why should I lie?

why should I lie?

Friday, August 17, 2012


dal Frankfurter Allgemeine del 17 Agosto


Schuldenkrise Finnland bereitet sich auf Ende der Euro-Zone vor

ovvero: in questo periodo della "crisi del debito" la Finlandia si prepara alla "fine dell'Euro-zona".

e, precisa il Ministro degli esteri finlandese, che non si augura la fine dell'Euro, ma ha solamente preparato il Paese all'eventualità che l'Euro sia sostituito da valute locali.

Monday, August 13, 2012

ricordi 4


I grandi segreti militari - Dal tragico al comico...al dilettevole (1968)
Ché un pomeriggio suona il mio telefono d’ufficio. Miriam, la dolcissima Miriam, mi dice: “Ti passo monsieur Bauche. Sembra nervosetto! Anzi...più incazzato che nervoso.” (Miriam: passaporto italiano, nata in Egitto, residente da vent’anni a Parigi, in italiano conosce solamente qualche frase al limite superiore della volgarità.)
E in effetti: “Cher monsieur! La vostra società ci ha fornito un impianto contenente catalizzatori coperti da garanzie, in particolare quella particolare garanzia che deve proteggerci in caso di rivendicazione da parte di terzi dell’invenzione, della composizione o dei metodi di produzione dei catalizzatori in questione.”
“Giusto. Confermo.”
“Confermi pure! Solo che oggi 26 giugno del 1968, alle ore 09:00, si sono presentati nel mio ufficio: un usciere del tribunale di Lille, accompagnato da un commissario di polizia e da due agenti della questura, sempre di Lille, ovviamente. Mi hanno consegnato copia di un mandato di perquisizione dei magazzini dove conserviamo i materiali per la manutenzione e i ricambi,  comprendenti questi anche la carica di riserva dei catalizzatori da voi forniti. Hanno prelevato campioni dei catalizzatori stessi e hanno sequestrato le registrazioni delle operazioni in sala controllo. Ovviamente mi hanno comunicato le ragioni dell’operazione. Risulta infatti che la società xxx (UK) e la società yyy (USA) sostengono, congiuntamente, che la vostra impresa abbia fornito un catalizzatore la cui composizione è del tutto simile a quella di uno dei catalizzatori da loro brevettati congiuntamente. Ci si troverebbe perciò davanti a un caso di “patent infringement”, ovvero infrazione di brevetto. Cosa mi dice in proposito?”
“Innanzi tutto permetta una domanda: le autorità inquirenti hanno per caso ordinato di arrestare il funzionamento degli impianti? No? Perfetto. Quindi non interrompa la produzione.
Secondo. Nego personalmente e in nome della società, che qui rappresento, che una situazione del genere possa essere stata originata  da comportamento scorretto, se non addirittura criminale, da parte nostra. Noi siamo, anche per interesse diretto, strenui difensore del concetto di proprietà intellettuale. Terzo. Conclusa la nostra conversazione, convocherò immediatamente il nostro consulente brevetti per fare insieme un esame della situazione e stabilire un programma d’azione. No. Niente ringraziamenti. E’ un dovere e un obbligo morale verso un qualsiasi cliente; in particolare se il cliente è la Francia del général de Gaulle!”
“Ruffiano!” No. A parlare non è Mr.Bauche. E’ la solita dolcissima Miriam. “Et maintenant? Que vas-tu faire?”
“Chiama subito monsieur Legrand. Alle 2 in ufficio da noi!” Legrand, per la precisione, è il nostro consulente brevetti.


