarare che:
o Il katto-komunismo è la linea politica ideale da seguire.
o Dobbiamo essere tutti buoni e non parlar male dei nostri. Eccezioni si accettano nel caso di alcuni ex biankofiore e, ovviamente, di Berluskoni e della Padania (peccato che quest’ultima non contenga c!)
o Vogliamo dimostrare che tutti quelli che si oppongono a noi sbagliano. Non ci stiamo riuscendo, ma non perdiamo la speranza.
o Siamo convinti che quelli che ancor oggi osano definirsi komunisti veri, non riciclati, sono la peggior razza presente sulla terra. Essi sono privi di memoria e di senso della gratitudine verso chi ce l’ha messa tutta per togliere d’impaccio I trinariciuti. Ci sostengano comunque alle elezioni. Il voto è come il denaro: non puzza! Dongo insegna.
o L’imperativo categorico di noi demo-katto-komunisti è sputtanare, nell’ordine, Berluskoni, Bush e Putin. Vale, comunque, la regola secondo cui invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia.
o Dobbiamo continuare a pensare alla pace e propagandarla, anche se un tempo lanciavamo le molotov. Chi noi?
o Noi? Le vecchie, le nuove, le future BR, chi le conosce? E’ comunque certo che se Berluskoni non fosse al governo, anzi! se non fosse mai nato, o meglio ancora, se la stirpe dei Berluskoni fosse stata eradicata al tempo dei Merovingi, le BR non sarebbero mai esistite!
o E’ un po’ di tempo che non ossequiamo Schroeder. Ma abbiamo dimenticato chi sia e che cosa faccia, oltre a perdere sistematicamente le elezioni nei diversi laender.
o Non parliamo poi di Chirac che è di destra, ha un primo ministro di destra, ma non si capisce proprio come faccia a venirne fuori, da questo bailamme francese. Ha comunque un grande merito: non va a scuola con il velo.
o Non vogliamo parlare di Cesare Battisti. Le nostre nozioni di storia si sono fermate alla rivoluzione francese.

Abbiamo finito qui? Uno, due, tre…sono proprio dieci punti. Ci fossimo montati la testa? O meglio, avessimo stabilito un dekalogo?


franco

Wednesday, September 08, 2004

NO PARKING
ovvero
comprate meno auto, meno motorini, meno motocicli e scooter!



Qualche numero solo per cominciare. Esempio: Roma.
Dentro il GRA di Roma circolano, o meglio parcheggiano, circa due milioni e mezzo d’autoveicoli. In una normale giornata lavorativa avremo circa 1,2 – 1,3 milioni d’auto parcheggiate lungo I marciapiedi.
Questo accade
o perché molti uffici non dispongono di parcheggi propri,
o perché nelle ore di shopping le persone desiderano parcheggiare in determinate aree della città,
o perché esistono svariate decine di migliaia di persone che preferiscono utilizzare un motorino lasciando l’auto parcheggiata sotto casa. (I parcheggi condominiali contribuiscono solo marginalmente ad alleggerire il problema)