E per la precisione alle 14:00 Legrand è seduto di fronte a me.
Telefoniamo al grande capo a Copenhagen, grande capo il quale, appresi i termini del problema, mi dice l’equivalente danese del “fotteténne” napoletano. Legrand interviene: “Ma almeno un avvocato dobbiamo averlo. No?” Risposta equivalente a: “Fate quel cavolo che volete!”
“Mi sembra che il tuo grande capo non si renda conto di quanto la situazione sia seria. Dimmi tu quale ‘cavolo’ vuoi fare.”
“Prima di tutto troviamoci un avvocato. Adesso ci metto dentro un po’ di paraculaggine all’italiana! Voglio un avvocato che non capisca una beata fava di brevetti. Tanto ci sei tu che ne capisci. Che possibilmente sia un’autorità politica. Se amico di De Gaulle, non guasta!”
“Toh! Hai fatto il ritratto di maitre Jean Foyer, ex ministro della giustizia e...amico personale di De Gaulle. Costerà un po’ caro. Questo lo immagini, vero?”
“Tanto pagheranno gli altri. Li faremo a pezzi!”
Legrand tira fuori un blocco dalla sua borsa. “Scriverò poche righe per te.Dovrai impararle a memoria.”
“Memo per l’apprendista brevetti in Francia nell’anno del signore 1968”
1° - In Francia i brevetti non sono garantiti dallo Stato (parlo del 1968, non dimentichiamolo). Il che significa che tu puoi brevettare qualsiasi cosa, anche un semplice stuzzicadenti. Se altri copiano la tua invenzione, tocca a te far valere i tuoi diritti d’inventore dimostrando che ciò che hai brevettato è originale. In caso i tuoi diritti vengano riconosciuti validi, gli altri dovranno perciò ottenere da te l’autorizzazione a utilizzare il brevetto. Ovviamente ciò implica il pagamento di royalties.
2° Come si fa a farsi riconoscere la priorità di un’invenzione in caso di disputa? Mediante un documento che si chiama ‘avis de nouveauté’. Questo documento dichiara che la tua invenzione è originale e che l’oggetto della tua invenzione non esisteva prima che tu lo inventassi e brevettassi (molto difficile ottenerlo nel caso dello stuzzicadenti).
3° Chi rilascia l’avis de nouveauté? Semplice: la Corte Internazionale del Commercio con sede all’Aja-Pays Bas.
“Adesso sai tutto. Ti fisserò un incontro con maitre Jean Foyer per domani mattina. Ricorda che oltre a l’Avocat, cioè il deus-ex- machina, dovrai pagare anche l’Avoué, il galoppino di bottega. Quindi, le parcelle di Maitre Jean Foyer non sono solo relative alla sua astuzia e alla sua mole, anche se tutte e due notevoli, ma anche ai servizi del giovane di bella presenza che presenterà i documenti in tribunale, farà ricerche d’archivio e un giorno diventerà forse anche lui un avocat.”
Ore 10:00. Studio di maitre Jean Foyer. Una mole straripante dalla poltrona. Un accenno ad acidità di stomaco che si concretizza in quella specie di singhiozzetto frequente, disgustoso e ripetitivo, tipico dei cattivi digestori o di quelli nati acidi per volere di madre natura.
Qualora il super professore sia un po’ schifato di trovarsi di fronte due tecnici, non lo dà a vedere.
Tocca a me illustrare le caratteristiche del progetto realizzato per Charbonnage de France. In particolare gli aspetti soggetti a copertura militare e l’utilizzo di materiali speciali tra i quali i catalizzatori originali.
Domanda di maitre J.F.: “Fino a quale data l’impianto sarà sotto tutela del Ministero della Difesa?”
Risposta: “Fino al 30 giugno prossimo. Mancano tre giorni alla data.”
Dichiarazione di maitre J.F.: “Dunque il giudice istruttore di Lille ha dato istruzioni ai suoi di perquisire e sequestrare materiali in una installazione militare ben prima che l’obbligo alla riservatezza decadesse! Semplicemente al di fuori delle regole!”
...e rivolgendosi all’Avoué:
“Presenti ‘stamattina stessa denuncia a carico del Magistrato Inquirente e del Commissario di Polizia per avere abusato della loro autorità nel momento in cui non hanno rispettato l’extraterritorialità d’una installazione a tutti gli effetti militare!”
Maitre J.F. rivolto a Legrand e a me: “Avete copia dei brevetti francesi che queste due società pongono alla base della loro azione contro Charbonnage de France e contro la società per cui lavorate?”
Risposta: “Certo. Eccone copia.”
All’Avoué: “Informi immediatamente il Giudice Inquirente che i denuncianti devono produrre l‘Avis de Nouveauté rilasciato dalla Corte Internazionale del Commercio dell’Aja.”
A me: “In che modo tutelate normalmente il vostro know-how?”
Risposta: “Con la riservatezza e, sopratutto, non brevettando. Questo non vale solamente per la Francia, bensì per tutti i paesi. Riteniamo infatti che il miglior modo per essere copiati è quello di pubblicare un brevetto. D’altro canto, nel caso specifico, mi risulta che i catalizzatori, ora oggetto del contendere, sono già stati forniti a un altro cliente francese nei primi anni ‘60, cioè prima dei brevetti, vuoi inglesi che francesi, dei quali le nostre controparti rivendicano l’originalità. Posso tentare di recuperare i rapporti relativi. In quell’epoca non avevamo ancora un ufficio in Francia. Se conservati negli incartamenti di progetto, questi rapporti si trovano o nella nostra sede di Copenhagen o negli archivi della società francese.”
Maitre J.F.: “Ripeschi questi fascicoli! Ci conto. Per oggi abbiamo lavorato abbastanza. Ci sentiamo tra una settimana.”
Mi congratulo con Legrand...ma anche un po’ con l’astuzia italica del sottoscritto.
Sullo slancio telefono a Copenhagen. Parlo con il collega, Ole Jensen, che aveva seguito, ben sei anni prima, la fornitura del catalizzatore al cliente francese. ‘Cliente’ suona quasi come un diminutivo: in quegli anni il ‘Cliente’ era il primo produttore francese di prodotti chimici e materie plastiche.
Il mio collega mi dice che l’impianto in cui il nostro catalizzatore era stato impiegato era un impianto fornito da una società americana. “Aspetta un attimo che guardo!”
“Sì. Era la yyy(USA) ed era il 1962”. Ma non ho copia della corrispondenza intercorsa né copia delle note di riunione. Se ti interessano tanto metterò in moto una ricerca interna: forse il laboratorio ricerche ne ha conservato copia. Per ora posso solo dirti che il direttore dello stabilimento si chiamava Strauss, K.Strauss, forse alsaziano.”
“Non preoccuparti. Grazie infinite. Troverò la documentazione negli uffici del tuo vecchio cliente.”
“Miriam, mon petit choux. Chiama per favore la “Résines et Matières Plastiques de France”. Dì pure che vorrei parlare con Mr.Strauss, direttore di qualche cosa.”
Cinque minuti.
“Mi dicono che Mr.Strauss è in pensione da una quindicina di mesi.”
“Oh cazzo!”
“Non preoccuparti. Non sono poi tanto stronza. Ho il suo indirizzo e il suo numero di telefono... Un piccolo problema, però...sono tutti e due...anzi tutti e tre: Strauss, il suo indirizzo e il suo telefono...a Bruxelles; in Belgio”
“Oh cazzo!”
“Vuoi comunque che te lo chiami?”
“Certo! Anzi no! Telefono io direttamente, come fossi un vecchio amico...”

E così il giorno dopo sono a Bruxelles. Mr.Strauss è gentilissimo: nostalgia del suo lavoro; rivedere le sue segretarie, i suoi ex colleghi, il puzzo degli impianti; gli archivi? sì, anche gli archivi! E’ proprio il momento giusto per  fare una bella rimpatriata!