Un’auto parcheggiata lungo un marciapiede occupa in media cinque metri quadrati. Moltiplichiamo questo numero per 1,2 milioni.
Risultato: 6 milioni di metri quadrati sottratti al traffico!
Se questo fosse un macroparcheggio comprendente le piazzole di sosta, le strade interne di distribuzione e manovra etc. le sue dimensioni sarebbero all’incirca 2,5 km x 4 km. E questo immaginatelo piazzato non troppo lontano dal centro della città, meta agognata d’ogni buon automobilista.
Però, mi dice l’automobilista impenitente, Roma ha un diametro di 20 km. La superficie della città è quindi di circa 300 milioni di metri quadrati. Quindi che ci frega?
Calcolo: dai 300 milioni di metri quadrati sottrarre Città del Vaticano, Villa Borghese, Villa Ada, Villa Panfili, altri parchi e giardini, linee ferroviarie e stazioni. Scendiamo a circa 200 milioni.
Di questi, oltre l’ottantacinque per cento è occupato dai fabbricati e relativi marciapiedi. Rimangono poco più di 30 milioni di metri quadri. Ed è da questi che stiamo sottraendo in modo disordinato e caotico I 6 milioni e passa di metri quadrati occupati dalle auto in sosta. Da notare poi che la sosta in doppia fila non vale solo 5 metri quadrati, bensì oltre il doppio a causa delle manovre necessarie a schivare l’imbecille di turno.
Senza far niente per migliorare la situazione, protestiamo perché gli autobus non passano in orario, perché gli ingorghi si moltiplicano. Se siamo verdi, ci incavoliamo anche per l’inquinamento: ma le autorità che fanno? le polveri fini e meno fini! le marmitte catalitiche! le domeniche a piedi!
Cazzate! Solo cazzate!
Lo sapete che nel traffico d’una città come Roma la marmitta catalitica abbatte non più del 30 % degli inquinanti? Che funziona a pieno (meglio dell’80%) solo su autostrade e strade veloci di scorrimento. Quindi, non dentro le città italiane.
Che le autorità non vi raccontano che la polvere d’asfalto e pneumatico fatalmente prodotta per attrito tra ruota e manto stradale è pericolosa quanto, e forse di più, degli incombusti dei motori? (studio effettuato in Canada negli anni settanta).
Che studi del genere vengono immediatamente trattati come segreti atomici per evitare l’ovvia inimicizia di fabbricanti d’auto e petrolieri.

Noi rifiutiamo di far tesoro dell’esperienza che altri paesi hanno fatto prima di noi, la quale esperienza ha portato moltissimi abitanti del nostro pianeta a considerare l’auto una condanna piuttosto che uno status symbol.

Franco

Monday, August 23, 2004

VIGNA di VALLE
Museo Storico dell’Aeronautica Militare

A pochi chilometri dalla capitale, affacciate sul lago di Bracciano, tre splendide cittadine augurano il benvenuto ai turisti, sia a quelli della domenica, provenienti in maggioranza da Roma, sia a quelli che dal nord dell’Europa calano fin qui per un’indimenticabile vacanza estiva.
Le tre cittadine, Bracciano, Anguillara e Trevignano, hanno in comune un cuore medievale che ci ricorda le grandi famiglie che qui hanno regnato per molti secoli. Il tutto, e non è da poco, legato da un filo storico unico al mondo: la civiltà etrusca, che in questa zona si è sviluppata e ha lasciato la sua impronta indelebile.
Ma come può essere che in un’area come questa, che qualsiasi archeologo al mondo ci invidia e ci incita a proteggere contro speculazioni e degrado possa esser sorto un aeroporto militare?
L’Aeroporto Militare L.Bourlot si trova a Vigna di Valle, a metà strada tra Anguillara e Bracciano. Ma dove sono le piste di decollo e atterraggio? Siamo in riva a un lago vulcanico incorniciato da colline. Sarebbe quindi impossibile realizzare delle piste per gli aerei. A meno che non si parli di idrovolanti, di quegli aerei, cioè, che hanno costituito l’orgoglio dell’aviazione italiana, a cominciare dagli anni venti.
Ai nostri tempi, dominati dai “widebodies” che trasportano centinaia di passeggeri, si è un po’ portati a dimenticare le glorie dell’aviazione italiana che si basano su nomi quali, Marchetti, Gabrielli, Campini. E non dimentichiamo chi quei nomi li ha resi più famosi con le sue imprese: De Bernardi, Balbo, cioè gli Schumaker dell’epoca. Senza il loro apporto, la perfezione tecnica di quelle macchine volanti non sarebbe mai stata raggiunta.
Quest’amore del bello e della perfezione, unito con un sentimento della storia vera, ha ispirato coloro che hanno organizzato una collezione eccezionale, diventata nel 1977 un museo. Aerei e cimeli dell’aviazione italiana sono raccolti, restaurati nei minimi dettagli ed esposti in quattro hangar. Alcuni di questi hangar sono quelli originali dell’aeroporto stesso, altri sono stati costruiti come padiglioni d’esposizione del Museo.
Chi scrive queste poche righe ha avuto l’occasione di visitare il museo dell’aeronautica della Boeing a Seattle,USA. Questo è certamente un museo bellissimo e ricco, dove si possono ammirare pezzi unici quali l’Air Force One del presidente J.F.Kennedy e il famoso Blackbird detentore di tutti I record in quota stabiliti prima dell’avvento degli Shuttle. Posso però testimoniare che l’atmosfera che vi si respira, anche se pervasa dallo spirito dell’altissima tecnologia, non è quella che regna nel Museo di Vigna di Valle.
Quest’ultimo crea nel visitatore le emozioni che l’archeologo, lo storiografo, il ricercatore, possono sperimentare di fronte a quegli stessi monumenti che abbelliscono tutto il Lazio. Esaminare da vicino il motore dell’aereo costruito dai fratelli Wright, ammirare il biplano che fece parte dello stormo che D’Annunzio guidò su Vienna, analizzare in dettaglio I cimeli delle trasvolate atlantiche di Balbo, fino a mollare uno sberlotto confidenziale al più moderno Tornado, è possibile solo qui, al Museo di Vigna di Valle.

Monday, August 09, 2004

EUROPE


Geography and politics

In spite of the poor definition of its boundaries, Europe is a continent. But, do the Urals constitute a true European frontier? Is the shore of the Atlantic Ocean an other clear border line? And what about Caucasus?
Let's make an example. Is Moldavia an European country? I happened to visit Chisinau, capital of Moldavia, in the seventies. On that occasion I learnt that the local population speaks romanian and russian. The country is located in Bessarabia (russian: without Arabs, i.e. without Islam). Accordingly, I feel the population of Moldavia consists essentially of Europeans. Will Moldavia soon or later follow the Romanians thus joining the European Union? Will they remain independent? Will they revert to a Russian Union when this will replace the former USSR?
Will Ukraine and White Russia make a similar decision? What will happen with the former Eastern Prussia, i.e. the Russian enclave of Kaliningrad, unforgotten place of German traditions? What about Georgia (bordering Tchechnia)?
Norway is included in the Schengen treaty, together with Iceland. They are not members of the European Union. Let's not forget that, on the contrary, Greenland, being this island a major component of Denmark, constitutes a true physical border of EU with the American continent.
Switzerland, the common safe box of Americas, Europe, China etc., will probably keep its wait-and-see position for still a quite long time.
Turkey is an other clear example of the geographic undefinition of EU versus Europe. As a matter of fact the geographical Europe ends at the Bosphorous. Let's add Israel, being this state considered as one of the possible future members of EU.
Geographically speaking we are in a mess.

The situation reminds me of the old gag about Reagan and Gorbachev:
"We have made our utmost. Now, let's get hibernated and wake up in twenty years and see what's happened in the meantime!"
Twenty years elapsed and the two guys wake-up. "Come with the newspapers!"
"Look here Ron! USA is not doing so well! I read that Mexico is claiming Texas back under its jurisdiction!" (laughing)
"But Gorby, I read here about riots of the independists at the frontier between Germany and China!" (laughing)

Structure and Organization of EU

Regardless of the geographical problems, Europe should aim to become a Union consisting of all those European (and not) countries willing to lay off their sovereign status (not their culture), to benefit the harmony among the populations.