“Miriam. Mon petit choux!”
“Choux il cazzo!..! Mi ha telefonato Mr.Bauche. Il giudice di Lille è incazzato a morte con tutti voi. Mi dice Bauche che il giudice è in possesso d’un ‘affidavit’ - non so cosa sia esattamente, ma puzza di Perry Mason - nel quale tal Mr.J.C.Bulton dichiara, con le solite formule del giuramento all’americana, di aver partecipato, in qualità di tecnico della yyy(USA) allo sviluppo e sperimentazione del catalizzatore “incriminato” nei laboratori della xxx(UK) nel periodo 1965-1966. Come ti torna questo?”
“Passa l’informazione a Legrand. Lui sa come girarla a quel cervellone di maitre Jean Foyer. Anzi...no! Per ora tenga per sé questa informazione. Ne parleremo domani. Poi prenota per una notte a nome di K.Strauss una stanza nell’hotel di fronte ai nostri uffici. Arriveremo domani in mattinata, ma andremo direttamente allo stabilimento della R&MP.”

Abbracci e commozione. Le segretarie sono tanto felici di rivedere il loro capo che anche io vengo accolto e trattato come un vecchio amico. Spuntano rusticini e una bottiglia di champagne. Poi, finalmente, l’archivio. Entra solo Strauss, ovviamente. Ne esce con un singolo documento. Spero sia quello giusto. Chiede di farne una copia. Rientra in archivio con solo la copia. Sono sicuro: è quello giusto!

E così durante il pomeriggio siamo in tre, Strauss, Legrand e il sottoscritto, impegnati nella redazione dell’affidavit che io dovrò firmare e trasmettere al giudice istruttore di Lille.

La famosa nota di riunione ‘trafugata’ recita:

Rouen, le 6/09/1962
Partecipanti:
Mr.K.Strauss, direttore produzione
Mr.G.Jourdain, responsabile impianto
Mr.O.Jensen, HTAS (DK) - consulente esterno
Mr.J.C.Bulton, yyy(USA) - Project Mgr.

Mr.Jourdain esprime la sua preoccupazione relativamente all’operazione dell’impianto fornito dalla yyy. L’impianto dovrebbe infatti funzionare correttamente quando alimentato con nafta leggera. Il catalizzatore installato nel forno di reazione è prodotto dalla xxx(UK) ed è stato fornito dalla yyy che ne ha garantito il suo funzionamento nell’impianto, progettato e fornito dalla stessa yyy. Il catalizzatore funziona in modo soddisfacente solamente per poche ore - di poco superiori alle 200 - e con un eccesso di vapore più alto rispetto a quanto indicato in specifica. Si misura una perdita di carico crescente etc.etc.....................
Alla fermata dell’impianto, il catalizzatore è stato ispezionato e si sono trovati importanti depositi di fuliggine che, ostruendo i pori del catalizzatore, ne pregiudicano ovviamente il suo funzionamento.
Mr.Strauss: “cosa intende fare, Mr.Bulton? Tenga presente il fatto che il fermo impianto etc.etc.................”
Mr.Bulton: “dovremo certamente discutere con xxx la questione del catalizzatore. Purtroppo non posso indicare una tempistica in quanto l’inconveniente registrato etc.etc...........................................................”
Mr.Strauss: “Mr.Bulton! Per la programmazione della produzione dello stabilimento noi dobbiamo ne-ces-sa-ria-men-te conoscere le tempistiche. Non possiamo etc.etc........E Lei mr.Jensen cosa può dirci in proposito?”........
Mr.Jensen: “So che nei laboratori di Copenhagen abbiamo sperimentato e messo in produzione alcuni catalizzatori contenenti, oltre all’elemento attivo, cioè il nickel, anche un elemento che, secondo ricerche che risalgono agli anni ‘20, sembrerebbe impedire la formazione di carbonio. Questo è il potassio. Qualora Lei fosse disponibile a sperimentare questo prodotto, potremmo fornire una carica entro due o tre settimane. Ovviamente mr. Bulton deve dare il suo OK in quanto l’impianto è fornito dalla yyy ed è ancora in garanzia.”
Mr.Strauss: “Mi fornisca catalizzatore e assistenza. Con Mr.Boulton un accordo ci sarà di sicuro. Vero Mr.Boulton?”...............
Firmato dalle parti

Lettera ufficiale
Rouen, le 12/12/1962
Cher Monsieur Jensen,
Nous avons le plaisir de vous informer etc.etc.
Dès la mise en service de votre catalyseur nous n’avons plus de problèmes. Pas de depots de carbon sur le catalyseur du four etc.etc.

K.Strauss
Directeur

xxx(UK) e yyy(USA) non ci hanno mai chiesto scusa.
Io a Parigi non lo sapevo, ma quelle due società avevano intrapreso un’azione legale contro di noi anche in altri paesi: l’India, ad esempio. Hanno però sostenuto tutte le spese relative ai procedimenti.
Mr. Bauche mi ha abbracciato di nuovo: senza piangere questa volta.
Mr.Strauss mi ha punito recitandomi i primi versi della Divina Commedia, che, chissà perché, si era messo in testa d’imparare a memoria...e in italiano!
Legrand mi ha detto che stava partendo per l’URSS. Non ho capito perché.
Maitre Jean Foyer mi ha salutato con un ruttino di congratulazioni.
Miriam mi ha detto: “Bravo!” la prima non parolaccia in italiano. Poi mi sono ricordato che si dice nello stesso modo in francese! Ma era solo la prima parte del più bel complimento ricevuto: “Et si on allait nous les deux vérifier ce que ces salauds de xxx sont en train de foutre à Londres?”
Anche in francese Miriam si difende.




