The Structure of the Union shall take advantage of all positive and negative experiences of the member states. This means that:
· The structure of the Union shall be democratic (positive experience)
· The structure of the Union shall not be fascist nor communist oriented (negative experiences).
· The structure of the Union shall not be influenced by any of the religions that, by tradition, deviate from the most beautiful instruction ever dispensed: give to Caesar what pertains to Caesar, to God what pertains to God.
· The structure of the Union shall be set up in order to represent every European citizen, regardless of the country of origin. To make it clear: the representatives sitting in a European Parliament must be nursed and trained to evaluate the interests of the country they represent within the frame of the higher interests of the Union. (The number of the representatives per country and their right of vote and veto were at the origin of the failure of the negotiations on European Constitution).
· The Government of the Union should be a true government i.e. Prime Minister (or President of the Union), Ministers, Ambassadors etc. fully empowered by the reduced staffs that shall administrate the several countries of the Union.

The Organization of the Union must, I repeat must, take into account:
· "…that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness."
(The unanimous Declaration of the thirteen States of America - July 4, 1776)
· The way of living of each population, being this understood as the way of acting in respect to work, enjoy the life, suffer and mourn. But in no way this shall be in conflict, nor affect negatively, the life and activity of other populations not sharing the same traditions.
· The geographic position, being this important for studying and determining the type of central and peripheral infrastructures, communication systems and technical organization to be set up for the common benefit of the Union.
· The idioms. Based on their practical use across the world, three of them should be chosen and taught, namely English, French or Spanish, Polish or Bulgarian.
· The religions and the atheism. These are often strictly connected to the way of living. Anyhow, although being granted their freedom, they should in no way interfere with the organization and the management of the Union, both at local level as well as at central level. Europe should gratefully adopt the spirit of the French revolution, namely the laic spirit of the state.
· The education. A common scheme shall be adopted to provide the same minimum education level to all the citizens of the Union.
· The Justice. This will be probably the most difficult item to be dealt with. Some practical directives are already in force, but the main point will be to choose between the abstract sense of justice (Roman right) and the more practical sense of justice, typical of the Anglo-Saxons.
· The Defense. Personally, I find nonsense the creation of a second military organization in parallel with NATO. Please, do not hide behind "different scopes etc."
Let a PC study the possible combinations of the following factors: conflict of interests, competition, lack of communication, jealousy among commanders, collapsing of the different organizations.
· Bureaucracy. This is the real tragedy. Just a prayer: forget the old Romans. Forget Napoleon. Forget Franz Joseph. Forget all the fathers of bureaucracy.
An example (unfortunately 100% true): a guy is citizen of two countries of the EU. He is working in one of the two countries, where he has been resident for some thirty years.
Since he finds stupid to have two different documents with the same heading "European Union", he holds only the passport of one of the two countries, the one country where he is not resident, but usually more efficient. He is suddenly called for a business meeting in a country oversea. This country requires an entry visa. He sends the visa application together with his passport to the Consulate of the said country in the town where he is resident. The application is turned down since he should have submitted also copy of the stay permit (!!!) issued by the authority of the country where he is actually residing and working.
This is absolutely correct, when seen with the eyes of the representatives of the third country. Anyhow, don't you find tremendously stupid that the European Union, in spite of the fact that it proudly announced years ago the free circulation of manpower, still imposes a stay permit (application, validity, renewal etc.) for citizens of the same EU?
I know that many people would loose their job if the bureaucracy is simplified or cancelled, but I find complete nonsense to go on with this idiot game.

This is my contribution to a debate about Europe. I've tried to express the ideas of an old man who has spent 50% of his lifetime abroad, feeling always at home. I will be delighted to add clarifications and answer possible queries.