Sunday, August 12, 2012

ricordi 3

I grandi segreti militari. Ovvero ”quanto me pesa quest'acqua oeh!” (1967)
Peccato di superbia: quanti di voi hanno avuto l'occasione di partecipare alla realizzazione d'un progetto strategico nel settore dell'energia atomica per un Paese che si considera, a ragione, all'avanguardia nel nucleare? Non credo molti.
Io, con un filino di fierezza posso rispondere: sì...ed erano addirittura i tempi "gloriosi" del général De Gaulle.
Tutto era cominciato con lo sviluppo d'una nuova tecnologia per la produzione dell’ acqua pesante, tecnologia che i francesi sostenevano aver creato e sperimentato nei loro centri di ricerca, mentre voci di corridoio la facevano risalire ai laboratori di ricerche nucleari di Tel Aviv. A me in realtà questo interessava poco in quanto io ero là per la fornitura e il montaggio di tre delle sette unità che componevano l'impianto. Per completezza d'informazione: non ero io che fornivo il complesso per la produzione dell’acqua pesante. Io ero solamente il responsabile del progetto e del montaggio in opera delle tre unità che ricadevano nello scopo di fornitura della società per cui lavoravo in quegli anni. Sì. Erano impianti tecnologicamente avanzati, realizzati con materiali d'avanguardia e collegati ad una sala controllo completamente elettronica e gestita da un computer, cosa che in quei tempi (a metà degli anni '60) appariva quanto mai futuristica. Una delle tre unità era proprio quella finale da cui ci si aspettava uscisse l’agognato prodotto.
Il committente? Beh, era una cosa complicata. Dietro c’erano ovviamente i militari, tanto che, ancora molti mesi dopo l’avviamento e la consegna dell’impianto, tutte le installazioni erano sotto l’alta sorveglianza del Ministero della Difesa francese.
La tecnologia utilizzata nell’impianto, francese o israeliana che fosse, era proprietà del Groupement Eau Lourde (GELPRA). Il processo di produzione si basava sullo scambio isotopico deuterio-idrogeno in ambiente di ammoniaca liquida.
Schematizzando: si prende il gas naturale e lo si fa reagire con vapor d’acqua, quindi con ossigeno. Si forma una miscela di gas contenente idrogeno, anidride carbonica e ossido di carbonio (ricordi di chimica? Vai!..). Dopo vari trattamenti, semplici ma costosi, comprendenti anche un lavaggio con azoto liquido, si arriva ad una miscela di idrogeno e azoto purissimi.
Con questa miscela, portata ad una pressione piuttosto alta, si produce l’ammoniaca. Fin qui il processo di produzione non differisce molto da quello utilizzato nel caso il prodotto desiderato sia l’ammoniaca stessa da cui poi si producono fertilizzanti per l’agricoltura ed eventualmente esplosivi di tipo convenzionale.
Se però si vuol produrre l’acqua pesante, si creano le condizioni perché il deuterio, contenuto in concentrazioni bassissime nell’idrogeno, si trasferisca prima dell’operazione di sintesi, dal gas nell’ammoniaca liquida dove sostituisce parte degli atomi d’idrogeno. Per questo occorre quello che si chiama un catalizzatore di scambio. Detto catalizzatore, disciolto nell’ammoniaca, compie la sua funzione di “spallone” trasferendo il famoso deuterio dal gas nella molecola del liquido. L’ammoniaca liquida, nella quale parte dell’idrogeno è sostituita dal deuterio, è ormai un’ammoniaca “appesantita”. Viene ulteriormente concentrata mediante distillazione frazionata così da arrivare ad un prodotto in cui la totalità dell’idrogeno è sostituito dal deuterio (ammoniaca pesante). Questa viene a sua volta “crackizzata”, che detto in parole povere, vuol dire scomposta nei suoi componenti:azoto e deuterio. L’azoto viene poi sequestrato per passaggio della miscela attraverso i cosiddetti setacci molecolari mentre il deuterio - che è combustibile come l’idrogeno - è inviato a un bruciatore a ossigeno. L’acqua prodotta, ormai pesante, viene condensata e inviata al serbatoio di accumulo.
La notte del 27 dicembre 1967 ho raccolto i primi due-tre centimetri cubi d’acqua pesante in una boccettina (in origine, aveva contenuto Chanel no.5). Dopo aver corredato il flaconcino d’un nastrino con il tricolore francese, l’ho portato nell’ufficio del direttore dello stabilimento, monsieur Bauche. Questi era lì che attendeva “la bonne nouvelle”. Mi ha abbracciato. L’emozione era tanta. Ci scommeterei che le sue lacrime di felicità erano in quantità superiore a quella del prodotto contenuto nella famosa Chanel no.5! (Anche perché ora si aprivano davanti a lui la luminose carriere di amministratore delegato, di consigliere d’amministrazione e di tutto l’ambaradam tipico della finanza francese).

ricordi 2

I grandi segreti militari. Questa volta con un po’ di malizia... (1966)

Dai Pirenei ai Vosgi. Ovviamente via Copenaghen. Nel senso che, una volta completato il lavoro a Lacq, sono rientrato alla base in Danimarca. Qui mi hanno indicato una nuova destinazione francese. Questa volta in Alsazia, sulle rive del Reno: proprio al confine con la Germania.
Zona bellissima. Di qua i Vosgi. Di la dal fiume, la Foresta Nera. Che poi il di qua è diventato di là in quanto ho trovato casa in un villaggio tedesco, molto pittoresco chiamato Schliengen, famoso sopratutto per un ottimo vino dal color rubino: “Schliengener Spaetburgunder”.
Ogni giorno, per raggiungere lo stabilimento in Francia, dovevo passare il ponte sul Reno. Alle due estremità  del ponte c’erano le postazioni di confine. A quei tempi i controlli funzionavano.
“Passaporto? Italiano eh? Patente? Danese? Carte auto? Svizzere targa rossa? Ma dove abiti? In Germania? Perché entri in Francia? Lavoro lì dietro l’angolo. Oh! oh!” Telefonata al comando; mezz’ora d’attesa. “E’ a posto!” “Per favore, mi annotate il rapporto del comando? Perché per i prossimi mesi passerò di qua tutti i giorni. Per evitare tutta la procedura!”
Solo che, nonostante il rapporto benevolo del comando, ogni quindici giorni le rogne si ripetevano. Infatti, essendo quel ponte sul Reno uno dei luoghi più pacifici nell’universo, veniva usato come posto d’addestramento per i neo-doganieri. Questi, tutti ragazzi giovani, erano tenuti a verificare che quell’individuo italo-danese-svizzero-tedesco-francese che gli rompeva le scatole giorno dopo giorno, andata e ritorno, non fosse un pericoloso, benché sprovveduto, delinquente.  Ma il peggio doveva ancora arrivare.
Il solito De Gaulle, preoccupato dal differenziale dei costi carburanti tra Francia (ovviamente più alti qui), Germania e Svizzera, aveva introdotto la “carta carburanti”. Questa, non solo introduceva un controllo in più della “papérasserie”, ma comportava anche una misurazione spot del livello del prezioso liquido nel serbatoio: in uscita dalla Francia e al reingresso nel Paese. Devo però riconoscere che, in capo a un paio di mesi, tutto si era accomodato. Passando il posto di frontiera vuoi in ingresso, che in uscita, bastava un salutino dal finestrino dell’auto, poi acceleravo che neanche Sua Santità della battuta.
E i doganieri tedeschi? Dire che non glie ne fregava niente è dir poco. Quando passavo si giravano dall’altra parte. Forse avevano ricevuto copia del mio dossier dai colleghi francesi.
Lo stabilimento in  cui prestavo la mia preziosa opera era effettivamente dietro l’angolo, a meno di cinque chilometri dal ponte sul Reno. Lo stabilimento produceva nylon. Ovviamente, per arrivare al prodotto finale, doveva prima passare per una serie di prodotti intermedi (ne ricordo un paio: l’acido adipico e l’esametilendiammina) e questi, a loro volta, richiedevano prodotti di chimica più spicciola quale l’idrogeno, che glie lo producevamo noi, e l’acido nitrico, fiore all’occhiello della tecnologia francese.
Giorno dopo giorno il nostro impianto d’idrogeno veniva sù. Si trattava d’un impianto piccolino ma sofisticato in quanto, in mancanza del famoso Gaz de Lacq, che in Alsazia non arrivava ancora, l’idrogeno veniva prodotto da nafta leggera. Stavamo alle ultime battute: controlli, lavaggi delle tubazioni, soffiaggi con aria e azoto, essiccamenti delle apparecchiature, caricamento dei  catalizzatori.
Una mattina, arrivando in stabilimento, parcheggio l’auto in mezzo a un mare di automezzi militari. Chiedo al guardiano: “C’è qualcosa di speciale? Arresteranno forse un italo-danese-svizzerotrasportato, residente in Germania, responsabile involontario di qualche truffa al sistema di controllo dei carburanti sul ponte?”
“No. Non preoccuparti. E’ l’aviazione. Sono in visita all’impianto d’acido nitrico.”
E uno si chiede: ma se l’acido nitrico concentrato già lo usano per fabbricare esplosivi pregiati, che cosa cerca qui l’aviazione, che in fondo è solo utilizzatrice dei prodotti finiti quali le bombe?
Dal nostro impianto idrogeno a quello dell’acido nitrico ci sono non più di cento metri. Vedo un assembramento di uniformi che, a giudicare dai gradi, sembrerebbero appartenere tutte a ufiiciali di livello medio-alto. Forte della mia tuta blu, spinto dalla curiosità, mi avvicino al gruppo. Assisto così a una vera lezione di chimica industriale e strategia militare, di cui afferro i concetti fondamentali: “...perché idrazina e acido nitrico, la prima riducente, il secondo fortemente ossidante, allorché reagiscono nel razzo ausiliario di cui i vostri aerei sono dotati, sviluppano una spinta tale che vi porterà a realizzare un cambiamento di quota nei tempi più brevi possibili. Ovviamente, in questa fase voi avrete perso il controllo ‘diretto’ dell’aereo. Sarà il computer a terra, attivato da monsieur le Prèsident, che gestirà l’operazione fino allo sgancio della bomba. Poi, sullo slancio, il vostro aereo continuerà nella sua traiettoria fino a una quota di sicurezza in rapporto all’esplosione della bomba a terra. Prima che il fungo si sviluppi vi troverete a miglia e miglia di distanza!”
Saranno i piloti della “force de frappe” in gita scolastica? Credo proprio di sì.

ricordi 1

I grandi segreti militari. Ma non era mia intenzione!.. (1965)

In quei tempi due “concetti” dominavano la Francia:
1-Le Gaz de Lacq
2-La Force de Frappe
(Per chi non lo ricorda, la Force de Frappe era il fiore all’occhiello del général De Gaulle. Consisteva in una pattuglia aerea di quattro unità. Ogni aereo aveva a bordo una bomba atomica. Le pattuglie si davano il cambio così da avere sempre in volo quattro aerei: 24 ore su 24. A questi era affidata la difesa dell’esagono, ovvero del sacro suolo francese, in caso d’attacco esterno. Considerando l’autonomia degli aerei, si poteva concludere che attacco o azione punitiva potevano avvenire nei confronti dei seguenti paesi: Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Germania Occidentale, Svizzera, Italia, Spagna e Portogallo, ovvero solamente verso paesi amici!!!)