Francesco Pitrelli
Born 1934

EUROFUTURUM
I concluded my contribution of October 16 stating "I feel somewhat deceived" Now I am even more deceived. Why?
I was deceived of the too restrictive and limited spirit of Europe which has inspired the draft Constitution. Europe must be Europe. I want to be one European out of 400 millions (or more) Europeans. I feel I behave already as a European citizen. 1960-1966 I have been working in Denmark for 6 too short years. I loved and criticized this Country as any Dane did.(because you only express you criticism on countries you love)On top of my Italian and English I learnt Danish. I moved to France, I lived there, French became my official language. My criticism was addressed to that country. It was also very easy to produce comments concerning the way of living of a country very concerned with "la grandeur! General De Gaulle was still there. Anyhow, I loved to live in France and I loved French people, their way of living too. Back to Italy, I started critizing the structure, the behaviour of the Italians, the politicians. Nevertheless I loved Italians: in particular the poor Italians of the southern provinces, where I had the opportunity to work. I loved and expressed my criticism on my beloved Latin America: Colombia (the sweetest, cultured castillano they speak!)Venezuela and Argentina, became my new beloved fatherlands.It is easy: live always the way they live.The same happened to me with Germany..with Poland..and many years ago with the URSS. May be I can teach something:
love, get involved, criticize.
This is to love, pardon... to live a country. This is the way you will love Europe.

Franco - born 1934
LICENZA D’UCCIDERE
ovvero
LA PATENTE AUTOMOBILISTICA


Quale percentuale della popolazione conosce I dati statistici relativi all’infortunistica stradale in Italia?
Scommetto. Meno dell’un per cento.
Perché questi dati non vengono diffusi e propagandati a sufficienza? Qui la risposta è più semplice: potrebbero danneggiare gli interessi dell’industria automobilistica, dell’industria del petrolio e quella collegata dei trasporti su gomma. Continuare a propagandare due, tre e quattro ruote, come status symbol, come segno di potere ed espressione di potenza, è in realtà puramente criminale.
Numeri:
· Anno 2002 oltre 6500 morti sulle strade
· Anno 2002 circa trecentomila feriti sulle strade, di cui
· Anno 2002 oltre 20,000 invalidi permanenti
Mettiamo il cuore da parte. Parliamo di numeri puri.
Quanto costa un morto? Funerale, tomba, parenti tristi etc. Diciamo 20,000 Euro di una tantum? Quindi 6,500 moltiplicato per 20,000 Euro fanno un giro d’affari (in gran parte attivo) di 130 milioni di Euro. Non parliamo delle assicurazioni che I soldi che pagano li hanno riscossi abbondantemente in anticipo.
Quanto costa un disabile? In maggioranza sono rappresentati da non deambulanti. Carrozzina, indennità d’accompagnamento, pensione? Non solo. La perdita principale è rappresentata generalmente dal suo mancato apporto al mondo del lavoro e della produzione.
Numeri? Vogliamo azzardare una cifra conservativa per indicare la perdita che la società, cosiddetta civile, patisce? Vogliamo dire un numero infimo? Vogliamo dire 30,000 Euro/anno per disabile? Il calcolo diventa più complesso: 30,000 * 20,000 = 600 milioni di euro ogni anno. Sommiamo anno dopo anno: anno zero: 600. Un anno dopo 1200, ancora un anno e siamo a 1800. E, purtroppo, si raggiungono cifre da finanziaria. Nel 2000, se non erro, solamente I costi accumulati (senza considerare cioè la perdita dell’apporto al mondo del lavoro) erano di 47,000 miliardi di vecchie lire. Tondi tondi 25 miliardi di Euro.
E la strage continua. Qualcuno degli imbecilli dirà: sì è vero, ma qualche disabile morirà anche lungo il triste percorso della sua esistenza. Il bilancio economico migliora!
E se per farlo migliorare ulteriormente augurassimo una rapida e felice dipartita ai fanatici della velocità e dello status symbol? Come sopra indicato, un funerale costa molto meno.
Imitando un pacchetto di sigarette potremmo obbligare I produttori d’auto a scrivere a grandi lettere su cofano e fiancate “nuoce gravemente alla salute” e “l’auto uccide”

Convincetevi: l’auto è una condanna; necessaria, ma pur sempre una condanna.