Bene! Io a Lacq ero di casa. Non ero francese, ma mi occupavo d’un impianto destinato a rendere gli ambientalisti francesi un po’ più tranquilli e, quindi, meno aggressivi. In che modo?
Qui si rende necessaria una mini-introduzione tecnologica.
Agli inizi degli anni ‘60 i tecnici francesi avevano individuato giacimenti di gas molto ricchi situati a grande profondità in prossimità di Lacq sul versante francese dei Pirenei. Come accade di frequente, al momento in cui si fora l’ultimo diaframma che separa le trivelle dal giacimento, il gas prende fuoco.
Si prelevano comunque campioni del gas e si chiamano gli specialisti dello spegnimento. In quei tempi il più famoso e affidabile era un americano: il cosiddetto pompiere rosso (di capelli? d’abbigliamento? politicamente parlando? chissà).
Questo signore viene contrattato per effettuare il lavoro di spegnimento. A conclusione del suo intervento si sente in dovere di dare un suo consiglio, che suona a un dipresso così:
- premesso che questo giacimento di gas è a una pressione altissima e che è caratterizzato da un contenuto pazzesco in idrogeno solforato, il mio consiglio è: “tappate i buchi fatti e dimenticate questa risorsa”
     Ai francesi? Un americano ai francesi? Darci consigli? Come si permette?
E fu così che le trivelle si rimisero in azione con maggior lena e, nello spazio di pochi mesi, il paesino di Lacq divenne la principale risorsa di energia e di zolfo della Francia.
E’ vero: negli impianti si doveva andare in giro con la maschera antigas appesa al collo, con filtro armato, quindi pronta per un uso immediato. Se ti fermavi per un periodo prolungato, la maschera dovevi provarla in una camera a gas in atmosfera di gas lacrimogeni.
Gli impianti si moltiplicavano. Si produceva di tutto: dall’etilene, al propilene, allo stirene, al cicloesano, allo zolfo: montagne di zolfo; una muraglia cinese di zolfo colato. E, grazie alla rete di metanodotti realizzata a tempo di record,  si riforniva di gas naturale tutta la Francia.
Però, come risultato di questa industrializzazione selvaggia, si doveva far fronte al problema posto dai gas di scarico degli impianti. Questi contenevano ancora un po’ di zolfo, sotto forma d’idrogeno solforato, gas assolutamente letale. Per di più questi gas di scarico avevano rapidamente distrutto l’agricoltura in un raggio di trenta chilometri.
Con l’impianto che noi, piccoli e modesti consulenti danesi, abbiamo fornito alla Société Nationale des Pétroles d’Aquitaine per la depurazione dei gas di scarico dagli impianti di recupero  zolfo, riuscivamo a produrre circa 130 tonnellate al giorno di acido solforico concentrato!
Ambientalisti! Francesi e non! Un piccolo applauso, please!
Il direttore della baracca, ingegnere discendente da nobile famiglia locale, famosa per aver affiancato Napoleone nelle sue escursioni in giro per l’Europa, era fierissimo dell’operazione di tutti i suoi impianti, solo  che, verso le ore 12, giorno dopo giorno, mostrava segni di nervosismo e preoccupazione.
In realtà, con puntualità cronometrica, a mezzogiorno si sentiva un gran botto. Era lì che, se ti trovavi in compagnia del direttore, sentivi regolarmente: “Non saranno mica saltati i forni dell’etilene?”
Il che, dopo una settimana, due, o un intero mese, diventava monotono. Ho chiesto perciò in giro: “Da che cavolo dipende quel gran botto?”
Risposta: “Sono gli aerei della Force de Frappe che, dando il cambio a quelli che hanno finito il turno, intorno a mezzogiorno superano il muro del suono proprio in prossimità di Lacq”
Domanda del piccolo straniero che non si fa i cavoli propri. “Ma allora l’aeroporto super segreto, con bombe atomiche etc. sta da queste parti?”
Risposta: “Ti giuro che non lo so. Queste cose ce le tengono ben nascoste, qui in Francia!”
Solo che, qualche giorno più tardi, girando in auto alla ricerca d’un ristorantino  per la cena, comincio a costeggiare, a non più di quaranta o cinquanta chilometri da Lacq, una recinzione doppia, stile Auschwitz, con tanto di filo spinato in cima, recinzione interrotta solo da un cancello sul quale è apposta una targa:
“Aeroporto Militare Pierre Curie”... ingresso proibito ai non addetti...sorveglianza armata etc.
Alla faccia del segreto militare! L’avessero almeno chiamato aeroporto Victor Hugo o Charles Baudelaire!

Friday, August 10, 2012


E PERCHE' NO?

Secondo quanto pubblicato in data 10 agosto 2012 dal Frankfurter Allgemeine risulta dal famoso CD acquistato dal land Nordrhein-Westfalen in Svizzera, che molti dei capitali sporchetti depositati da riccastri tedeschi, vengono trasferiti a 

SINGAPORE 

La UBS annota giornalmente questi trasferimenti.

Succede qualcosa di simile con i capitali, sporchetti o meno,

riconducibili ai riccastri italiani?

Lo vogliamo comprare anche noi qualche CD?

Thursday, August 09, 2012

A Hitler è andata anche bene!

Pensa se a Londra si fosse scontrato con l'antidoping!
Noi italiani finora ce la siamo cavata. L'unico dei nostri che c'è incappato porta un cognome di confine. D'italiano aveva solo latte e cioccolato, di cui lui ne capiva!
Speriamo che continui così; che cioè il positivo all'antidoping desti ancora scalpore. In fondo "il nostro" veniva dal ciclismo dove...sic...si sa che tutti, più o meno, una doppata se la fanno. Concludendo...concludendo, un plauso a chi, immerso in fiumi di pipì, ci fa sapere se qualcuno di quelli che ci fanno sognare ci prende anche per i fondelli! 

Thursday, July 19, 2012



VOGLIAMO FARE UN NUOVO EURO?




Un Ministro della Giustizia Europeo prima di fare delle leggi europee, valide cioè "alla lettera" in tutta Europa? (Non "direttive", please!)Rhein-Main

EU-Justizkommissarin Reding„Wir brauchen einen EU-Justizminister“

18.07.2012 ·  Der EU-Justizkommissarin Viviane Reding reichen die Zusagen von Rumäniens Ministerpräsident Ponta nicht. Im F.A.Z.-Interview spricht sie über die 
Frau Kommissarin, Sie haben Rumänien ein halbes Jahr Zeit gegeben, um endlich rechtsstaatliche Verhältnisse herzustellen. Reichen Ihnen die jüngsten Zusagen von Ministerpräsident Ponta nicht?
(da Frankfurter Allgemeine)

Wednesday, July 18, 2012

LA GUERRA DEI MONDI


Ingroia è convinto  che Berlusconi sia vittima di un'estorsione. Decide perciò di convocarlo in qualità di "parte lesa". Berlusconi rifiuta in base ad una vecchia formula: "legittimo impedimento". Quello che Ingroia voleva, forse. "Mò te lo denuncio per oltraggio alla Magistratura! Non s'è mai vista una parte lesa che non si presenti a far valere le sue ragioni! Una qualche legge la starà ben infrangendo! Sarà più complicato di quello che ci inventammo un po' d'anni or sono, l'"appoggio esterno etc.etc.", ma qualche cosa troveremo per incastrare Cesare!"
Riflessione: "Ma mi toccasse convocare re Giorgio come parte lesa nella questione delle telefonate con Mancino? E se non accettasse, per legittimo o illegittimo impedimento che sia? E se dovessi io accusarmi del reato (ancora da inventare, visto che la legge sulle intercettazioni non esiste ancora)? Come la mettiamo? Nel frattempo, ci divertiamo con il neo-assolto Dell'Utri, che tanto ai processi c'è abituato. Lo accusiamo di estorsione, ché lui finora se l'è cavata dall'appoggio esterno... che poi gli rimettiamo nel piatto in qualche modo!" 
Pensiero:"Ma che faccio con me? Se re Giorgio è parte lesa sono per caso io che devo accusarmi del reato di "lesa maestà"?
E se dovessi autoconvocarmi come sospetto del reato potrei defilarmi "per legittimo impedimento" dato che sto istruendo quel po'-po' di operazione a carico di Dell'Utri, estorsore, nei confronti di Berlusconi, estorto oltre che tappo?
Quanto lavoro richiede questa Magistratura! E sì che qualcuno vorrebbe tagliarci gli stipendi!
Che intelligenza Lombardo! Lui sì. E' capo del Regno indipendente di Sicilia, che, in base alle leggi del cavolo sulle regioni a statuto speciale, non è neanche commissariabile! Ironia della sorte: chiamarsi "lombardo" per un re di una e passa Sicilie.

Tuesday, July 17, 2012



Neue Studie Solarausbau kostet Deutschland mehr als 110 Milliarden Euro

Che, in parole povere ci dice che secondo un nuovo studio l'installazione del SOLARE è costata alla Germania più di 110 miliardi di Euro.




15.07.2012 · Kaum positive Wirtschafts- und Klimaeffekte: Die Bilanz, die das Wirtschaftsforschungsinstitut RWI zum Photovoltaik-Ausbau zieht, ist ernüchternd. Dabei werde er die Stromkunden mehr als 110 Milliarden Euro kosten, schreiben die Forscher in der Studie, die der F.A.Z. vorliegt.
Cioè: In dubbio la positività economica e l'effetto sul clima. Il bilancio che l'Istituto per le ricerche economiche RWI traccia è deludente. etc.etc. Costi dell'operazione maggiori di 110 miliardi di Euro. (fonte Frankfurter Allgemeine)

Commenti maligni all'italiana:
Premesso che:
a- quando il programma è stato lanciato la vita media d'un pannello fotovoltaico non superava gli 8 anni, cosa che avrebbe assicurato alle aziende coinvolte il lavoro relativo alle sostituzioni.
b- seppur non dichiaratamente, il programma portava soprattutto a creare lavoro mediante un programma sociale non dichiarato ai soci.
c- forse (aggiungo questo forse) l'energia consumata per produrre il silicio e relativi pannelli fotovoltaici è stata comparabile, se non superiore, a quella prodotta in seguito dai pannelli stessi. L'ambiente cosa ne pensa?
d- la manutenzione costa, quando e se viene fatta. Immagino che varie installazioni vengano abbandonate da imprenditori avventurieri.
e- vaste aree vengono sottratte all'agricoltura.

Il COSTO DELL'OPERAZIONE è stato caricato, vuoi in grande Germania che in piccola Italia, sulle bollette degli utenti delle compagnie distributrici di elettricità.


Germania

Tutte le tariffe incentivanti si ridurranno progressivamente, da qui al 2016, fino a 12,75 cent (sotto i 10 kW), 9,75 cent (10-100 kW), 9,75 cent (100 kW-1MW) e 6,75 cent per gli impianti di potenza compresa tra uno e dieci MegaWatt, siano essi a terra o su tetti, serre, pensiline.

Italia
In confronto gli incentivi italiani sono ancora più alti, sebbene sia già noto che il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e quello dell’Economia Corrado Passera abbiano intenzione di abbassarli. Se ci dovessimo ispirare alla Germania, però, dovrebbe sparire il maxi incentivo sulle serre fotovoltaiche che sono fortemente a rischio speculazione e tornare quello sugli impianti a terra che, per quanto possano dire i detrattori delle rinnovabili, fino ad oggi hanno “rubato” all’agricoltura percentuali di territorio agricolo da prefisso telefonico.






Monday, July 16, 2012

E un qualche anestetico è arrivato

dal Frankfurter Allgemeine


Bankkunden in der SchweizSchäuble kritisiert Ankäufe von Steuer-CDs

16.07.2012 ·  Nach Berichten über den Kauf einer neuen CD mit Namen von mutmaßlichen Steuerhinterziehern durch Nordrhein-Westfalen hat Bundesfinanzminister Wolfgang Schäuble solche Methoden kritisiert. „Zufällige CD-Käufe können immer nur eine Behelfskrücke sein“, sagte er. 

Che ci dice:

"Clienti di banche in Svizzera"

Schauble critica l'acquisto dei CD relativi alle tasse


16.07.2012 . Nell'apprendere la notizia relativa all'acquisto, via Nordrhein-Westfalia, di un nuovo CD con i nomi di tanti paraculetti evasori fiscali, il Ministro Federale delle Finanze Wolfgang Schauble ha criticato tali metodi:
 "L'acquisto 'ad kakkium' di tali CD può solo essere considerato un espediente-stampella."

Per questa ragione il nostro governo, preferisce le telefonate al 117 e non compra CD.
"Ma mi faccia il piacere!..." direbbe il Nostro. 


Friday, July 13, 2012

OPERAZIONI SENZA ANESTESIA



Credit Suisse confirme des perquisitions chez des clients en Allemagne

Le Monde.fr avec AFP | 
Forse collegato, o causa scatenante:
Un gruppo di economisti tedeschi (supponiamo Monti alla quarta potenza) ha partorito i risultati di uno studio che si propone di risolvere i problemi relativi a deficit di bilancio e corsa incontrollata del debito pubblico.
1 - Da tutti quelli che guadagnano - è un esempio - più di 250.000 €/anno prelevare tutta l'eccedenza. Lo stato rilascerà delle ricevute (da non confondere con i BOT).
2 - Dato che in un Paese tipo Germania i contribuenti di questo tipo sono almeno un milione, si potranno prelevare annualmente decine di miliardi di Euro. Questi permetteranno di tenere sotto controllo, e possibilmente ridurre, il debito pubblico.
3 - Se alla fine d'un certo periodo di crisi i soldi abbondano, si può cominciare a considerare un'eventuale restituzione dei prelievi effettuati. 
Funzionerebbe?
Mi sembra che il tutto, almeno nella prima parte, sappia di esproprio. 
Ma, in fondo, Karl Marx era nato proprio in grande Germania!

Sunday, July 01, 2012

IL PAESE DALLE CENTOEPASSAMILA LEGGI

Nel 1972  ho dovuto effettuare il collaudo d'una caldaia a vapore ad alta pressione (125 atmosfere operative) applicando il Regio Decreto del 1926 che prevedeva un manometro con fondo scala massimo di 60 atmosfere.
Nel 1995, il preside d'una scuola media, fornito di sufficiente spirito, ha inviato al Ministero della Pubblica Istruzione una lettera mediante la quale autorizzava il prof. XXX a recarsi in ferie estive in Inghilterra: tutto ciò nel pieno rispetto di una legge del 1939.
Siamo pronti a sfottere alcune comunità americane che, in conformità con le usanze locali, approvano regolamenti che appaiono cervellotici (esempio: 1978. A Lincoln, Nebraska, era vietato fumare in strada: ci sembrava buffo! Oggi lo è anche a New York; e nessuno ne ride). Purtroppo, raramente ci dedichiamo all'esame di leggi e leggine italiane. E', non dico raro... è rarissimo, che un deputato, senatore, un ministro, conosca gli estremi d'applicazione d'una legge. Forse la legge la conoscono a memoria, senza capirne a pieno il significato, ovviamente, ma a chi quella legge porterà benefici o danni certamente lo ignorano, a meno che non si chiami Silvio di nome. E sopratutto: hanno dimenticato le ragioni per cui la legge, in gestazione per tanti mesi, se non anni, sia stata fatta. L'aspetto più tragico risiede però nel sistema applicativo delle leggi. Persone vengono condannate in base a certe leggi e altre vengono assolte in base alle stesse leggi; spesso i giudici sono condizionati mentalmente dall'ambiente stesso in cui sono nati e cresciuti. In alcuni casi fa capolino l'ideologia politica e...più leggi ci sono...più boiate si fanno.
L'imprecisione, in molti casi voluta, permette l'applicazione ad kakkium della legge stessa. Il "piromane", come dice il nome, è un malato; ovviamente non un criminale. E invece, in generale, sì!
Se il giudice è abituato a guidare, o a farsi guidare, in caso di auto blu, a 150 km/h, sarà certamente più comprensivo verso il "non" assassino della strada. Se invece il giudice va al lavoro (accade?) in bicicletta, sarà certamente meno ben disposto nei confronti dello stesso criminale. 
Molti anni or sono un giudice siciliano fu promosso a ricoprire una carica d'altissimo livello. Rifiutò perché la mafia minacciava, non solo lui, bensì tutta la sua famiglia. Fu considerato un vigliacco. Nessuno ne prese le difese. Nessuna delle centoepassamila leggi autorizzò l'emissione d'un certificato di somma onestà.